Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36 del 05/09/2013





Penale Sent. Sez. F Num. 36 Anno 2014
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: DI SALVO EMANUELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
POLLINI AGAMENNONE N. IL 14/06/1972
avverso la sentenza n. 3164/2011 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 06/11/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 05/09/2013 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. EMANUELE DI SALVO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. A L tz,
e
che ha concluso per

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Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

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Data Udienza: 05/09/2013

1. Pollini Agamennone
ricorre per cassazione avverso la sentenza della Corte
d’appello di Bologna , in data 6-11-12, con la quale è stata confermata la
sentenza di condanna emessa in primo grado , in ordine ai reati di cui agli artt
337 e651 cp.
2. Il ricorrente deduce , con il primo motivo , vizio di motivazione della sentenza e
travisamento della testimonianza dell’agente Stravaganti poiché la condotta
dell’imputato è consistita soltanto nel procedere molto lentamente con il proprio
veicolo , proferendo delle frasi di contenuto critico nei confronti dell’operante ,
per poi arrestarsi immediatamente , senza alcun pericolo per l’incolumità del
pubblico ufficiale.
2.1. Con il secondo motivo, viene dedotto vizio di motivazione in merito alla pena,
non avendo la Corte d’appello considerato che i precedenti dell’imputato sono
molto risalenti nel tempo.
Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.
CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il primo motivo di ricorso esula dal numerus clausus delle censure deducibili
in sede di legittimità, investendo profili di valutazione della prova e di
ricostruzione del fatto riservati alla cognizione del giudice di merito ,le cui
determinazioni , al riguardo, sono insindacabili in cassazione ove siano sorrette da
motivazione congrua, esauriente ed idonea a dar conto dell’iter logico-giuridico
seguito dal giudicante e delle ragioni del decisum . In tema di sindacato del vizio
di motivazione , infatti , il compito del giudice di legittimità non è quello di
sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dai giudici di merito in
ordine all’affidabilità delle fonti di prova , bensì di stabilire se questi ultimi
abbiano esaminato tutti gli elementi a loro disposizione , se abbiano fornito una
corretta interpretazione di essi , dando esaustiva e convincente risposta alle
deduzioni delle parti , e se abbiano esattamente applicato le regole della logica
nello sviluppo delle argomentazioni che hanno giustificato la scelta di
determinate conclusioni a preferenza di altre ( Sez un.13-12-95 Clarke , rv
203428).
3.1.Nel caso di specie , la Corte d’appello ha evidenziato come dalle risultanze
acquisite sia emerso che la vigilessa era in mezzo alla via, in posizione d’arresto
e a braccia aperte , allorchè si avvide dell’auto dell’imputato , che continuava a
procedere verso di lei , come a non volersi fermare . Il pubblico ufficiale ribadì
più volte il segnale di alt ma il conducente , proseguendo lentamente la marcia,
dal finestrino aperto, gridò: “Perché mi devo fermare? Non c’è nessuno . Tirati
via da lì”. Ella allora si collocò davanti all’auto , ma quest’ultima non si fermò.
La vigilessa si scansò , per non essere investita, e il veicolo proseguì la marcia. E
i

RITENUTO IN FATTO

PQM
DICHIARA INAMMISSIBILE IL RICORSO E CONDANNA IL RICORRENTE AL
PAGAMENTO DELLE SPESE PROCESSUALI ED AL VERSAMENTO DELLA SOMMA DI
EURO 1000 ALLA CASSA DELLE AMMENDE.
2

il giudice a quo sottolinea come la condotta dell’imputato sia stata obiettivamente
minacciosa e violenta , avendo egli costretto la vigilessa , con la minaccia di
investirla, ad abbandonare la posizione da lei assunta, allo scopo di ottenere che
egli si fermasse , al fine ultimo di garantire la sicurezza della circolazione
stradale, compito al quale era deputata.
3.2. Relativamente al reato di cui all’art 651 cp , il giudice di merito ha
evidenziato come l’imputato sia tornato indietro a piedi , iniziando ad insultare la
vigilessa, e come , allorquando quest’ultima gli chiese le generalità, egli si sia
allontanato , non ottemperando alla richiesta : condotta certamente integrante il
reato di cui all’art 651 cp . Peraltro neppure l’imputato ha mai allegato di non
aver capito , nell’agitazione connessa all’alterco con la vigilessa , la richiesta
rivoltagli dal pubblico ufficiale : prospettazione , questa, che si configura
pertanto come mera ipotesi formulata dalla difesa tecnica.
3.3.Dalle cadenze motivazionali della sentenza d’appello è dunque enucleabile
una attenta analisi della regiudicanda , avendo i giudici di secondo grado preso in
esame tutte le deduzioni difensive ed essendo pervenuti alla conferma della
sentenza di prime cure attraverso un itinerario logico-giuridico in nessun modo
censurabile sotto il profilo della correttezza logica ,e sulla base di apprezzamenti
di fatto non qualificabili in termini di contraddittorietà o di manifesta illogicità e
perciò insindacabili in questa sede . Né la Corte suprema può esprimere alcun
giudizio sull’attendibilità delle acquisizioni probatorie , giacchè questa
prerogativa è attribuita al giudice di merito , con la conseguenza che le scelte da
questo compiute, se coerenti , sul piano concettuale , con una esauriente analisi
delle risultanze agli atti , si sottraggono al sindacato di legittimità ( Sez. un. 2511-’95 , Facchini , rv203767).
4. Anche le determinazioni del giudice di merito in ordine alla concessione delle
circostanze attenuanti generiche e alla dosimetria della pena sono insindacabili in
cassazione, ove sorrette da motivazione esente da vizi logico-giuridici. Nel caso di
specie , la motivazione del giudice d’appello è senz’altro da ritenersi adeguata ,
avendo la Corte territoriale fatto riferimento ai numerosi precedenti penali , anche
specifici, da cui è gravato l’imputato.
5. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, a norma dell’art 606 co 3 cpp ,
con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della
somma di euro mille , determinata secondo equità , in favore della Cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma, all ‘udienza del 5-9-13 .

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