Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36035 del 05/07/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36035 Anno 2018
Presidente: ROCCHI GIACOMO
Relatore: SANTALUCIA GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE TRIBUNALE DI SIENA
nel procedimento a carico di:
CORRADI ALESSANDRO nato a ALBANO LAZIALE il 23/08/1977

avverso l’ordinanza del 09/02/2018 del TRIBUNALE di SIENA
udita la relazione svolta dal Consigliere GIU PPE SGALUCIA;
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Data Udienza: 05/07/2018

Ritenuto in fatto
1. Il Tribunale di Siena, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha accolto la
richiesta di Alessandro Corradi di revoca del provvedimento di esecuzione di pene
concorrenti emesso ex art. 663 cod. proc. pen. della Procura della Repubblica di
Siena, limitatamente alla parte riguardante la pena emessa dal Giudice per le
indagini preliminari del Tribunale di Como con sentenza dell’Il febbraio 2016,
divenuta irrevocabile il 25 ottobre 2016. In riferimento alla condanna inflitta
dall’autorità giudiziaria di Como è stata infatti presentata istanza di sospensione

pena non può essere eseguita; il provvedimento di esecuzione emesso dalla
Procura della Repubblica di Siena non può invece essere revocato nella parte
relativa alla pena irrogata dal Tribunale di Montepulciano perché riguarda il delitto
di cui all’articolo 624-bis cod. pen., reato ostativo alla sospensione dell’esecuzione.
2. Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso il procuratore della Repubblica
presso il Tribunale di Siena, che ha dedotto il vizio di violazione di legge. L’effetto
prodotto dalla illegittima decisione di scioglimento del cumulo è sostanzialmente
l’ineseguibilità della condanna pronunciata dal giudice per le indagini preliminari
del Tribunale di Como, dato che il procuratore della Repubblica di quella città ha
trasmesso, per competenza, gli atti all’autorità giudiziaria senese. Il
provvedimento impugnato crea una sorta di stallo, perché determina la
disapplicazione dell’articolo 663 cod. proc. pen. relativo all’esecuzione di pene
concorrenti, creando di fatto due diversi procedimenti di esecuzione per pene che,
invece, devono essere considerate cumulativamente.
3. Il Procuratore generale, intervenuto con requisitoria scritta, ha chiesto
l’annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato.
Considerato in diritto
1. Il ricorso merita accoglimento per le ragioni di seguito esposte. Il
provvedimento di revoca parziale è illegittimo per violazione della norma
contenuta nell’articolo 663 cod. proc. pen., secondo cui il pubblico ministero,
quando la stessa persona è stata condannata con più sentenze o decreti penali per
reati diversi, determina la pena da eseguirsi nel rispetto delle norme sul concorso
di pene. Questa previsione di legge impone l’unicità del rapporto esecutivo, che
esprime un forte contenuto di garanzia del condannato, sia perché consente
l’applicazione in sede esecutiva del temperamento al cumulo materiale, di cui
all’articolo 78 cod. pen., sia perché impedisce la frantumazione delle situazioni
esecutive che impedirebbe l’ordinato perseguimento delle finalità rieducative,
alternando inevitabilmente periodo di esecuzione a periodi di libertà con ricadute
negative anche sul piano psicologico.

1

dell’esecuzione ai sensi dell’articolo 656, comma 6, cod. proc. pen., e pertanto la

2. Il principio di unicità del rapporto esecutivo non può allora esser posto
in discussione per il solo fatto che, come nel caso in esame, uno solo dei reati
interessati dal cumulo rientri nella categoria di quelli ostativi alla sospensione
dell’ordine di esecuzione, se non sussiste un interesse apprezzabile del condannato
allo scioglimento del cumulo. Nel caso in esame, la revoca parziale, disposta
perché in relazione ad una delle condanne è stata disposta la sospensione
dell’ordine di esecuzione, non potrebbe realizzare alcun effetto di vantaggio, dal
momento che il condannato sarebbe al contempo raggiunto dall’ordine di

conseguente impossibilità che per l’altra condanna possa attendere in stato di
libertà le decisioni della magistratura di sorveglianza in ordine alla richiesta di
misure alternative alla detenzione.
Questa Corte ha ammesso, in deroga al principio generale, la scissione del
cumulo per pene concorrenti, ove esso sia in grado di realizzare l’effetto
vantaggioso della sospensione dell’ordine di esecuzione, ad esempio, per
imputazione dell’indulto alla pena irrogata con condanna per reato che a detta
sospensione sia di ostacolo – Sez. 1, n. 22663 del 25 maggio 2012, Portoghese,
Rv. 253728 -.
3. Al di fuori di ipotesi in cui per le specificità delle singole vicende sia
possibile giungere alla sospensione integrale dell’ordine di esecuzione, il cumulo
di pene concorrenti non può essere revocato. Riprende allora vigore il principio
dell’unicità del rapporto esecutivo con mantenimento del cumulo, affermato da
questa Corte pur quando si abbia un “… concorso di pene detentive brevi, ciascuna
delle quali, singolarmente considerata, darebbe luogo a sospensione del
provvedimento di carcerazione in vista della possibile applicazione di benefici
penitenziari …” , con la conseguenza “che, unificata la pena, ove questa risulti
superiore ai limiti di legge cui è subordinata la concessione delle misure alternative
richiedibili, la sospensione dell’esecuzione prevista dall’art. 656 cod. proc. pen.,
come modificato dalla legge n. 165 del 1998 non può essere più disposta.” – Sez.
1, n. 25483 del 11 aprile 2017, Fontana, Rv. 270618 -.
4. L’ordinanza impugnata deve pertanto essere annullata senza rinvio, con
comunicazione al pubblico ministero ricorrente.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata.
Si comunichi al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Siena.
Così deciso in Roma, 5 luglio 2018.

SUPREMA Di CASSAZIONE
ilma Sezione Penale
Depositata in Cancelleria oggi

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esecuzione relativo al reato per il quale non è ammessa sospensione, con

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