Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36023 del 05/07/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 36023 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
TITAS LUCA nato a NAPOLI il 17/04/1973

avverso la sentenza del 31/03/2016 della CORTE APPELLO di NAPOLI

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIA GIUSEPPINA
FODARONI
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’ del ricorso.
udito il difensore
In difesa del ricorrente TITAS LUCA è presente l’avvocato DE VICO RAFFAELLA del foro
di ROMA, in qualità di sostituto processuale dell’avvocato TORTOLANO ALBERTO del
foro di NAPOLI, come da nomina ex art. 102 c.p.p. depositata in udienza, che
riportandosi ai motivi di ricorso insiste nell’accoglimento degli stessi.

/

Data Udienza: 05/07/2018

RITENUTO IN FATTO

1.

La Corte di Appello di Napoli con la sentenza indicata in epigrafe,

giudicando in sede di rinvio a seguito di annullamento disposto dalla Suprema
Corte, in parziale riforma della sentenza di condanna resa dal Tribunale di Napoli in
data 30.09.2003, all’esito di giudizio abbreviato, nei confronti di Titas Luca, in
riferimento ai capi A) dei procedimenti riuniti, ha rideterminato la pena,

confisca e distruzione della merce in sequestro.
La Corte chiariva che nel presente procedimento è intervenuto un duplice
annullamento con rinvio; segnatamente, il Collegio osservava che il ricorso per
cassazione proposto dall’imputato avverso la sentenza della Corte di Appello di
Napoli, in data 26.05.2004, di conferma della sentenza di condanna resa dal primo
giudice, era stato dichiarato inammissibile; che il primo annullamento con rinvio
aveva riguardato unicamente il reato di ricettazione, a causa delle sopravvenute
modifiche normative; che avverso la sentenza della Corte di Appello di Napoli del
27.03.2009 aveva proposto ricorso per cassazione il PG, osservando che, per
effetto della formazione progressiva del giudicato sulla responsabilità, doveva
ritenersi preclusa la possibilità di dichiarare l’estinzione dei reati per prescrizione; e
che la Suprema Corte, con la seconda sentenza di annullamento, ritenuta non
punibile la condotta di cui al capo B), aveva disposto rinvio per la rideterminazione
della pena, in riferimento alle condotte contestate ai capi A).

2. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Napoli ha proposto ricorso
per cassazione l’imputato, a mezzo del difensore.
Con il primo motivo l’esponente deduce violazione di legge e vizio
motivazionale. La parte osserva che la Corte di Appello ha erroneamente ritenuto
precluse le questioni afferenti alla concessione delle attenuanti generiche, di altre
attenuanti ed alla comparazione con la recidiva. L’esponente considera che il rinvio
per la rideternninazione della pena non impediva la valutazione delle richiamate
questioni dedotte dalla difesa, valutabili anche di ufficio.
Con ulteriore motivo la parte rileva che le attenuanti generiche risultavano
concedibili, posto che i singoli episodi in contestazione, avvinti in continuazione,
individualmente considerati, appaiono di modesta dimensione e ampiamente
riconducibili nell’alveo delle invocate attenuanti.

2

confermando le disposizioni relative alla pubblicazione della sentenza ed alla

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Procedendo all’esame congiunto dei motivi di ricorso si svolgono i rilievi
che seguono.

2. L’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione ai soli fini
della rideterminazione della pena comporta la definitività dell’accertamento del

progressivo impedisce in sede di giudizio di rinvio, di dichiarare l’estinzione del
reato per intervenuta prescrizione, maturata successivamente alla sentenza di
annullamento parziale (Sez. 2, n. 4109 del 12/01/2016, Serafino, Rv. 26579201).
Il giudizio di rinvio, ai sensi dell’art. 627 cod. proc. pen., rappresenta cioè
un’ulteriore fase del giudizio di merito, vincolata alla sentenza di annullamento nei
limiti da questa determinati. Invero, il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri
che aveva il giudice della sentenza annullata, limitatamente ai punti che hanno
formato oggetto dell’annullamento o che sono in connessione essenziale con la
parte annullata; deve uniformarsi alla sentenza della Corte di cassazione per ciò
che concerne ogni questione di diritto con essa decisa e non può attrarre alla sua
sfera di cognizione statuizioni diverse ed autonome rispetto a quelle devolute nella
fase rescindente. Si è infatti ripetutamente affermato che il giudizio di rinvio
rappresenta nient’altro che un’autonoma fase di merito, caratterizzata dal
condizionamento che scaturisce dalla sentenza della Corte di cassazione che lo ha
disposto, essendo coperta ogni altra questione dal giudicato progressivo (cfr., Sez.
3, Sentenza n. 15101 del 11/03/2010, Rv. 246616).
2.1. E bene, le valutazioni espresse dalla Corte di Appello, con la sentenza
oggi impugnata, si collocano del tutto coerentemente nell’alveo dei richiamati
principi di diritto.
Invero, la Corte territoriale ha legittimamente osservato che, al fine di
delineare l’ambito dello scrutinio rimesso alla ennesima fase rescindente del
procedimento, occorreva analizzare l’esito delle diverse fasi che caratterizzano la
vicenda in esame. Al riguardo, il Collegio ha osservato, con rilievo di ordine
dirimente, che il ricorso per cassazione proposto dall’imputato, avverso la
richiamata sentenza della Corte di Appello di Napoli in data 26.05.2004, di
conferma della sentenza di condanna resa dal primo giudice, era stato dichiarato
inammissibile; ed ha conseguentemente affermato che le questioni già affidate al
predetto ricorso, relative alla concessione delle attenuanti generiche, al giudizio di
comparazione con la recidiva ed alla concessione di ulteriori attenuanti, non
potevano altrimenti essere riproposte, nel giudizio di rinvio.

3

reato e della responsabilità dell’imputato, sicché la formazione del giudicato

2.2. Per quanto detto, le censure affidate al ricorso che occupa, con le quali
vengono nuovamente reiterate le doglianze già censite dal giudice del rinvio in
conformità alle indicazioni ermeneutiche espresse dal diritto vivente, rispetto
all’ambito cognitivo del giudizio rescindente, risultano inammissibili.

3. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue, a norma
dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle

dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 5 luglio 2018.
Il Consigliere estensore

Il Pr id nte

Andrea Montagni

Gia o o Fu m u

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spese processuali e della somma in favore della Cassa delle Ammende, liquidata in

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