Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35896 del 27/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35896 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: BRUNO MARIAROSARIA

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
RMINA FOUAD nato il 23/08/1984
ABOUNASSIR JAWAD nato il 16/04/1968
EL KOCHAIRI AYOUB nato il 01/07/1990
EL AIDI YOUNESS nato il 19/10/1988

avverso la sentenza del 06/12/2017 del GIP TRIBUNALE di TORINO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere MARIAROSARIA BRUNO;

Data Udienza: 27/06/2018

Rmina Fouad, El Kochairi Ayoub, El Aidi Youness, Abounassir Jawad, con
separati ricorsi, a mezzo dei rispettivi difensori impugnavano la sentenza
emessa in data 6/12/2017 dal G.i.p. del Tribunale di Torino che, a seguito di
giudizio definito con patteggiamento, per numerosi episodi di cessione di
sostanza stupefacente, applicava ai ricorrenti le pene di giustizia concordate tra
le parti all’udienza del 29/11/2017.
Nei ricorsi si deduceva quanto segue.
La difesa di El Kochairi Ayoub lamentava manifesta illogicità della sentenza e
carenza di motivazione in ordine alla ritenuta insussistenza delle cause di non
punibilità previste dall’art. 129 cod. proc. pen.;
Rmina Fouad e Abounassir Jawad lamentavano carenza di motivazione in
ordine ai criteri di determinazione della pena.
La difesa di El Aidi Youness lamentava violazione di legge con riferimento
all’art. 133 cod. pen.
Ebbene, l’impugnazione proposta è inammissibile. Ai sensi dell’art. 448,
comma 2 bis, cod. proc. pen., come introdotto dalla legge n. 103 del 2017, in
vigore dal 3 agosto 2017, il ricorso avverso la sentenza di patteggiamento è
proponibile solo per motivi attinenti all’espressione della volontà dell’imputato, al
difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, all’erronea qualificazione giuridica
del fatto, all’illegalità della pena o della misura di sicurezza.
Poiché nei caso in esame non è stato eccepita l’illegalità della pena (né si
ravvisano profili di illegalità di essa, rilevabili d’ufficio) e, poiché non si sollevano
questioni attinenti alla corrispondenza tra richiesta e sentenza o questioni
attinenti alla erronea qualificazione giuridica del fatto o riguardanti il vizio della
volontà, la impugnazione deve intendersi proposta al di fuori dei casi previsti
dalla legge ed il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Per completezza espositiva, si rileva che la sentenza di patteggiamento, che
recepisce l’accordo fra le parti, risulta sufficientemente motivata contenendo una
succinta descrizione del fatto (deducibile dal capo d’imputazione); l’affermazione
della correttezza della qualificazione giuridica di esso; il richiamo all’art. 129 cod.
proc. pen., per escludere la ricorrenza delle ipotesi ivi previste; l’affermazione
della congruità della pena patteggiata.
Alla inammissibilità dei ricorsi, consegue la condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali. Tenuto conto della sentenza della Corte
Costituzionale n.186 del 13 giugno 2000 e rilevato che non sussistono elementi
per ritenere che i ricorrenti abbiano proposto ricorso senza versare in colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità, segue, a norma dell’art. 616 cod.
proc. pen. l’onere del versamento di una somma, in favore della Cassa delle
Ammende, determinata, in considerazione delle ragioni di inammissibilità dei
ricorso stesso, nella misura di euro 3.000,00 per ciascun ricorrente.

P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno al versamento della somma di tremila euro alla
Cassa delle ammende.
In Roma, così deciso il 27 giugno 2018

Motivi della decisione

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