Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35969 del 05/07/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35969 Anno 2018
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: APRILE STEFANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SANTANIELLO EDOARDO nato a LAURO il 06/07/1947

avverso la sentenza del 17/05/2017 del TRIBUNALE di AVELLINO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere STEFANO APRILE;

Data Udienza: 05/07/2018

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

Il TRIBUNALE di AVELLINO, con sentenza in data 17/05/2017, condannava alla pena ritenuta di
giustizia SANTANIELLO EDOARDO in relazione al reato di cui all art. 660 CP
Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo:
– violazione di legge con riferimento alla ritenuta responsabilità per l’irrilevanza della condotta in
quanto episodica e per mancanza dell’elemento soggettivo;
– violazione di legge per apparenza della motivazione e vizio della motivazione con riguardo alla
mancata declaratoria di non punibilità del fatto a norma dell’articolo 131-bis c.p. e per la congruità

il ricorso è inammissibile.

Tra i requisiti del ricorso per cassazione vi è anche quello, sancito a pena di inammissibilità, della
specificità dei motivi : il ricorrente ha non soltanto l’onere di dedurre le censure su uno o più punti
determinati della decisione impugnata, ma anche quello di indicare gli elementi che sono alla base
delle sue lagnanze. Nel caso di specie il ricorso è inammissibile perché privo dei requisiti prescritti
dall’art. 581, comma 1, lett. c) c.p.p. in quanto, a fronte di una motivazione della sentenza
impugnata ampia e logicamente corretta, non indica gli elementi che sono alla base della censura
formulata, non consentendo al giudice dell’impugnazione di individuare i rilievi mossi ed esercitare il
proprio sindacato. In effetti, la sentenza impugnata rappresenta, in modo che il ricorso neppure
contraddice, la circostanza che la persona offesa ha dovuto disattivare il telefono per sottrarsi alle
continue molestie.

Analoga genericità, per mancato confronto con la motivazione del provvedimento impugnato,
riguarda l’ulteriore motivo di ricorso in quanto il giudice di merito ha puntualmente motivato sia in
ordine alla quantificazione della pena, sia in merito alla possibilità di riconoscere la causa di non
punibilità per la reiterazione dei comportamenti.

Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento
della somma, che ritiene equa, di euro 2.000 a favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro 2.000 alla cassa delle ammende.

Così dei

05/07/2018

della pena.

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