Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36007 del 08/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36007 Anno 2015
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: SABEONE GERARDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LUONGO NICOLA N. IL 07/10/1965
avverso l’ordinanza n 6952/2014 TRIB. LIBERTA’ di NAPOLI, del
17/12/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

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Data Udienza: 08/05/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale del riesame di Napoli, con ordinanza del 17 dicembre 2014,
decidendo a seguito di rinvio della Corte di Cassazione, che con sentenza dell’8

emessa dal medesimo Tribunale il 4 giugno 2014, che aveva annullato
l’ordinanza 2 maggio 2014 del GIP del Tribunale di Napoli con la quale era stata
applicata la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Luongo
Nicola, indagato per il delitto di omicidio premeditato, aggravato dai futili motivi
e dall’articolo 7 della legge 203/91 in danno di Napolitano Felice e Guadagno
Luigi, ha confermato il provvedimento cautelare personale.
Oggetto dell’annullamento erano state, da un lato, le dichiarazioni dei
collaboranti Di Buono Antonio e Ambrosio Luigi che, di converso, non erano state
ritenute dal Tribunale del riesame idonee ai fini della sussistenza della grave
pregnanza indiziaria.
D’altra parte, non erano state ritenute sufficienti a dimostrare la
partecipazione dell’indagato all’episodio omicidiario neppure le conversazioni
telefoniche intercettate.
2. Avverso il provvedimento del Tribunale del riesame ha proposto ricorso
per cassazione l’imputato, personalmente, lamentando:
a) una violazione di legge e la manifesta illogicità della motivazione in
punto di sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sulla base delle dichiarazioni
dei collaboranti Di Buono e Ambrosio;
b) una violazione di legge per inosservanza dei principi di diritto indicati
all’atto dell’annullamento con particolare riferimento al contenuto delle
intercettazioni telefoniche.
3. Risulta, altresì, pervenuta memoria integrativa del ricorrente
contenente documentazione relativa all’attività processuale svolta in precedenza.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso non è meritevole di accoglimento.
2. L’obbligo del Giudice di rinvio di uniformarsi alla sentenza della Corte di
Cassazione in punto di difetto di motivazione, del tutto pacifico a norma

ottobre 2014 su ricorso del Pubblico Ministero aveva annullato l’ordinanza,

dell’articolo 627, comma 2 cod.proc.pen., non è circoscritto, infatti, a questa sola
situazione.
In linea di principio (v. Cass. Sez. V 11 novembre 1998 n. 6004) si è,
infatti, affermato che il Giudice del rinvio mantenga integri i poteri di
accertamento e valutazione, non essendo vincolato in ordine alla scelta dei mezzi
atti alla formazione del suo convincimento, sicché gli eventuali elementi di fatto e
valutazione contenuti nella pronuncia di annullamento rilevano come punti di

impongono per la decisione demandatagli.
È altrettanto vero, però, che il Giudice del rinvio non può prescindere dal
“condizionamento che scaturisce dalla sentenza della Corte di Cassazione” che
ha disposto l’annullamento (v. Cass. Sez. Un. 23 novembre 1990 n. 373).
A tal proposito si è, altresì, affermato (v. Cass. Sez. VI 7 febbraio 1995 n.
4614) che la Cassazione “risolve una questione di diritto anche quando giudica
sull’adempimento del dovere di motivazione, cosicché il Giudice del rinvio è
tenuto a giustificare il proprio convincimento secondo lo schema implicitamente o
esplicitamente enunciato nella sentenza di annullamento, restando in tal modo
vincolato ad una determinata valutazione delle risultanze processuali” senza che
ciò sottragga il Giudice del rinvio alla libertà di determinare il proprio
convincimento di merito mediante un’autonoma valutazione di fatto concernente
il punto annullato.
Limite, peraltro, che gli vieta soltanto di ripetere i vizi già censurati e lo
obbliga a non fondare la decisione sulle argomentazioni già ritenute incomplete o
illogiche.
Inoltre, il Giudice del rinvio non è tenuto ad esaminare solo i punti
specificati, isolandoli dal residuo materiale probatorio, ma mantiene, nell’ambito
dei capi colpiti dall’annullamento, piena autonomia di giudizio nella ricostruzione
del fatto, nella individuazione e valutazione dei dati, nonché il potere di
desumere, anche “aliunde” e, dunque, eventualmente sulla base di elementi
trascurati dal primo Giudice, il proprio libero convincimento, colmando, in tal
modo, i vuoti motivazionali segnalati ed eliminando le incongruenze rilevate (v.
di recente, Cass. Sez. VI 4 novembre 2010 n. 42028).
La verifica delle condizioni di legittimità della misura cautelare da parte
del Tribunale del riesame o della Corte di Cassazione non può, poi, tradursi in
anticipata decisione della questione di merito, concernente la responsabilità della
persona sottoposta ad indagini in ordine al reato oggetto di investigazione, ma

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riferimento al fine della individuazione del vizio, ma non come dati che si

deve limitarsi al controllo di compatibilità tra la fattispecie concreta e quella
legale.
L’accertamento della sussistenza del fumus commissi delicti va, poi,
compiuto sotto il profilo della congruità degli elementi rappresentati, che non
possono essere censurati in punto di fatto per apprezzarne la coincidenza con le
reali risultanze processuali, ma che vanno valutati così come esposti, al fine di
verificare se essi consentono di sussumere l’ipotesi formulata in quella tipica.

sollecita, pertanto del tutto inammissibilmente, una diversa ed aggiuntiva
valutazione del materiale indiziario ad esso più favorevole, oltretutto censurando
la motivazione che in se costituisce un apparato argomentativo coerente e
plausibile e in quanto tale non soggetto ad ulteriore vaglio del Giudice di
legittimità.
In ogni caso, i difetti motivazionali evidenziati da questa Corte, all’atto
dell’annullamento con rinvio, sono stati logicamente colmati dal Tribunale di
Napoli sul punto della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti
dell’odierno ricorrente e non si può ulteriormente richiedere a questa Corte di
legittimità di procedere ad una nuova lettura degli elementi di fatto ritenuti
idonei dal Giudice del merito ad integrare, nei limiti propri del presente giudizio
cautelare, i gravi indizi per l’applicazione della misura cautelare personale.
4. I punti dell’ordinanza illo tempore impugnata, che questa Corte all’atto
del rinvio aveva ritenuto necessari di un approfondimento motivazionale,
riguardavano la mancanza di riscontri delle dichiarazioni accusatorie rese dal
collaboratore di giustizia Di Buono Antonio nonché la valutazione delle
dichiarazioni dell’ulteriore collaboratore Ambrosio Luigi quale riscontro alle dianzi
indicate dichiarazioni Di Buono.
Orbene, l’impugnata ordinanza, dopo un lungo excursus sulla
giurisprudenza di legittimità in subiecta materia, ha finalmente evidenziato i
riscontri alle dichiarazioni accusatorie Di Buono, della cui attendibilità neppure
questa Corte aveva dubitato, nascenti proprio dalle dichiarazioni dell’altro
collaborante Ambrosio, che sono state ritenute del tutto idonee a ritenere la
sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sia per la conoscenza de relato dei
fatti per averle apprese da soggetti di rilievo del clan camorristico sia per per la
conoscenza diretta degli stessi (v. pagina 10 della motivazione).
5.

Ad integrare quanto dianzi esposto e per rispondere alla richiesta di

ulteriore approfondimento motivazionale del Giudice di legittimità il Tribunale ha
riesaminato il materiale indiziario, nascente dalle attività di intercettazione

3. Nella specie, il ricorrente non si attiene a tale regola di giudizio ma

telefonica ed ambientale ed ha ribadito, con sufficiente e logica motivazione, che
tale materiale probatorio costituisse valido riscontro esterno alle dichiarazioni dei
collaboranti.
L’identificazione delle voci intercettate è stata effettuata sulla base sulla
base di criteri del tutto logici e pertinenti quali: l’intestazione e l’uso abituale
delle utenze stesse, il riferimento nominativo nel corso delle conversazioni, i

telefonate e infine il riconoscimento vocale effettuato dalla Polizia Giudiziaria (v.
pagine 10 e 11 dell’ordinanza).
Tutte circostanze che valgono, da un lato, a ritenere superato il vuoto
motivazionale evidenziato da questa Corte all’atto dell’annullamento e, d’altra,
parte, a ritenere sufficientemente delineata, nei limiti di cui dianzi si è fatta
menzione del presente procedimento cautelare, la partecipazione dell’odierno
ricorrente all’episodio criminoso per cui è giudizio.
6. Il ricorso va, in definitiva, rigettato e il ricorrente condannato al
pagamento delle spese processuali.
Devono disporsi, a cura della Cancelleria, gli adempimenti di cui
all’articolo 94 comma 1 ter disp.att.proc.pen.
P.T.M.
La Corte, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter
disp.att.c.p.p.

Così deciso 1’8 maggio 2015.

rapporti di parentela tra gli interlocutori, la successione cronologica delle

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