Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35978 del 05/07/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35978 Anno 2018
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BELLOCCO GIULIO nato a ROSARNO il 13/06/1951

avverso l’ordinanza del 29/09/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO CENTONZE;

Data Udienza: 05/07/2018

RILEVATO IN FATTO

1.

Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Sorveglianza di Roma

respingeva il reclamo presentato da Giulio Bellocco avverso il decreto
ministeriale di proroga del regime differenziato applicatogli ai sensi dell’art. 41-

bis Ord. Pen., disposto con decreto emesso dal Ministro della Giustizia il
16/08/2017.
Secondo il Tribunale di sorveglianza di Roma tale regime era giustificato dal
consolidato inserimento del condannato in posizione di rilievo nell’omonima cosca
rispetto al quale apparivano cedevoli le censure difensive

prospettate in relazione alle condizioni di salute del detenuto, in riferimento alle
quali si eccepiva l’illegittimità costituzionale del regime detentivo speciale in
esame.

2. Avverso tale ordinanza Giulio Bellocco, a mezzo dell’avv. Paolo Enrico
Guidobaldi, ricorreva per cassazione, deducendo violazione ed erronea
applicazione di legge, relativamente alla ritenuta sussistenza dei presupposti
legittimanti la proroga del regime penitenziario differenziato in esame, che erano
stati valutati dal Tribunale di sorveglianza di Roma con un percorso
argomentativo incongruo, che non teneva conto delle emergenze processuali, del
periodo di detenzione patito dal ricorrente e delle sue condizioni di salute, in
riferimento ai quali si riproponevano le censure di costituzionalità del regime
detentivo in esame, in riferimento agli artt. 3, 27 e 32 Cost.
Queste ragioni imponevano l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile, essendo fondato su motivi manifestamente
infondati.

2.

Osserva anzitutto il Collegio osservarsi che l’ambito del sindacato

devoluto alla Corte di cassazione è segnato dall’art. 41-bis, comma

2-sexies,

Ord. Pen., a norma del quale il Procuratore generale presso la Corte d’appello,
l’internato o il difensore possono proporre ricorso per cassazione avverso
l’ordinanza del tribunale di sorveglianza per violazione di legge.
La limitazione dei motivi di ricorso alla sola violazione di legge è da
intendere nel senso che il controllo affidato al giudice di legittimità è esteso, oltre
che all’inosservanza di disposizioni di legge sostanziale e processuale, alla
mancanza di motivazione, dovendo in tale vizio essere ricondotti tutti i casi nei
2

‘ndranghetista,

quali la motivazione stessa risulti del tutto priva dei requisiti minimi di coerenza,
completezza e di logicità, al punto da risultare meramente apparente o
assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo logico seguito dal giudice
di merito per ritenere giustificata la proroga, ovvero quando le linee
argomentative del provvedimento siano talmente scoordinate e carenti dei
necessari passaggi logici da fare rimanere oscure le ragioni che hanno
giustificato la decisione (Sez. U, n. 25080 del 28/05/2003, Pellegrino, Rv.
224611).
Nel caso di specie, inoltre, deve escludersi che la violazione di legge possa

sotto questo profilo, non può trovare ingresso in questa sede.
Alla luce di questi parametri ermeneutici questa Corte osserva che il ricorso
di Bellocco, pur denunciando formalmente anche il vizio di violazione di legge,
non individua singoli aspetti del provvedimento impugnato da sottoporre a
censura giurisdizionale, ma tende in realtà a provocare una nuova, non
consentita, valutazione del merito delle circostanze di fatto, in quanto tali
insindacabili in sede di legittimità, anche sotto il profilo di costituzionalità dell’art.
41-bis Ord. Pen. già vagliato dal Tribunale di sorveglianza di Roma in riferimento
alle disposizioni degli artt. 3, 27 e 32 Cost.
Il Tribunale di sorveglianza di Roma, invero, ha correttamente valutato gli
elementi risultanti agli atti, con motivazione congrua, adeguata e priva di
erronea applicazione della legge penale e processuale, soffermandosi in
particolare sull’evoluzione dell’omonima cosca

‘ndranghetista

nella quale il

ricorrente gravitava unitamente e sui suoi collegamenti con i vertici attuali di tale
sodalizio, nel cui contesto associativo il ricorrente rivestiva un ruolo egemonico,
attestato dall’impegno organizzativo, forte del suo ruolo all’interno della cellula
criminale storicamente riconosciutogli.
Questa ricostruzione della posizione associativa del ricorrente si fondava su
un’accurata istruttoria, che teneva ulteriormente conto delle condizioni di salute
di Bellocco, rispetto alle quali si esprimeva un giudizio conforme alle emergenze
processuali e supportato dalla documentazione sanitaria richiamate nelle pagine
3 e 4 del provvedimento impugnato, che impedivano di ritenere insussistenti le
censure di costituzionalità sollevate dalla difesa del ricorrente in relazione al
regime detentivo speciale applicatogli ai sensi dell’art.

41-bis Ord. Pen., anche

tenuto conto dell’elevata pericolosità sociale del ricorrente.

3. Per queste ragioni processuali, il ricorso proposto da Giulio Bellocco deve
essere dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al
3

ricomprendere il vizio di illogicità della motivazione, dedotto dal ricorrente che,

versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in 3.000,00
euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle
ammende.

Così deciso il 05/07/2018.

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