Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35868 del 09/07/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 35868 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PRANNO MARIO RINUNCIANTE N. IL 07/12/1956
avverso l’ordinanza n. 32/2010 CORTE ASSISE APPELLO di
CATANZARO, del 30/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA
SILVIO BONITO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

,,,e

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 09/07/2015

1. Con ordinanza del 30 giugno 2014 la Corte di assise di appello di
Catanzaro, in funzione di giudice dell’esecuzione, rigettava
l’istanza proposta da Pranno Mario volta all’applicazione della
disciplina di favore di cui all’art. 671 co. 1 c.p.p., in relazione a
quattro sentenze di condanna a suo carico pronunciate dalla Corte di
assise di appello e dalla corte distrettuale catanzarese per plurime
condotte delittuose omicidiarie, per il reato di cui all’art. 416-bis
c.p., per quello di detenzione illegale di armi e per plurime condotte
estorsive consumate dal 1978 al 1994.
A sostegno della decisione il tribunale osservava: la sentenza della
Corte di assise di appello del 16.1.1986 non può essere valutata ai
fini richiesti perché non contemplata nel certificato del casellario ed
incompleta, la copia esibita dalla parte, di certificazione di
irrevocabilità; per il resto le condotte di reato si appalesano
disomogenee ed inserite in una amplissimo lasso temporale; la
sentenza del 5.4.2012 resa dalla Corte di assise di appello in
relazione a plurime condotte omicidiarie ha negato l’applicazione
dell’istituto della continuazione ai reati con essa giudicati; le
condotte di reato dedotte si pongono poi a cavallo della c.d. pax
mafiosa tra gruppi prima contrapposti, i “Pema-Pranno” ed i “PinoSena”, circostanza questa che ha implicato una chiara discontinuità
nelle causali delittuose non prevedibili al momento della esecuzione
dei primi reati associativi del gruppo “Perna-Pranno; i delitti dedotti
non è affatto provato che siano stati programmati ab origine con
l’adesione al gruppo associativo malavitoso.
2. Ricorre per cassazione avverso l’ordinanza del G.E. l’interessato,
assistito dal difensore di fiducia, il quale nel suo interesse sviluppa
un unico motivo di impugnazione, con il quale ne denuncia la
illegittimità per violazione dell’art. 81 c.p., dell’art. 671 c.p.p. e
vizio della motivazione.
Deduce in particolare la difesa ricorrente: il G.E. è incorso in palesi
inesattezze nel riportare i dati fattuali oggetto di valutazione; ed
infatti, prendendo a riferimento il processo c.d. Missing, sentenza
della Corte di assise di appello di Catanzaro del 5.4.2012, e la
sentenza della medesima autorità giudiziaria del 13.3.1999,
processo c.d. Garden, si deve annotare: a) che erroneamente,
travisando la realtà, il G.E. ha affermato che nella prima sentenza la
corte territoriale avrebbe negato l’applicazione della continuazione,

La Corte, ritenuto in fatto e considerato in diritto

3. Con argomentata requisitoria scritta il P.G. in sede concludeva
per il rigetto della impugnazione.
4. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile giacchè, nelle
more del giudizio di legittimità, il ricorrente ha rinunciato alla
impugnazione innanzi illustrata.
Alla declaratoria detta conseguono, si sensi dell’art. 616 c.p.p., la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di
una somma in favore della Cassa delle ammende, somma che il
Collegio fissa, equitativamente, in euro 500,00.

P. Q. M.
la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di
euro 500,00 alla Cassa delle ammende.
Roma, addì 9 luglio 2015
Il consigliere estensore

viceversa, applicata, b) che la stessa sentenza afferma che i reati
giudicati con la sentenza Missing rientravano nello stesso disegno
criminoso unitamente all’associazione malavitosa contestata col
processo Garden; peraltro con distinti provvedimenti, puntualmente
esibiti e ciononostante del tutto ignorati, ad altri coimputati
(Musacco e Pati) dei processi Missing e Garden risulta riconosciuto
il vincolo ora negato al ricorrente; anche in riferimento al diniego
riferito ai reati giudicati con la sentenza del 10.9.1997 dalla Corte di
appello ed a quelli del processo Garden non vi è motivazione
apprezzabile al di là dell’apparenza motivazionale, posto che in
entrambe le sentenze sono stati giudicati fatti rientranti nello stesso
lasso temporale, 1989-1994, tra essi omogenei perché riferiti agli
scopi associativi e per i quali il giudice del processo Garden aveva
già riconosciuto il vincolo della continuazione; quanto poi alla
sentenza della Corte di assise di appello di Catanzaro del 16.1.1986,
non inserita nel casellario, essa esiste ed è stata pronunciata ed era
pertanto onere del G.E. acquisirne la copia (se non ritenuta valida
quella esibita al processo dalla parte) esercitando i poteri di ufficio
riconosciuti dalla legge.

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