Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35925 del 26/11/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 1 Num. 35925 Anno 2015
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: TARDIO ANGELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BUCCAFUSCA VINCENZO, nato il 08/05/1929
avverso l’ordinanza n. 6190/2006 GIUDICE SORVEGLIANZA di
PALERMO del 27/02/2014;

sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Angela Tardio;
lette le conclusioni del Procuratore Generale dott. Enrico Delehaye,
che ha chiesto rigettarsi il ricorso con condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio.

Data Udienza: 26/11/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 27 febbraio 2014 il Magistrato di Sorveglianza di
Palermo ha rigettato l’istanza proposta da Buccafusca Vincenzo, volta a ottenere
la remissione del proprio debito per spese processuali (pari a euro 101.540,08 ed
euro 160,00) relative alla sentenza della Corte di appello di Palermo del 23

Il Magistrato riteneva, a ragione della decisione, che non ricorrevano i
requisiti delle disagiate condizioni economiche e della regolare condotta, poiché
emergeva dalla informativa di P.S. del 13 febbraio 2014 che l’istante era stato
segnalato il 18 settembre 2013 per violazione dell’art. 80 d.lgs. n. 159 del 2011
per avere omesso di comunicare l’avvenuta variazione patrimoniale pari a euro
centotrentami la .
Tale emergenza evidenziava la sussistenza di elementi che dimostravano
una elevata capienza reddituale dell’istante, che non appariva trovarsi in una
situazione d’incapacità finanziaria, mentre, in presenza di condotte
depauperative del proprio patrimonio da parte dello stesso, poteva agirsi in via
recuperatoria.
L’istante, peraltro, poteva far fronte alle sue primarie esigenze di vita
godendo di pensione e vivendo in casa di proprietà della figlia, che lo aiutava
anche nei suoi bisogni di natura economica.

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione per mezzo
del suo difensore avv. Antonino Lo Cascio, l’interessato, che ne chiede
l’annullamento sulla base di unico motivo, con il quale denuncia violazione di
legge e vizio di motivazione, sotto il profilo della carenza, contraddittorietà e
manifesta illogicità, in ordine alla ritenuta insussistenza delle condizioni
normativamente previste per la concessione del beneficio della remissione del
debito, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett.

b) ed e) , cod. proc. pen., in

relazione agli artt. 6 d.P.R. n. 115 del 2002 e 106 d.P.R. n. 230 del 2000.
2.1. Secondo il ricorrente, che richiama le condizioni essenziali e concorrenti
per la concessione del chiesto istituto, il Magistrato di sorveglianza ha escluso il
requisito della regolare condotta valorizzando la commissione da parte sua, dopo
l’espiazione della pena cui si riferiscono le spese di giustizia in oggetto, di
ulteriore reato in stato di libertà.
Le argomentazioni svolte sono, tuttavia, in insanabile contrasto con
l’indicato art. 6, che, con riguardo a detto requisito, ne prevede la diversa
verifica, perché se l’interessato ha eseguito la pena solo mediante restrizione in
2

gennaio 2003.

carcere si deve tenere conto del comportamento carcerario alla stregua dei
parametri di cui all’art. 30-ter Ord. Pen. (comma 2), mentre si deve procedere
alla valutazione della condotta tenuta in libertà se l’interessato non sia stato
detenuto o internato (comma 1).
Nella specie, poiché esso ricorrente, in relazione al procedimento da cui sono
derivate le spese di giustizia, è stato detenuto in carcere in espiazione di pena,
doveva trovare applicazione la disciplina di cui al secondo comma dell’art. 6, la
cui previsione di una delimitazione temporale-spaziale della valutazione

8, Ord. Pen., che circoscrive la regolare condotta ai comportamenti tenuti
durante la detenzione, e nella previsione dell’art. 106 reg. esec., alla cui stregua,
se non vi è stata detenzione, si tiene conto della regolarità della condotta in
libertà.
La delimitazione della valutazione al periodo detentivo, attestato come
regolare dalla relazione comportamentale del 30 giugno 2006 della Casa
circondariale

“Ucciardone”

di Palermo, avrebbe portato al riconoscimento

dell’indicato requisito soggettivo.
In ogni caso, il procedimento penale seguito alla segnalazione di reato è
pendente nella fase delle indagini preliminari.
2.2. Quanto al requisito di natura oggettiva, il riferimento nell’ordinanza
all’acquisto di un immobile per centotrentamila euro, cui attiene la rilevata
variazione patrimoniale, non tiene conto, ad avviso del ricorrente, della
documentazione acquisita nel corso dell’udienza dell’Il dicembre 2013, da cui
risulta “chiaramente e incontestabilmente” che il contratto di compravendita
dell’8 ottobre 2007 è stato dichiarato simulato perché l’apparente venditrice (tale
Vitrano Monia) ha simulato la cessione dell’immobile -a fronte di apparente
corresponsione della somma di centotrentamila euro a titolo di prezzo da parte
sua- per sfuggire alle pretese del proprio creditore, che ha esercitato azione
giudiziaria per la risoluzione del contratto relativo all’appartamento, tornato
anche formalmente nella disponibilità dell’apparente venditrice, accertandosi che
esso ricorrente nulla ha pagato.
Il Magistrato di sorveglianza, che ha omesso alcun cenno ai contratti notarili
di compravendita e di risoluzione dell’atto di compravendita, versati in atti, ha
fornito una motivazione manifestamente illogica e contraddittoria in aperto
contrasto con le risultanze processuali.
Il vizio di motivazione riguarda anche il resto dell’ordinanza, poiché egli
gode di pensione di vecchiaia di soli seicento euro al mese e, per tali condizioni
economiche precarie ai limiti della indigenza, e probabilmente oltre, è ospitato in
un appartamento di proprietà della figlia, che lo aiuta economicamente per far
fronte alle primarie esigenze di vita.
3

comportamentale trova conferma nel disposto del richiamato art. 30-ter, comma

Né si è accertato, in coerenza con la richiamata giurisprudenza di legittimità,
lo stato di disagio che deriverebbe dal pagamento della somma di cui ha chiesto
la remissione.

3. Il Procuratore Generale presso questa Corte ha depositato requisitoria
scritta, concludendo per il rigetto del ricorso per la sua infondatezza.

1. Il ricorso è fondato.

2. Quanto al requisito della regolare condotta, deve premettersi il richiamo
alla previsione normativa del vigente art. 6 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, che,
in ordine a detto requisito, distingue tra l’ipotesi in cui l’interessato non sia stato
detenuto o internato con riguardo al titolo cui le spese ineriscono e quella in cui
l’interessato sia stato, invece, detenuto o internato per il titolo di riferimento,
stabilendo che, nel primo caso, si deve avere riguardo alla condotta tenuta in
libertà e, nel secondo caso a quella tenuta in istituto -riguardo al quale alle spese
del processo si aggiungono le spese di mantenimento-, valutata secondo i
parametri di cui all’art. 30-ter, comma 8, Ord. Pen.
2.1. Questa Corte, coerentemente con tale impostazione, ha più volte
affermato che, nel caso di soggetto che sia stato ristretto in carcere, la condotta
regolare va verificata con esclusivo riguardo al comportamento tenuto in istituto,
valutato secondo i parametri di cui all’art. 30-ter Ord. Pen., non potendo essere
considerata ostativa al beneficio la sola commissione, fuori dello stato detentivo,
di ulteriori reati (tra le altre, Sez. 1, n. 3752 del 16/01/2009, dep. 27/01/2009,
Bozza, Rv. 242444; Sez. 1, n. 22376 del 08/05/2009, dep. 28/05/2009, Capizzi,
Rv. 2448259), e dovendo farsi riferimento, in presenza di un periodo di
detenzione, esclusivamente alla condotta tenuta durante tale periodo e non a
quella mantenuta in libertà, che va, invece, considerata solo ove la detenzione
non vi sia stata (tra le altre, Sez. 1, n. 13611 del 13/03/2012, dep. 12/04/2012,
Valenti, Rv. 252291; Sez. 1, n. 27200 del 28/05/2013, dep. 20/06/2013,
Chatibi, Rv. 256617; Sez. 1, n. 24937 del 16/12/2013, dep. 12/06/2014,
Carbone, Rv. 262130; Sez. 1, n. 31754 del 20/05/2014, dep. 18/07/2014,
Descisciolo, Rv. 260541).
2.2. Il Collegio intende dare continuità a tali principi, che -coerenti con
l’univoco dato normativo e con “la rado dell’istituto diretto a premiare e
promuovere la corretta condotta in carcere, nell’interesse pubblico alla sicurezza
degli istituti di pena, e, nel contempo, a favorire il reinserimento sociale del
condannato ove l’adempimento dei debiti di giustizia lo renderebbe troppo
4

CONSIDERATO IN DIRITTO

gravoso, in relazione alle sue condizioni economiche, e potrebbe ingenerare
nuove spinte criminogene” (Sez. 1, n. 31754 del 20/05/2014, citata, in
motivazione)- sono ormai consolidati rispetto al precedente coesistente
orientamento diverso che, invece, riferiva il requisito della regolarità della
condotta, quale condizione per la concessione della remissione del debito, anche
alla condotta tenuta in ambito esterno, oltre che a quella mantenuta in ambito
inframurario (tra le altre, Sez. 1, n. 42086 del 30/10/2008, dep. 12/11/2008,
Carbone, Rv. 241841; Sez. 1, n. 10745 del 18/02/2009, dep. 11/03/2009,

Rv. 244308; Sez. 1, n. 30114 del 26/06/2009, dep. 20/07/2009, Galea, Rv.
244846).
2.3. Nella specie, il Magistrato di sorveglianza si è limitato a rilevare che non
ricorreva il requisito della regolare condotta e ha richiamato l’intervenuta
segnalazione del ricorrente il 18 settembre 2013 per violazione dell’art. 80 d.lgs.
n. 159 del 2011, emergente dalla nota informativa di P.S. del 13 febbraio 2014.
Tale motivazione, nei termini in cui è espressa, risulta affetta dai denunciati
vizi.
L’ordinanza, invero, evocando detta segnalazione -senza offrire alcuna
indicazione riguardo al fatto per cui è intervenuta la condanna cui attengono le
spese processuali oggetto della richiesta di rimessione, alla entità della pena
inflitta, alle modalità e all’ambito temporale della sua espiazione, alla stessa
concreta consistenza negativa della vicenda segnalata e al suo carattere
sintomatico di irregolare abitudine esistenziale del ricorrente-, non ha reso
conto del ragionamento che ha sostenuto il percorso argomentativo e la sintesi
valutativa che lo ha concluso, precludendo al ricorrente e a questa Corte di
apprezzarne la tenuta logica e la coerenza con gli indicati condivisi principi,
anche a fronte della deduzione del ricorrente di essere stato detenuto in carcere
in espiazione di pena in forza del detto titolo (il che avrebbe imposto
l’applicazione della previsione normativa di cui all’art. 6, comma 2, d.P.R. n. 115
del 2002).

3. Quanto al requisito del versare il ricorrente in disagiate condizioni
economiche, si richiama in diritto il riaffermato principio, secondo cui, ai fini della
remissione del debito per spese di giustizia e di mantenimento in carcere, il
requisito delle disagiate condizioni economiche, richiesto sia dall’abrogato art. 56
legge n. 354 del 1975, sia dal vigente art. 6 d.P.R. n. 115 del 2002, è integrato
non solo quando il soggetto si trovi in stato di indigenza, ma anche quando
l’adempimento del debito comporti un serio e considerevole squilibrio del suo
bilancio domestico, tale da precludere il soddisfacimento di elementari esigenze
vitali e compromettere quindi il recupero e il reinserimento sociale (tra le altre,
5

Mbaye, Rv. 242893; Sez. 1, n. 29366 del 21/05/2009, dep. 16/07/2009, Verzì,

Sez. 1, n. 14541 del 24/01/2006, dep. 27/04/2006, Mangione, Rv. 233939; Sez.
1, n. 5621 del 16/01/2009 dep. 10/02/2009, Guarino, Rv. 242445; Sez. 1, n.
48400 del 23/11/2012, dep. 13/12/2012, Loreto, Rv. 253979), mentre l’indicato
requisito non sussiste nel caso in cui il soggetto versi in difficoltà finanziarie
(Sez. 1, n. 3575 del 28/05/2013, dep. 29/08/2013, Antonuccio, Rv. 256750), né
può affermarsi per una presunta disponibilità reddituale sul presupposto che la
condanna attiene a determinati reati per il divieto di applicazione analogica “in
malam partem” delle disposizioni in materia di patrocinio a spese dello stato ( tra

247583; Sez. 1, n. 48400 del 23/11/2012, dep. 13/12/2012, Loreto, Rv.
253980).
3.1. Si rileva anche in diritto, condividendo precedenti arresti di questa
Corte, che la valutazione circa la sussistenza di tale requisito deve essere svolta
con riferimento al momento della presentazione dell’istanza ovvero a periodi di
tempo a esso cronologicamente prossimi, atteso il chiaro dettato della norma che
puntualizza il concetto con terminologia al tempo presente (“chi si trova in
disagiate condizioni …”), e avuto riguardo alla logica sottesa che, all’evidenza,
intende prestare attenzione a situazioni connesse al momento del dovuto
pagamento, non a situazioni pregresse, potenzialmente anche superate e
dunque non più significative ai fini in parola (Sez. 1, n. 19866 del 06/05/2009,
dep. 11/05/2009, Valenziano, Rv. 243786).
3.2. L’ordinanza impugnata, che ha premesso il già riferito richiamo alle
emergenze della nota informativa di P.S. del 13 febbraio 2014, ha ritenuto non
soddisfatto il requisito delle disagiate condizioni economiche, valorizzando la
circostanza della omessa comunicazione al Nucleo di Polizia Tributaria da parte
del ricorrente, che vi era tenuto in quanto definitivamente sottoposto a misura di
prevenzione, della intervenuta variazione, nella misura di centotrentamila euro,
della entità del proprio patrimonio.
Il Magistrato, che ha ritenuto tale emergenza autonomamente disvelatrice di
elevata capacità reddituale del ricorrente, non ha esplicato il fondamento e
l’epoca di tale variazione patrimoniale, e neppure ha svolto apprezzamenti
argomentati, a ragione dell’espresso convincimento, in ordine alle deduzioni e
osservazioni difensive, ribadite con il proposto ricorso e afferenti alla contestata
effettività della segnalata variazione in positivo del patrimonio, e in ordine alle
emergenze dei dati documentali acquisiti, attinenti alle vicende (contrattuali,
simulatorie, risolutive) a essa relative.
Né conferisce specificità alla motivazione il riferimento al possibile esercizio
di azioni recuperatorie a fronte di non precisate condotte depauperative del
patrimonio, e rimane ancor meno motivato il discorso giustificativo della
decisione nella parte relativa al non quantificato trattamento pensionistico del
6

le altre, Sez. 1, n. 16901 del 08/04/2010, dep. 04/05/2010, Grizzaffi, Rv.

ricorrente e alla fruizione da parte dello stesso di situazione alloggiativa
nell’appartamento della figlia e di aiuto anche economico a opera della
medesima, non correlati, al di là dell’indicato soddisfacimento in atto delle
primarie esigenze di vita, alla entità del debito erariale e agli effetti del suo
adempimento sulle condizioni di vita dell’interessato e sul suo bilancio
domestico.

4. L’ordinanza impugnata deve, pertanto, essere annullata e rinviata al

presenti i parametri normativi e i rilievi innanzi indicati.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Magistrato di
sorveglianza di Palermo.
Così deciso in Roma, in data 26 novembre 2014

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Magistrato di sorveglianza di Palermo, che procederà a nuovo esame tenendo

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA