Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35868 del 27/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35868 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DE SANTIS ROBERTO nato a ROMA il 12/06/1981

avverso la sentenza del 28/06/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;

Data Udienza: 27/06/2018

De Santis Roberto ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Roma indicata in epigrafe, con la quale a seguito di rito
abbreviato è stata confermata la pronuncia di condanna del Tribunale di Roma in
relazione al reato di cui all’art.73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309
commesso in Roma il 31 maggio 2016.
L’esponente deduce violazione degli artt.546 e 125, comma 3, cod.proc.pen.
per insufficienza della motivazione in relazione al diniego delle circostanze
attenuanti generiche; tale pronuncia si fonda su precedenti specifici indicativi di
un periodo di disagio connesso allo stato di tossicodipendenza dell’imputato e
trascura l’atteggiamento collaborativo del De Santis.
Il ricorso è inammissibile.
Lungi dal confrontarsi con la congrua motivazione offerta dalla Corte
territoriale in replica ad analoga deduzione difensiva, il motivo di ricorso è
meramente reiterativo di quest’ultima.
Come costantemente affermato dalla Corte di legittimità (ex plurimis, Sez.6,
n.8700 del 21/01/2013, Leonardo, Rv. 254584), la funzione tipica
dell’impugnazione è quella della critica argomentata avverso il provvedimento cui
si riferisce. Tale critica argomentata si realizza attraverso la presentazione di
motivi che, a pena di inammissibilità (artt. 581 e 591 cod.proc.pen.), devono
indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono
ogni richiesta. Contenuto essenziale dell’atto di impugnazione è, pertanto,
innanzitutto e indefettìbilmente il confronto puntuale (cioè con specifica
indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che fondano il
dissenso) con le argomentazioni del provvedimento il cui dispositivo si contesta.
Risulta pertanto di chiara evidenza che se il motivo di ricorso, come nel caso
in esame, si limita a reiterate il motivo d’appello, confrontandosi solo
apparentemente con la motivazione della sentenza impugnata mediante la
riproduzione di alcuni brani di essa, per ciò solo si destina all’inammissibilità,
venendo meno in radice l’unica funzione per la quale è previsto e ammesso (la
critica argomentata al provvedimento), posto che con siffatta mera riproduzione
il provvedimento ora formalmente impugnato, lungi dall’essere destinatario di
specifica critica argomentata, è di fatto del tutto ignorato.
Occorre, poi, ricordare che una specifica e dettagliata motivazione in merito
ai criteri seguiti dal giudice nella determinazione della pena e nell’applicazione
delle circostanze si richiede nel caso in cui la sanzione sia determinata in misura
prossima al massimo edittale o comunque superiore alla media, risultando
insindacabile, in quanto riservata al giudice di merito, la scelta implicitamente
basata sui criteri di cui all’art. 133 cod. pen. di irrogare una pena in misura
media o prossima al minimo edittale (Sez. 2, n. 36104 del 27/04/2017, Mastro,
Rv. 27124301; Sez.4, n.27959 del 18/06/2013, Pasquali, Rv.25835601; Sez.2,
n.28852 del 8/05/2013, Taurasi, Rv.25646401; Sez. 4, n.21294 del 20/03/2013,
Serratore, Rv.25619701).
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 27 giugno 2018

Motivi della decisione

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