Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 3591 del 25/11/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 3591 Anno 2016
Presidente: NAPPI ANIELLO
Relatore: CATENA ROSSELLA

SENTENZA

sul ricorso proposto da Rispoli Agostino, persona offesa nell’ambito del p.p. n. 3140/2014/44
R.G.N.R., avverso l’ordinanza emessa dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torre
Annunziata in data 26/11/2014;

visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere dott.ssa Rossella Catena;
lette le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale dott. Aldo Policastro, pervenute in data
2/07/2015, con cui si chiede l’annullamento del provvedimento impugnato senza rinvio.

RITENUTO IN FATTO

1. Con il provvedimento impugnato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre
Annunziata disponeva l’archiviazione del p.p. n. 3140/14/44 a seguito di udienza camerale, avendo
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Data Udienza: 25/11/2015

ritenuto che la mancata comparizione dell’opponente e/o del suo difensore alla citata udienza,
fissata a seguito di opposizione ex art. 409, comma 2, e 410, comma 3, c.p.p., equivalesse a rinuncia
all’opposizione medesima.

2. La persona offesa Rispoli Agostino ricorre avverso il decreto di archiviazione per violazione di
legge ex art. 606, lett. b), c.p.p., in relazione agli artt. 127, comma 3, 409, comma 2, 410, comma 3,

all’opposizione per facta concludentia, con conseguente illegittima omissione, da parte del giudice,
delle argomentazioni poste a fondamento dell’opposizione ritualmente formulata dalla persona
offesa, la quale non ha affatto inteso rinunziare all’opposizione medesima, dato che la
partecipazione all’udienza camerale è facoltativa.

3. Il P.G. in data 2/07/2015 ha fatto prevenire conclusioni scritte con cui ha chiesto l’annullamento
senza rinvio del provvedimento impugnato, in quanto nel caso di specie si è verificata una
violazione del contraddittorio, essendo stata la decisione assunta de plano, sia pure a seguito di
udienza camerale.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso va dichiarato inammissibile.
Ai sensi dell’art. 409, comma 6, c.p.p., l’ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione da
parte della persona offesa nei soli casi di nullità previsti dall’art. 127, comma 5, c.p.p., derivante da
omesso avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa che ne abbia fatto richiesta, o
dall’omesso avviso alla persona offesa dell’udienza fissata a seguito di opposizione ex art. 408
c.p.p.
Nel caso di specie nessuna di dette ipotesi risulta essersi verificata, avendo la persona offesa
ricevuto sia la notifica dell’avviso della richiesta di archiviazione sia la notifica della fissazione
dell’udienza fissata a seguito di opposizione.
La circostanza che il giudice abbia disposto l’archiviazione equiparando la mancata comparizione
della persona offesa ad una forma concludente di rinuncia all’opposizione, quindi, costituisce una
doglianza che investe la motivazione del decreto di archiviazione e che, come tale, non è
sindacabile in sede di legittimità.
La persona offesa, pur avendo ricevuto l’avviso dell’udienza fissata a seguito di opposizione, ha
ritenuto di non comparire, esercitando una sua legittima facoltà. Ciò non significa affatto che il
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c.p.p., rilevando come non sia in alcun modo possibile ritenere sussistente una rinunzia

contraddittorio sia stato violato, atteso che il giudice ha valutato la mancata comparizione
attribuendole il significato di rinuncia all’opposizione, ed aggiungendo che, in ogni caso, la notizia
di reato appariva infondata.
Detta motivazione, quindi, non risulta in alcun modo sindacabile in sede di legittimità, esulando dai
casi di violazione del contraddittorio.
Ne deriva, pertanto, l’inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

Corte Costituzionale, con la sentenza n. 186 del 2000, abbia dichiarato la illegittimità costituzionale
dell’art. 616 del codice di rito nella parte in cui non prevede che la Corte di Cassazione, in caso di
inammissibilità del ricorso, possa non pronunciare la condanna in favore della Cassa delle
ammende a carico della parte privata che abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità.
Nel caso di specie può ritenersi che la parte privata abbia ragionevolmente fidato nell’ammissibilità
del ricorso, alla luce delle argomentazioni in esso contenute ed alla luce della stringata motivazione
adottata dal giudice; ne consegue che, nel caso di specie, si ritiene di non pronunciare alcuna
condanna al pagamento in favore della Cassa delle ammende nei confronti del ricorrente.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 25/11/2015

Il Consigliere estensore

Il Pre idente

Quanto alla condanna al pagamento in favore della Cassa delle Ammende, va ricordato come la

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