Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36024 del 05/07/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 4 Num. 36024 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ROLFI RICCARDO nato a BRESCIA il 30/09/1954

avverso la sentenza del 20/01/2017 della CORTE APPELLO di BRESCIA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIA GIUSEPPINA
FODARONI
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per il rigetto del ricorso.
udito il difensore
Per il ricorrente ROLFI RICCARDO è presente l’avvocato PEROLIO ALESSIA del foro di
NOVARA che insiste nell’accoglimento delle motivazioni di ricorso.

Data Udienza: 05/07/2018

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di Appello di Brescia, con la sentenza indicata in epigrafe, per
quanto rileva in questa sede, confermava la sentenza di condanna resa dal
Tribunale di Brescia in data 17.03.2014 nei confronti di Rolfi Riccardo. Al predetto,
in qualità di socio amministratore della società Arrighini Giuseppe & C. snc, si
contesta di aver provocato le lesioni personali descritte in rubrica, in danno del

la Questura di Brescia, essendo sorta l’esigenza di operare in quota, metteva a
disposizione del predetto dipendente un trabattello non dotato di parapetti idonei,
cosicché Alberti precipitava a terra, procurandosi gravi lesioni. Per colpa consistita
nel fatto di aver messo a disposizione un’opera provvisionale con piano di lavoro
posizionato a più di due metri di altezza inidoneo perché privo di parapetti e per
non aver imposto al dipendente l’uso di un sistema anticaduta individuale.
Il Collegio rilevava l’infondatezza delle censure difensive afferenti
all’affermazione di responsabilità. Ciò in quanto Rolfi non aveva dato indicazioni
all’Alberti sul trabattello da usare, non aveva verificato che quello disponibile fosse
conforme alla normativa antinfortunistica. Il Collego rilevava che doveva escludersi
il carattere abnorme della condotta posta in essere dal dipendente infortunato.

3. Avverso la predetta sentenza della Corte di Appello di Brescia ha proposto
ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del difensore.
Il ricorso è affidato a quattro motivi.
Con il primo motivo il ricorrente deduce il vizio motivazionale ed il
travisamento della prova.
L’esponente richiama le diverse dichiarazioni rese dalla parte offesa; e
sottolinea che nel corso dell’esame dibattimentale Alberti ha affermato che Rolfi non
era presene sul posto, il giorno del sinistro. Ciò premesso, il ricorrente osserva che
la Corte territoriale ha illogicamente affermato che fu l’imputato ad impartire al
dipendente l’ordine di utilizzare il trabattello. L’esponente osserva che Alberti ha
dichiarato che fu una sua scelta quella di non indossare le cinture di sicurezza, che
prue erano prontamente disponibili.
Con il secondo motivo il ricorrente si duole della mancata valutazione di una
prova a discarico risultante dagli atti. Osserva che dalla documentazione acquisita
emerge che il datore di lavoro aveva messo a disposizione dei dipendenti un
trabattello perfettamente a norma; e sottolinea che fu una scelta dell’Alberti quella
di non utilizzare il predetto trabattello appartenente alla società Arrighini, bensì un
altro che si trovava sul posto, non appartenente alla società. L’esponente osserva
che la Corte di Appello ha omesso di prendere in esame la richiamata evenienza.
2

dipendente Alberti Franco, in quanto nel corso delle attività di manutenzione presso

Con il terzo motivo viene dedotto il vizio motivazionale in riferimento alla
valutazione effettuata dalla Corte di Appello, rispetto al mancato utilizzo dei presidi
individuali anticaduta da parte del dipendente.
Il ricorrente deduce quindi il mancato riconoscimento della abnormità della
condotta posta in essere dal lavoratore. Osserva che l’operazione realizzata
dall’Alberti non si colloca nell’area di rischio che il garante è tenuto a preservare.
Richiamati arresti giurisprudenziali sul tema di interesse, il deducente osserva che
fu il dipendente a decidere di utilizzare un trabattello diverso da quello presente in

cantiere di proprietà della Arrighini e di non indossare i presidi individuali di
sicurezza, senza consultarsi con l’odierno imputato.
Con il quarto motivo il ricorrente osserva che la Corte territoriale ha
erroneamente confermato la pronuncia di condanna, a fronte dei richiamati
elementi idonei a prospettare un ragionevole dubbio a favore dell’imputato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso in esame impone le considerazioni che seguono.

2. Si osserva che, in ragione delle intervenute sospensioni (per complessivi
giorni 352: in considerazione del differimento dell’udienza del 25.03.2013 a quella
del 14.10.2013 e quindi al 17.03.2014, su richieste del difensore), il termine
massimo di prescrizione non risulta ad oggi spirato, venendo a scadenza il
21.08.2018.
2.1. Tanto premesso, si procede all’esame congiunto dei motivi di doglianza,
che si pongono ai limiti della inammissibilità, sotto il profilo della specificità rispetto
alle valutazioni poste a fondamento della sentenza impugnata.
Invero, la Corte di Appello, dopo aver evidenziato che le dichiarazioni rese
dalla parte offesa il 19.04.2010 risultavano pienamente attendibili, ha considerato,
con apprezzamento di ordine dirimente: che Alberti aveva ricevuto indicazioni
sull’attività da svolgere dal datore di lavoro, Rolfi; che si trattava di attività in
quota, di talché occorreva l’impiego di un trabattello; che era preciso obbligo del
datore di lavoro scegliere e indicare l’attrezzatura idonea allo scopo; che Rolfi
avrebbe dovuto verificare che l’attrezzatura presente nel garage, a disposizione dei
lavoratori, fosse conforme alla normativa antinfortunistica; che pacificamente Rolfi
omise di offrire le richiamate indicazioni, di talché l’affermazione di responsabilità
doveva essere confermata.
Come si vede, a fronte di tale ordito argomentativo, risultano eccentriche le
censure affidate al presente ricorso, che riguardano la mancata presenza sul posto
del prevenuto il giorno del sinistro (circostanza irrilevante, una volta chiarito che
3

/

Alberti aveva certamente ricevuto l’incarico da Rolfi di svolgere attività in quota)
ovvero il fatto che l’azienda disponesse pure di un trabattello a norma, atteso che il
punto decisivo è dato dalla circostanza che nel garage si trovasse anche un
trabattello non conforme alle prescrizioni antinfortunistiche, a diretta disposizione
delle maestranze.
A questo punto della trattazione si osserva che infondate risultano le
censure con le quali la difesa si duole del mancato apprezzamento del carattere

Invero, la Corte di cassazione ha ripetutamente affermato che le norme
antinfortunistiche sono destinate a garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro,
anche in considerazione della disattenzione con la quale gli stessi lavoratori
effettuano le prestazioni. Segnatamente, si è chiarito che, nel campo della
sicurezza del lavoro, gli obblighi di vigilanza che gravano sul datore di lavoro
risultano funzionali anche rispetto alla possibilità che il lavoratore si dimostri
imprudente o negligente verso la propria incolumità; che può escludersi l’esistenza
del rapporto di causalità unicamente nei casi in cui sia provata l’abnormità del
comportamento del lavoratore infortunato e sia provato che proprio questa
abnormità abbia dato causa all’evento; che, nella materia che occupa, deve
considerarsi abnorme il comportamento che, per la sua stranezza e imprevedibilità,
si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte delle persone preposte
all’applicazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro; e che
l’eventuale colpa concorrente del lavoratore non può spiegare alcuna efficacia
esimente per i soggetti aventi l’obbligo di sicurezza che si siano comunque resi
responsabili – come avvenuto nel caso di specie – della violazione di prescrizioni in
materia antinfortunistica (cfr. Sez. 4, sentenza n. 3580 del 14.12.1999, dep. 2000,
Rv. 215686). E preme altresì evidenziare che la Suprema Corte ha chiarito che non
può affermarsi che abbia queste caratteristiche il comportamento del lavoratore
che abbia compiuto un’operazione rientrante pienamente, oltre che nelle sue
attribuzioni, nel segmento di lavoro attribuitogli (Sez. 4, Sentenza n. 10121 del
23.01.2007, Rv. 236109).
Non sfugge che la Corte regolatrice ha pure considerato che il datore di
lavoro che, dopo avere effettuato una valutazione preventiva del rischio connesso
allo svolgimento di una determinata attività, abbia fornito al lavoratore i relativi
dispositivi di sicurezza ed abbia adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua
posizione di garanzia, non risponde delle lesioni personali derivate da una condotta
esorbitante ed imprevedibilmente colposa del lavoratore; ciò in quanto il sistema
della normativa antinfortunistica si è evoluto, passando da un modello
“iperprotettivo”, interamente incentrato sulla figura del datore di lavoro, quale
soggetto garante investito di un obbligo di vigilanza assoluta sui lavoratori, ad un
4

abnorme della condotta posta in essere dal lavoratore infortunato.

modello “collaborativo”, in cui gli obblighi sono ripartiti tra più soggetti, compresi i
lavoratori (Sez. 4, Sentenza n. 8883 del 10/02/2016, dep. 03/03/2016, Rv.
266073). Occorre peraltro considerare che, nel caso di specie, le indicazioni
emergenti dalla sentenza impugnata evidenziano che il datore di lavoro non aveva
adempiuto alle obbligazioni discendenti dalla posizione assunta, proprio in
riferimento ai presidi da utilizzare per le attività in quota. Conseguentemente, il
caso di giudizio resta estraneo dall’ambito di operatività della teorica da ultimo

ribadire che a fronte della accertata inidoneità del trabattello che fisicamente si
trovava a disposizione dei lavoratori all’interno del garage, del tutto correttamente
i giudici di merito hanno osservato che il mancato utilizzo di presidi individuali di
protezione non valeva ad esonerare il datore di lavoro da responsabilità, posto che
Rolfi aveva concretamente messo a disposizione dei lavoratori attrezzature non
conformi alle prescrizioni di sicurezza.

3. Si impone, in conclusione, il rigetto del ricorso con condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 5 luglio 2018.
Il Consigliere estensore
Andrea Montagni

citata, per insussistenza delle specifiche condizioni fattuali di riferimento. E preme

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA