Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35866 del 27/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35866 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BALDASSARRE ANTONIO nato a ACERRA il 24/08/1992

avverso la sentenza del 27/09/2017 della CORTE APPELLO di LECCE
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO•

Data Udienza: 27/06/2018

Baldassarre Antonio ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Lecce indicata in epigrafe, con la quale è stata
confermata la pronuncia di condanna del Tribunale di Lecce in relazione al reato
di cui agli artt.73, comma 4, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309 e 61 n.11 quater cod.
pen. commesso in Lecce il 23 aprile 2014.
L’esponente deduce carenza e illogicità della motivazione per l’omessa
sussunzione del fatto nell’ipotesi prevista dall’art.73, comma 5, T.U. Stup. sulla
base di un documento attestante la tenuta di contabilità relativa ad attività di
spaccio non occasionale, in contrasto con la ritenuta modestia delle cessioni o,
anche, con il dubbio circa l’effettività delle cessioni.
Il ricorso è inammissibile in quanto manifestamente infondato.
La Corte di Appello ha rimarcato con motivazione esente da manifesta
illogicità che il numero di dosi ricavabili (155 dosi di marijuana), valutate
unitamente alla presenza di una contabilità e di attrezzatura denotanti lo
svolgimento abituale di attività di spaccio, non consentissero di sussumere il
fatto nell’ipotesi di lieve entità.
Si tratta di motivazione coerente con una nota pronuncia delle Sezioni Unite
(Sez.0 n.36258 del 24/05/2012, Biondi, Rv.25315001) che, risolvendo un
contrasto giurisprudenziale in relazione ai presupposti da accertare per ritenere
sussistente l’aggravante di cui all’art.80 T.U. Stup., ha sottolineato come la
gravità del fatto, individuata come tale dalla elevata quantità della sostanza
stupefacente, sia ancorata in tal caso al solo dato quantitativo mentre,
nell’ipotesi di lieve entità di cui all’art.73, comma 5, T.U. Stup., il giudice sia
tenuto a prendere in esame, oltre alla quantità dello stupefacente trattato, altri
parametri quali i mezzi adoperati, le modalità della condotta, le circostanze che
l’hanno accompagnata, la qualità dello stupefacente, evidenziando come nel
sistema previsto dal Testo Unico in materia di stupefacenti le sostanze siano
iscritte in tabelle che indicano tra l’altro limiti «soglia», cioè limiti quantitativi
oltre i quali le condotte descritte nell’art. 73, comma 1-bis, T.U. Stup. sono
considerate di regola penalmente rilevanti e costituiscono «il discrimine
tendenziale fra uso personale, che non comporta sanzione penale, e le condotte
di detenzione penalmente represse». La pronuncia delle Sezioni Unite ha, quindi,
evidenziato come l’introduzione del sistema tabellare abbia dato primario risalto
proprio al dato quantitativo della sostanza con effetto drogante, che diventa
determinante sia per stabilire la soglia al di sotto della quale si presume l’uso
personale, sia per la individuazione dell’ipotesi lieve di cui all’art.73, comma 5,
sia per la configurabilità dell’ipotesi aggravata; dato quantitativo che è
comunque stato interpretato con riferimento al principio attivo e dunque alle dosi
utilmente realizzabili (Sez.6 n.48434 del 20/11/2008, Puleo, Rv.24213901). A
ciò si aggiunga che, in conformità al dato normativo, i giudici di merito hanno
attribuito rilievo, con valutazione insindacabile in quanto esente da manifesta
illogicità, ad altri parametri indicativi della gravità della condotta.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 27 giugno 2018
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Motivi della decisione

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