Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35895 del 27/06/2018


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 35895 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: BRUNO MARIAROSARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
LA POLLA ANTONIO nato a LAMEZIA TERME il 30/11/1989

avverso la sentenza del 13/09/2017 della CORTE APPELLO di CATANZARO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere MARIAROSARIA BRUNO;

Data Udienza: 27/06/2018

1. La Polla Antonio, a mezzo del difensore, ricorre avverso la sentenza della
Corte di Appello di Catanzaro emessa in data 13/9/2017, di conferma della
pronuncia di condanna resa dal Tribunale di Lamezia Terme in data 16/7/2012
con cui è stata allo stesso irrogata la pena di mesi 8 di reclusione ed euro
2.000,00 di multa in relazione al reato previsto dall’art. 73, comma 5, d.P.R.
309/90, fatto commesso in data 1/8/2010.
2. Il ricorrente deduce vizio di motivazione per travisamento della prova e
violazione dell’art. 192 cod. proc. pen, con riferimento alla interpretazione del
contenuto delle conversazioni intercettate; erronea applicazione dell’art. 133
cod. pen. in relazione al trattamento sanzionatorio riguardante il reato di cui
all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90, come modificato dalla legge 79/2014.
Afferma la difesa che la Corte territoriale, pur in assenza di un preciso motivo di
appello sul punto, avrebbe dovuto procedere d’ufficio alla rideterminazione della
pena. Invero, successivamente alla sentenza dì primo grado, le pene previste per
il comma quinto dell’art. 73 d.P.R. 309/90, sono state modificate in melius dalla
legge 79/2014 che ha previsto una riduzione del minimo edittale della pena.
Il primo motivo di ricorso risulta manifestamente infondato ponendosi
questioni, non proponibili in sede di legittimità, riguardanti la interpretazione di
dati processuali acquisiti nel giudizio, valutati in modo idoneo dalla Corte
territoriale.
Fondato è, invece, il motivo riguardante il trattamento sanzionatorio.
La sentenza resa dalla Corte d’appello di Catanzaro, ha confermato la
pronuncia del Tribunale, senza procedere ad una rideterminazione della pena alla
luce della mutata cornice edittale prevista dall’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90
come modificata per effetto della legge n.79 del 2014 che prevede la pena
edittale minima di mesi sei di reclusione ed euro 1032,00 di multa.
E’ ius receptum nella giurisprudenza di legittimità il principio in base al quale
il giudice deve procedere a rideterminare la pena inflitta secondo parametri
edittali che non risultano più proporzionati ed adeguati rispetto al trattamento
sanzionatorio maggiormente favorevole sopravvenuto, anche nel caso in cui
detta pena rientri nella nuova cornice edittale. Chiaro sul punto il dictum delle
Sezioni Unite di questa Corte, secondo cui, appunto, “Il diritto dell’imputato,
desumibile dall’art. 2, comma quarto, cod. pen., di essere giudicato in base al
trattamento più favorevole tra quelli succedutisi nel tempo, comporta per il
giudice della cognizione il dovere di applicare la “lex mitior” anche nel caso in cui
la pena inflitta con la legge previgente rientri nella nuova cornice sopravvenuta,
in quanto la finalità rieducativa della pena ed il rispetto dei principi di
uguaglianza e di proporzionalità impongono di rivalutare la misura della
sanzione, precedentemente individuata, sulla base dei parametri edittali
modificati dal legislatore in termini di minore gravità” (così Sez. Un. sent. n.
46653 del 26.06.2015, Rv. 265110; conf., successivamente, Sez. 6. Sent. n.
10169 del 10.02.2016, Rv. 266514).
3. Occorre considerare, alla luce della fondatezza del motivo di ricorso
Illustrato e, pertanto, della instaurazione di un valido rapporto processuale, che
sussistono i presupposti per dichiarare, ai sensi dell’art. 129, comma 1, cod.
proc. pen., l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione. E’ invero
interamente spirato il termine massimo di prescrizione della fattispecie in
contestazione, pari ad anni sette e mesi sei, da farsi decorrere dalla data del
commesso reato (1/8/2010).
Ne consegue l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per
estinzione del reato per intervenuta prescrizione.

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Motivi della decisione

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché il reato è estinto per
prescrizione.
Così deciso il 27 giugno 2018

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