Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35983 del 05/07/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 35983 Anno 2018
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DE MORO RAFFAELE nato a TAURIANOVA il 04/12/1953

avverso l’ordinanza del 25/09/2017 della CORTE APPELLO di BRESCIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO CENTONZE;

Data Udienza: 05/07/2018

RILEVATO IN FATTO

Con l’ordinanza in epigrafe la Corte di appello di Brescia, quale Giudice
dell’esecuzione, rigettava la richiesta avanzata da Raffaele De Moro, finalizzata a
ottenere il riconoscimento della continuazione, ai sensi dell’art. 671 cod. proc.
pen., in relazione alle due sentenze presupposte – emesse dalla Corte di appello
di Milano il 04/10/2007 e dalla Corte di appello di Brescia 1’11/06/1997 ritenendo ostative all’applicazione della disciplina invocata l’eterogeneità
esecutiva dei comportamenti criminosi e l’ampiezza dell’arco temporale nel quale

Avverso tale ordinanza l’istante, a mezzo dell’avv. Francesca Mantelli,
ricorreva per cassazione, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, in
relazione all’omesso riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, che si
imponeva tenuto conto della correlazione dei fatti di reato giudicati dalle
sentenze presupposte. Tale correlazione, secondo il ricorrente, era stata
svalutata dal Giudice dell’esecuzione bresciano, con un percorso argomentativo
incongruo, che disattendeva l’incontrovertibile collegamento esecutivo esistente
tra i reati di cui si assumeva la preordinazione, reso evidente dall’omogeneità
tipologica delle vicende criminose presupposte.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, risultando basato su motivi manifestamente
infondati.
Deve, in proposito, evidenziarsi che il ricorso in esame, più che individuare
singoli aspetti del provvedimento impugnato da sottoporre a censura
giurisdizionale, tende a provocare una nuova, non consentita, valutazione di
merito delle circostanze di fatto già correttamente vagliate dalla Corte di appello
di Brescia.
L’ordinanza impugnata, peraltro, ha correttamente valutato il contenuto
delle condotte illecite presupposte, escludendo che i vari reati si connotassero
per l’unitarietà del programma sottostante, che non deve essere confuso con la
sussistenza di una concezione di vita improntata al crimine, resa evidente, nel
caso di specie, dalle circostanze di tempo e di luogo nelle quali si
concretizzavano i comportamenti illeciti in esame.
Invero, le attività illecite di cui si assumeva la continuazione non risultavano
tra loro omogenee sul piano esecutivo e non erano riconducibili, neppure
astrattamente, a una preordinazione criminosa, tenuto conto dell’eterogeneità
esecutiva delle condotte illecite presupposte e dall’ampiezza dell’arco temporale
2

le condotte illecite contestate risultavano commesse.

oggetto di valutazione, compreso tra il 1988 e il 10/11/1992. L’ampiezza
dell’arco temporale, dunque, impediva di ipotizzare la dedotta preordinazione
criminosa.
A tutto questo occorre aggiungere che la reiterazione della condotta
criminosa non può essere espressione di un programma di vita improntato al
crimine e che dal crimine intende trarre sostentamento, venendo sanzionata da
istituti quali la recidiva, l’abitualità, la professionalità nel reato e la tendenza a
delinquere, secondo un diverso e opposto parametro rispetto a quello sotteso
all’istituto della continuazione, preordinato al

favor rei (Sez. 5, n. 10917 del

Per queste ragioni, il ricorso proposto da Raffaele De Moro deve essere
dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al
versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in 3.000,00
euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso il 05/07/2018.

12/01/2012, Abbassi, Rv. 252950).

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA