Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35906 del 27/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35906 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: BRUNO MARIAROSARIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SAVASTANO YURI nato a ASTI il 26/12/1987

avverso la sentenza del 27/11/2017 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere MARIAROSARIA BRUNO;

Data Udienza: 27/06/2018

Savastano Yuri ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza
delta Corte di appello di Torino indicata in epigrafe, con la quale è stata
confermata la pronuncia di condanna emessa dal Tribunale di Torino in relazione
al reato di cui all’art. 186, comma 1 e 2-sexies, cod. strada.
L’esponente deduce vizio di carenza di motivazione della sentenza con
riferimento al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
Il ricorso è inammissibile.
Si osserva che la decisione impugnata risulta sorretta da conferente
apparato argomentativo che rispetta appieno la previsione normativa per quanto
concerne la determinazione del trattamento sanzionatorio. E’ il caso di
considerare che in tema di valutazione del vari elementi per !a concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la determinazione delta pena ed i limiti del sindacato di legittimità su
detti punti, la giurisprudenza dì questa Suprema Corte non solo ammette la
cosiddetta motivazione implicita (Sez. 6, n. 36382 del 04/07/2003, Dell’Anna,
Rv. 22714201) o con formule sintetiche, tipo «si ritiene congrua», Sez. 4, n.
23679 del 23/04/2013, Viale, Rv. 25620101; Sez. 6, n. 9120 del 02/07/1998,
Urrata, Rv. 21158301), ma afferma anche che la ratio della disposizione di cui
all’art.62-bis cod. pen. non impone al giudice di merito di esprimere una
valutazione circa ogni singola deduzione difensiva, essendo, invece, sufficiente
l’indicazione degli elementi di preponderante rilevanza ritenuti ostativi alla
concessione delle attenuanti che, nel caso in esame, sono stati adeguatamente
individuati nella esistenza in capo al ricorrente di un precedente specifico e nelle
modalità della condotta.
Alla dichiarazione d’inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa
delle ammende.
In Roma, così deciso il 27 giugno 2018

MOTIVI DELLA DECISIONE

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