Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35887 del 27/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35887 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SCIACCALUGA FABRIZIO nato a LA SPEZIA il 01/08/1967

avverso la sentenza del 19/10/2017 della CORTE APPELLO di GENOVA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRA9;

Data Udienza: 27/06/2018

Sciaccaluga Fabrizio ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Genova indicata in epigrafe, che ha confermato la
condanna pronunciata dal Tribunale di La Spezia per il reato di cui all’art.189,
comma 7, d. Igs 30 aprile 1992, n.285 commesso in La Spezia il 7 giugno 2010.
L’esponente deduce violazione di legge e vizio di motivazione per
insussistenza di prove dell’elemento psicologico del reato in relazione all’evento
dell’incidente come evento ricollegabile al suo comportamento.
Con memoria depositata in data 11 giugno 2018 il difensore del ricorrente
ha insistito perché il ricorso sia ritenuto ammissibile per l’incidenza dell’erronea
applicazione degli artt.42, 43 e 47 cod. pen. e dell’art.189 cod. strada
sull’impianto logico della sentenza impugnata.
Il ricorso è inammissibile.
In punto di diritto, è bene ricordare che, secondo la giurisprudenza della
Corte di Cassazione, l’elemento soggettivo del reato previsto dall’art.189, comma
7, cod. strada è integrato anche in presenza del dolo eventuale, ravvisabile in
capo all’utente della strada il quale, in caso di incidente comunque ricollegabile al
suo comportamento ed avente connotazioni tali da evidenziare in termini di
immediatezza la concreta eventualità che dall’incidente sia derivato danno alle
persone, non ottemperi all’obbligo di prestare la necessaria assistenza ai feriti. In
altre parole, per la punibilità è necessario che ogni componente del fatto tipico
(segnatamente il danno alle persone e l’esservi persone ferite, necessitanti di
assistenza) sia conosciuta e voluta dall’agente. A tal fine, è però sufficiente
anche il dolo eventuale, che si configura normalmente in relazione all’elemento
volitivo, ma che può attenere anche all’elemento intellettivo, quando l’agente
consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei
quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso il
rischio: ciò significa che, rispetto alla verificazione del danno alle persone
eziologicamente collegato all’incidente, è sufficiente che, per le modalità di
verificazione di questo e per le complessive circostanze della vicenda, l’agente si
rappresenti la probabilità – o anche la semplice possibilità- che dall’incidente sia
derivato un danno alle persone e che queste necessitino di assistenza (Sez.4,
n.6904 del 20/11/2013, dep. 2014, Richichi, n.m.; Sez.4, n.36270 del
24/05/2012, Bosco, n.m.; Sez.4, n.33294 del 14/05/2008, Curia,
Rv. 24211301). Assistenza significa quel soccorso che si rende necessario,
tenuto conto del modo, del luogo, del tempo e dei mezzi, per evitare il danno
che si profila. Trattasi, in sostanza di reato istantaneo di pericolo, il quale ultimo
va accertato con valutazione ex ante e non ex post.
La Corte territoriale, spiegate analiticamente le ragioni per le quali la
persona offesa dovesse ritenersi credibile, ha fornito una motivazione congrua,
desumendo l’elemento soggettivo del reato dal fatto che l’imputato, alla guida di
un taxi, avesse urtato con lo specchietto retrovisore il ciclista facendolo cadere,
allontanandosi dopo un primo rallentamento; tanto in ossequio al principio per
cui neppure l’intima convinzione di non essere responsabile del sinistro possa
esimere il conducente dall’obbligo di fermarsi e di prestare assistenza. Ogni
ulteriore considerazione svolta nel ricorso tende ad una nuova lettura delle
emergenze istruttorie, più favorevole al ricorrente, non consentita in fase di
legittimità.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

2

Motivi della decisione

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 27 giugno 2018

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