Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36019 del 01/04/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 36019 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: IZZO FAUSTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PELIZZARI ADAM N. IL 30/08/1978
avverso la sentenza n. 2713/2013 CORTE APPELLO di BRESCIA, del
24/01/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 01/04/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. FAUSTO IZZO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. ,A e ot.3
C42414-,
che ha concluso per ;_e
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Udito, per la parte civile, Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 01/04/2015

1. Con sentenza del 10\1\2013 il Tribunale di Mantova, sez. dist. di Castiglione delle Stiviere,
condannava Pelízzari Adann alla pena di anni 3 e mesi 4 di reclusione per duplice omicidio
colposo. All’imputato era stato addebitato, qual conducente di un autoarticolato con rimorchio
che trasportava suini, di avere circolato ad una velocità di k\h 85, superiore al limite massimo
vigente nella zona e pari a 70 k\h, cosi che nell’affrontare una curva destrorsa, perdeva il
controllo del mezzo con il conseguente ribaltamento del rimorchio il quale invadeva la corsia
opposta di marcia, determinando lo scontro con un’auto Audi Q5 a bordo della quale si
trovavano Galfredi Omelia e la figlia Sinico Benedetta che decedevano nel sinistro (acc. in
Piubega -MN- il 5\7\2011).
Con sentenza del 24\1\2014 la Corte di Appello di Brescia confermava la pronuncia di
condanna. Osservava la Corte che :
– l’incidente era avvenuto alle ore 9.50 del mattino, su strada provinciale in buono stato di
manutenzione, con condizioni meteo normali ed ottima visibilità;
– dall’istruttoria svolta era emerso che la velocità del mezzo al momento del fatto era di 85
k\h, superiore al limite massimo vigente di 70 k\h;
– l’autoarticolato trasportava suini vivi posizionati su tre piani; la particolarità del carico ed il
suo enorme peso, avrebbe consigliato, nell’affrontare una doppia curva, una velocità di
circolazione più bassa, anche al di sotto del limite consentito;
– la gravità della colpa imponeva la conferma del diniego delle attenuanti generiche e del
diniego di una riduzione della pena; il risarcimento del danno, inoltre, non era stato tempestivo
ed in ogni caso, parziale.
La corte di merito, inoltre, confermava l’assoluzione per la contravvenzione di guida in stato di
alterazione dovuta all’uso di stupefacenti, in quanto, benchè gli esami ospedalieri avessero
evidenziato la presenza di metaboliti della cocaina, non era possibile rilevare con precisione il
momento dell’assunzione della droga e, quindi, la presenza di uno stato di alterazione.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato,
lamentando :
2.1. La erronea applicazione della legge per avere la corte di appello, alla prima udienza,
dichiarato la contumacia dell’imputato, in assenza del difensore di fiducia il quale aveva
tempestivamente comunicato l’adesione alla astensione delle udienze proclamata dagli organi
rappresentativi dell’Avvocatura; dalla nullità dell’ordinanza dichiarativa della contumacia
derivava la nullità del processo di appello e della sentenza.
2.2. Il vizio della motivazione, laddove il giudice di merito non aveva dato peso alla possibilità
di una diversa causa dell’incidente e cioè una pregressa rottura di parti meccaniche
dell’autoarticolato. Il fatto che, come affermato dal C.T. del P.M., il mezzo fosse talmente mal
ridotto da non consentire il riscontro di eventuali pregresse rotture, non poteva spostare
l’onere della prova a carico dell’imputato.
2.3. La violazione di legge ed il difetto di motivazione sulla mancata riduzione della pena in
appello. Infatti pur riconoscendo l’assenza di una colpa cosciente, aveva mantenuta ferma
l’entità della pena irrogata in primo grado, peraltro non vicina al minimo edittale.
2.4. Il difetto di motivazione sul diniego delle attenuanti generiche, a fronte dell’avvenuto
risarcimento del danno;
2.5. Erronea applicazione della legge laddove la corte aveva negato la rinnovazione
dell’istruzione ai sensi dell’art. 603 c.p.p. per acquisire le quietanze dell’assicurazione che
aveva pagato i danni, ciò al fine di riconoscere l’attenuante di cui all’art. 62 n. 6 c.p. Infatti la
tardività del risarcimento era stata solo ipotizzata, ma non era certa.
2.6. la manifesta illogicità della motivazione in relazione al diniego della riduzione per il rito
abbreviato, nonostante l’ingiustificato rigetto della richiesta di abbreviato condizionato.
CONSIDERATO in DIRITTO
1. Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.
2. In ordine alla prima censura di rito formulata, va ricordato che questa Corte di legittimità ha
statuito che “Sono legittimi tanto la prioritaria dichiarazione di contumacia dell’imputato in
presenza del difensore designato ai sensi dell’art. 97, comma quarto, cod. proc. pen. in
sostituzione del difensore di fiducia che abbia richiesto il rinvio della udienza per impedimento

RITENUTO in FATTO

3. In ordine alla prospettata causa alternativa dell’incidente (rottura di parti meccaniche) va
premesso che la corte di merito ha individuato una causa certa del sinistro, costituita dalla
circostanza, oggettivamente accertata, dell’avere l’imputato affrontato una doppia curva a
velocità non prudenziale e superiore al limite consentito, in presenza del trasporto di un carico
di animali vivi che, spostandosi, determinavano un’alterazione dell’assetto del veicolo,
Sul punto il ragionamento della Corte di appello si palesa coerente e logicamente motivato.
La difesa dell’imputato ha evidenziato che, sebbene non fosse stato possibile accertarlo,
doveva essere preso in considerazione, come causa alternativa dell’incidete, la rottura
improvvisa di una parte meccanica del mezzo.
Orbene, va ricordato che, nella sua valutazione sulla determinazione causale, il giudice deve
discernere quali siano quelle che costituiscono mere ipotesi, da quelle invece che si
prospettano come probabili cause in quanto ancorate ad elementi di fatto emergenti dagli atti
del processo.
Invero, come già in passato osservato da questa Corte (Cass. IV, 30057\06, imp. Talevi), una
mera ipotesi che si appartenga al novero del solo astrattamente possibile non è idonea, di per
sé, a togliere rilievo a fatti diversi storicamente accertati che esplicano i loro effetti non più
nella sfera dell’astrattamente possibile, ma in quella del concretamente probabile. A fronte di
una spiegazione causale del tutto logica, siccome scaturente e dedotta dalle risultanze di causa
correttamente evidenziate e spiegabilmente ritenute, la prospettazione di una spiegazione
causale alternativa e diversa, capace di inficiare o caducare quella conclusione, non può essere
affidata solo ad una indicazione meramente possibilista, ma deve connotarsi di elementi di
concreta probabilità, di specifica possibilità, essendo necessario, cioè, che quell’accadimento
alternativo, ancorché pur sempre prospettabile come possibile, divenga anche, nel caso
concreto, “hic et nunc”, concretamente probabile, alla stregua, appunto, delle acquisizioni
processuali.
Nel caso di specie, come visto, la Corte di Appello, sulla base dei dati probatori raccolti ha
indicato una logica ricostruzione del decorso causale dell’evento, ancorandolo ad un’accertata
condotta colposa dell’imputato nell’affrontare la doppia curva. A fronte di ciò, correttamente, la
prospettazione alternativa offerta dalla difesa dell’imputato è stata ritenuta meramente
ipotetica.
Ne consegue la infondatezza anche di tale motivo di censura.
4. In ordine al diniego delle attenuanti generiche e di riduzioni della pena, va premesso che
contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, all’imputato non è stata contestata
l’aggravante della colpa cosciente, ma nel determinare la pena il giudice di merito ha tenuto
conto dell’alto grado della colpa.

a comparire, quanto, in accoglimento di tale richiesta, il successivo rinvio del processo ad altra
udienza” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 8285 del 28/02/2006 Ud. (dep. 09/03/2006), Rv.
232905).
Si è ritenuto infatti che in caso di assenza in dibattimento, sia dell’imputato che del difensore,
la dichiarazione di contumacia del primo – e dunque la valutazione circa l’impedimento
eventualmente addotto e la conseguente decisione, sentiti il P.M. e il sostituto designato dal
difensore assente – è preliminare rispetto alla valutazione dell’impedimento a comparire
prospettato dal difensore di fiducia non comparso (cfr. Cass. Sez. 2, Sentenza n. 37534 del
03/06/2014 Ud. (dep. 12/09/2014), Rv. 260784 : con cui è stata ritenuta legittima la
declaratoria di contumacia dell’imputato previa nomina allo stesso di un difensore d’ufficio in
sostituzione di quello di fiducia che aveva dichiarato di aderire alla astensione proclamata
dall’Ordine degli avvocati).
Quanto al prosieguo del processo va ulteriormente rammentato che il difensore che abbia
ottenuto la sospensione o il rinvio della udienza per legittimo impedimento a comparire ha
diritto all’avviso della nuova udienza solo quando non ne sia stabilita la data già nella
ordinanza di rinvio, posto che, nel caso contrario, l’avviso è validamente recepito, nella forma
orale, dal difensore previamente designato in sostituzione, ai sensi dell’art. 97, comma quarto,
cod. proc. pen., il quale esercita i diritti ed assume i doveri del difensore sostituito e nessuna
comunicazione è dovuta a quest’ultimo (Cass. Sez. U, Sentenza n. 8285 del 28/02/2006 Ud.
(dep. 09/03/2006), Rv. 232906; Cass. Sez, 2, Sentenza n. 51427 del 05/12/2013 Ud. (dep.
19/12/2013), Rv. 258065).
In considerazione di quanto esposto, le censure formulate sono infondate.

5. Quanto al diniego dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 6 c.p. vanno fatte alcune premesse :
– ai fini del riconoscimento dell’attenuante, la disposizione esplicitamente richiede che la
riparazione integrale del danno avvenga “prima del giudizio”.
– incombe all’imputato l’onere di provare gli elementi di fatto idonei a giustificare
l’affermazione di sussistenza di circostanze attenuanti (cfr. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 2663 del
03/12/2010 Ud. (dep. 26/01/2011).
Ciò premesso avrebbe dovuto l’imputato indicare negli introduttivi o preliminari al dibattimento
la richiesta di prove in ordine all’avvenuto risarcimento. Non avendolo fatto, non può
rivendicare in appello l’applicazione dell’art. 603 c.p.p. e lamentare la omessa assunzione di
una prova decisiva.
Peraltro che il risarcimento non sia stato tempestivo, lo si desume dal fatto che i danneggiati si
sono costituiti parte civile e solo nel corso del giudizio hanno revocato la costituzione.
6. Infine, in ordine alla censura relativa all’immotivato diniego della richiesta di rito abbreviato
condizionato (concernente l’escussione in contraddittorio del consulente tecnico della difesa ed
all’acquisizione della relativa relazione sulla cinematica dell’incidente; nonchè l’escussione in
contraddittorio di un consulente medico legale tossicologo ed acquisizione della relativa
relazione), al fine del riconoscimento del diritto alla diminuente del rito, va osservato che il
diniego è stato adeguatamente motivato.
Infatti le integrazioni probatorio richieste, sulla dinamica dell’incidente e sulla incidenza
dell’assunzione di droga sulle capacità del Pellizzari, in sostanza esaurivano quasi
completamente il tema probatorio del processo e, pertanto, coerentemente sono state ritenute
non compatibili con la richiesta di abbreviato.
Sul punto va richiamato il consolidato orientamento di questa Corte di legittimità, secondo il
quale, in tema di giudizio abbreviato condizionato ad integrazione probatoria, la valutazione in
ordine alla compatibilità dell’integrazione richiesta con il rito abbreviato, qualora sia
logicamente e congruamente motivata, non è censurabile in sede di legittimità, trattandosi di
apprezzamento di merito (ex plurimis, Cass. Sez. 1, Sentenza n. 33502 del 07/07/2010 Ud.
(dep. 13/09/2010), Rv. 247957).
L’adeguatezza della motivazione sul punto rende incensurabile anche sotto tale aspetto la
sentenza impugnata.
Segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, in data 1 aprile 2015
Il Consigl ere est.

Il Presidente

In particolare, è insegnamento di questa Corte che “La sussistenza di circostanze attenuanti
rilevanti ai fini dell’art. 62-bis cod. pen. è oggetto di un giudizio di fatto e può essere esclusa
dal giudice con motivazione fondata sulle sole ragioni preponderanti della propria decisione,
non sindacabile in sede di legittimità, purchè non contraddittoria e congruamente motivata,
neppure quando difetti di uno specifico apprezzamento per ciascuno dei pretesi fattori
attenuanti indicati nell’interesse dell’imputato” (Cass. Sez. 6, Sentenza n. 42688 del
24/09/2008 Ud. (dep. 14/11/2008), Caridi, Rv. 242419; Cass. Sez. 6, Sentenza n. 7707 del
04/12/2003 Ud. (dep. 23/02/2004), Anaclerio, Rv. 229768; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 6771
del 22/04/1981 Ud. (dep. 09/07/1981), Bruneili, Rv. 149699).
Nel caso di specie il giudice di merito, nel negare le attenuanti e nel determinare la pena
lontano dal minimo edittale, ha evidenziato l’assenza di elementi positivi di valutazione,
l’elevato grado della colpa e la gravità dei danni prodotti. Quanto all’avvenuto risarcimento,
tale circostanza non poteva essere valutata positivamente secondo l’art. 62 bis c.p., in quanto
effettuata dalla compagnia assicuratrice, per cui non era manifestazione di resipiscenza da
parte dell’imputato.
La coerenza e logicità della motivazione sul punto, la rende insindacabile in questa sede.

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