Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36020 del 05/07/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 36020 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
DRIHMI WALID nato il 10/06/1993

avverso la sentenza del 15/09/2017 della CORTE APPELLO di VENEZIA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIA GIUSEPPINA
FODARONI
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’ del ricorso.
udito il difensore

Data Udienza: 05/07/2018

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di Appello di Venezia, con la sentenza indicata in epigrafe, in
parziale riforma della sentenza di condanna del G.i.p. del Tribunale di Padova, resa
il 2.05.2017, nei confronti di Drihmi Walid in riferimento ai reati di resistenza (capo
A), lesioni (capo B), detenzione e porto di armi (capo C), ricettazione (capo D),
violazione continuazione della disciplina in materia di sostanze stupefacenti (capo

2. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Venezia ha proposto ricorso
per cassazione l’imputato, a mezzo del difensore.
Con il primo motivo si duole della intervenuta concessione delle attenuanti
generiche unicamente in riferimento ai reati di cui ai capi C) e D).
Osserva che i giudici hanno non condivisibilnnente valorizzato il
comportamento del prevenuto, sono in relazione al ritrovamento dell’arma.
Con il secondo motivo la parte si duole del mancato riconoscimento del
vincolo della continuazione tra tutti i reati contestati. Rileva che la continuazione è
stata ritenuta, partitamente, tra i reati di resistenza e lesioni e tra la ricettazione ed
il porto dell’arma. L’esponente considera che l’argomento legato alla eterogeneità
delle condotte, utilizzato dalla Corte di merito, non è condivisibile.
Con il terzo motivo l’esponente contesta le valutazioni espresse in ordine alla
dosimetria della pena, in relazione ai reati di cui ai capi C) e D).

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Si procede, primieramente, all’esame congiunto delle questioni affidate
al primo ed al terzo motivo di ricorso.
Come noto, in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione
delle attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per
quanto riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su
detti punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la c.d.
motivazione implicita (Sez. 4, n. 36382 del 22 settembre 2003, Rv. 227142) o con
formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua”, vedi Sez. 4, n. 9120 del 4 agosto 1998,
Rv. 211583), ma afferma anche che le statuizioni relative al giudizio di
comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in riferimento ai
criteri di cui all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione solo quando siano
frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Sez. 3, n. 26908 del 16 giugno
2004, Rv. 229298).
Si tratta di evenienza che non sussiste altrimenti nel caso di specie.
2

E), rideterminava la pena originariamente inflitta e conferma nel resto.

La Corte di Appello, infatti, ha insindacabilmente rilevato che
correttamente il primo giudice aveva limitato l’applicazione delle attenuanti
generiche ai soli fini della determinazione della pena per i reati sub C) e D). Ciò in
quanto solo rispetto a tali fattispecie il prevenuto aveva realizzato un
comportamento collaborativo, meritevole di favorevole valutazione.

2. Il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato.

riconoscimento del vincolo della continuazione presuppone l’anticipata ed unitaria
ideazione di più violazioni della legge penale, da parte del reo. La prova di detta
congiunta previsione – ritenuta meritevole di più benevolo trattamento
sanzionatorio attesa la minore capacità a delinquere di chi si determina a
commettere gli illeciti in forza di un singolo impulso, anziché di spinte criminose
indipendenti e reiterate – investendo l’inesplorabile interiorità psichica del soggetto,
deve di regola essere ricavata da indici esteriori significativi, alla luce
dell’esperienza, del dato progettuale sottostante alle condotte poste in essere. Tali
indici, rimessi all’apprezzamento del giudice di merito, riguardano l’omogeneità
delle condotte, l’analisi del bene giuridico offeso, la valutazione da assegnare alla
contiguità temporale, ed altro. E detto accertamento è insindacabile in sede di
legittimità, quando il convincimento del giudice sia sorretto da una motivazione
adeguata e congrua, immune da vizi logici o travisamento dei fatti.
E bene, nel caso di specie, la Corte territoriale ha rilevato, sviluppando un
ragionamento del tutto coerente, rispetto alle richiamate indicazioni espresse dal
diritto vivente, che non era dato ravvisare l’unicità del disegno criminoso, in grado
di includere tutti i reati in contestazione. Ciò in quanto si tratta di condotte
oggettivamente eterogenee, alcune delle quali (come i reati di resistenza e lesioni
aggravate) frutto di iniziative palesemente estemporanee, espressione di un dolo
d’impeto, ingenerato dalla necessità di far fronte a situazioni fattuali contingenti,
dovute all’azione di contrasto da parte della polizia giudiziaria.

3. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C
2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

3

Secondo il consolidato orientamento espresso dalla Suprema Corte, il

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.

Il Consigliere estensore
Andrea Montagni

pb.

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Il
Gia

dente
Fumu

Così deciso il 5 luglio 2018.

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