Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35902 del 27/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35902 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SALEMI ANTONINO nato a CATANIA il 25/05/1962

avverso la sentenza del 16/02/2018 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRA0)1.

Data Udienza: 27/06/2018

Salemi Antonino ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Catania indicata in epigrafe, con la quale a seguito di
rito abbreviato è stata confermata la pronuncia di condanna del Tribunale di
Catania in relazione al reato di cui all’art.73, commi 1 e 4, d.P.R. 9 ottobre 1990,
n.309 commesso in Catania il 2 febbraio 2017 con recidiva reiterata ed
infraquinquennale.
L’esponente deduce vizio della motivazione in relazione al diniego delle
circostanze attenuanti generiche ed al trattamento sanzionatorio in generale.
Il ricorso è inammissibile.
Occorre ricordare che una specifica e dettagliata motivazione in merito ai
criteri seguiti dal giudice nella determinazione della pena e nell’applicazione delle
circostanze si richiede nel caso in cui la sanzione sia determinata in misura
prossima al massimo edittale o comunque superiore alla media, risultando
insindacabile, in quanto riservata al giudice di merito, la scelta implicitamente
basata sui criteri di cui all’art. 133 cod. pen. di irrogare una pena in misura
media o prossima al minimo edittale (Sez. 2, n. 36104 del 27/04/2017, Mastro,
Rv. 27124301; Sez.4, n.27959 del 18/06/2013, Pasquali, Rv.25835601; Sez.2,
n.28852 del 8/05/2013, Taurasi, Rv.25646401; Sez. 4, n.21294 del 20/03/2013,
Serratore, Rv.25619701).
In tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle attenuanti
generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto riguarda la
determinazione della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti punti, la
giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la cosiddetta
motivazione implicita (Sez. 6, n. 36382 del 04/07/2003, Dell’Anna, Rv.
22714201) o con formule sintetiche (tipo «si ritiene congrua», Sez. 4, n. 23679
del 23/04/2013, Viale, Rv. 25620101; Sez. 6, n. 9120 del 02/07/1998, Urrata,
Rv. 21158301), ma afferma anche che la ratio della disposizione di cui all’art.62
bis cod. pen. non impone al giudice di merito di esprimere una valutazione circa
ogni singola deduzione difensiva, essendo, invece, sufficiente l’indicazione degli
elementi di preponderante rilevanza ritenuti ostativi alla concessione delle
attenuanti, consistenti nel caso in esame nell’avere l’imputato affermato di
detenere per uso personale un quantitativo pari a 1.883 dosi e nei plurimi
precedenti penali per reati contro il patrimonio, indicativi della propensione della
persona al facile guadagno mediante attività illecite (Sez.2, n.3896 del
20/01/2016, De Cotiis, Rv. 26582601).
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 27 giugno 2018

Motivi della decisione

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