Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35873 del 27/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35873 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
PINCIVERO ALESSANDRO nato a LATINA il 25/01/1979

avverso la sentenza del 06/06/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO•

Data Udienza: 27/06/2018

Pincivero Alessandro ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Roma indicata in epigrafe, con la quale è stata
confermata la pronuncia di condanna del Tribunale di Latina in relazione al reato
di cui all’art.73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309 commesso in Latina il 7 ottobre
2010.
L’esponente deduce inosservanza dell’art.73, comma 7, T.U. Stup. per non
avere i giudici di merito valorizzato il comportamento collaborativo dell’imputato,
che aveva condotto gli inquirenti nel garage in cui era detenuta la sostanza
stupefacente, in relazione alla modesta portata dell’attività delittuosa; con un
secondo motivo deduce inosservanza di legge per l’omessa sussunzione del fatto
nell’ipotesi prevista dall’art.73, comma 5, T.U. Stup. nonostante la quantità della
sostanza stupefacente non fosse imponente e l’organizzazione fosse rudimentale
ed occasionale.
Il ricorso è inammissibile in quanto manifestamente infondato.
La Corte di Appello ha valutato che la polizia giudiziaria fosse già a
conoscenza dell’esistenza dei due garages di pertinenza dell’abitazione del
Princivero per escludere l’apporto dell’imputato qualificabile ai sensi dell’art.73,
comma 7, T.U. Stup. ed ha escluso che il fatto fosse di lieve entità avuto
riguardo al dato ponderale (1.717 dosi medie di hashish e 127 dosi medie di
cocaina) ed alla predisposizione di un luogo destinato al confezionamento con
relativa attrezzatura.
Con riguardo alla prima censura, occorre ricordare, con riferimento ai
presupposti applicativi della circostanza attenuante speciale in parola, che essa si
fonda sul riconoscimento dell’obiettiva proficuità del contributo fornito
dall’imputato allo sviluppo delle indagini da individuare, in particolare, nel fatto
di privare gli autori del reato della possibilità di proseguire o riprendere l’attività
illecita ovvero di giovarsi dei relativi vantaggi patrimoniali (Sez.2, n.32645 del
18/06/2013, Di Cecca, Rv.25678901; Sez.3, n.37122 del 4/04/2013, Bianchi,
Rv.25651001), non essendo sufficiente che l’indagato offra le informazioni delle
quali è in possesso, qualora tali informazioni non siano idonee a perseguire un
risultato utile (Sez.6, n.9069 del 14/01/2013, Squillace, Rv.25600201).
Con riguardo alla seconda censura, si tratta di motivazione coerente con una
nota pronuncia delle Sezioni Unite (Sez.0 n.36258 del 24/05/2012, Biondi,
Rv.25315001) che, risolvendo un contrasto giurisprudenziale in relazione ai
presupposti da accertare per ritenere sussistente l’aggravante di cui all’art.80
T.U. Stup., ha sottolineato come la gravità del fatto, individuata come tale dalla
elevata quantità della sostanza stupefacente, sia ancorata in tal caso al solo dato
quantitativo mentre, nell’ipotesi di lieve entità di cui all’art.73, comma 5, T.U.
Stup., il giudice sia tenuto a prendere in esame, oltre alla quantità dello
stupefacente trattato, altri parametri quali i mezzi adoperati, le modalità della
condotta, le circostanze che l’hanno accompagnata, la qualità dello stupefacente,
evidenziando come nel sistema previsto dal Testo Unico in materia di
stupefacenti le sostanze siano iscritte in tabelle che indicano tra l’altro limiti
«soglia», cioè limiti quantitativi oltre i quali le condotte descritte nell’art. 73,
comma 1-bis, T.U. Stup. sono considerate di regola penalmente rilevanti e
costituiscono «il discrimine tendenziale fra uso personale, che non comporta
sanzione penale, e le condotte di detenzione penalmente represse». La
pronuncia delle Sezioni Unite ha, quindi, evidenziato come l’introduzione del
sistema tabellare abbia dato primario risalto proprio al dato quantitativo della
sostanza con effetto drogante, che diventa determinante sia per stabilire la
soglia al di sotto della quale si presume l’uso personale, sia per la individuazione
dell’ipotesi lieve di cui all’art.73, comma 5, sia per la configurabilità dell’ipotesi
aggravata; dato quantitativo che è comunque stato interpretato con riferimento
al principio attivo e dunque alle dosi utilmente realizzabili (Sez.6 n.48434 del
20/11/2008, Puleo, Rv.24213901). A ciò si aggiunga che, in conformità al dato
2

Motivi della decisione

P

normativo, i giudici di merito hanno attribuito rilievo, con valutazione
insindacabile in quanto esente da manifesta illogicità, ad altri parametri indicativi
della gravità della condotta.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 27 giugno 2018

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