Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35857 del 18/06/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 35857 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: SANDRINI ENRICO GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BANDINI PAOLO N. IL 22/06/1952
avverso l’ordinanza n. 3/2015 TRIB. LIBERTA’ di PARMA, del
11/02/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ENRICO GIUSEPPE
SANDRINI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. 10 LE AS – 0 P0,3 t E t,u3 tetu, Le.
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 18/06/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza in data 11.02.2015 il Tribunale di Parma, costituito ai sensi
dell’art. 324 cod.proc.pen., ha rigettato il riesame proposto (per quanto qui
interessa) da Bandini Paolo, in proprio e in qualità di legale rappresentante della
Latteria cooperativa agricola San Lucio, avverso il decreto di sequestro emesso il
14.01.2015 dal pubblico ministero ed eseguito il 21.01.2015 su 29 forme di
formaggio parmigiano reggiano DOP.
Il Tribunale dava atto che il sequestro era stato disposto nell’ambito di un’attività

contaminazione, adulterazione e messa in commercio di sostanze alimentari
(nella specie formaggio parmigiano reggiano DOP), scaturita dai controlli eseguiti
sul latte conferito dall’azienda agricola Reverberi e Pezzoni, che avevano rilevato
la presenza di valori della sostanza denominata aflatossina M1 notevolmente
superiori ai limiti di legge, nonostante che le analisi del medesimo latte
effettuate in base alla normativa UE, mediante la procedura di autocontrollo
gestita dal centro servizi agroalimentare, avesse sempre evidenziato valori
contenuti nei limiti stabiliti; la successiva attività di intercettazione telefonica
aveva rivelato il coinvolgimento nella vicenda di numerose aziende agricole
conferenti il prodotto lattiero, nonchè di persone addette al centro servizi
deputato ai controlli, comportando la contestazione dei reati di associazione per
delinquere, falso ideologico, frode alimentare e tentata truffa aggravata, in
relazione ai contributi economici che le aziende avevano percepito dalla regione
Emilia-Romagna; il sequestro dei test report operato presso il centro servizi
aveva consentito di estendere le indagini al latte conferito dalle aziende agricole
alla latteria cooperativa rappresentata dal Bandini.
Il Tribunale rilevava la titolarità in capo al pubblico ministero del potere di
disporre il sequestro probatorio, senza la necessità di alcun vaglio, preventivo o
successivo, da parte del GIP; riteneva il decreto di sequestro ampiamente
motivato con riguardo all’esigenza investigativa di eseguire campionamenti e
analisi di laboratorio sulle forme di formaggio sequestrate, e riteneva adempiuto
l’onere motivazionale sui reati ipotizzati e sul relativo fumus indiziario attraverso
il richiamo del contenuto dell’ordinanza applicativa di misure cautelari personali
emessa dal GIP del Tribunale di Parma per i medesimi fatti il 10.06.2014, che
riepilogava le indagini svolte mediante assunzione di sommarie informazioni,
attività di intercettazione, analisi dei campioni di latte e acquisizione dei
certificati ideologicamente falsi sui relativi contenuti di aflatossina; riteneva così
accertato il nesso di pertinenzialità tra le ipotesi di reato e le cose sequestrate,
idoneo a legittimare il sequestro probatorio anche nei riguardi di soggetti terzi
rispetto ai reati contestati.
GV)
1

investigativa svolta dal NAS dei carabinieri di Parma riguardante la

2. Ricorre per cassazione Bandini Paolo, in proprio e in qualità di legale
rappresentante della Latteria cooperativa agricola San Lucio, a mezzo del
difensore, deducendo violazione di legge consistente nell’omessa motivazione su
un punto determinante della decisione impugnata.
Il ricorrente lamenta l’omessa valutazione, da parte dell’ordinanza gravata, della
censura specifica proposta con riguardo alla posizione della Latteria cooperativa
agricola San Lucio, concernente il tenore di aflatossina contaminante il latte
conferito il 9.09.2013 dalla azienda agricola Ozzanello, che era risultato contiguo

che il latte conferito in quella data dalla suddetta azienda agricola rappresentava
solo il 30% del latte lavorato dalla San Lucio nella medesima giornata, essendo
stato il residuo 70% conferito da altre aziende agricole (indicate nel ricorso)
mediante apporto di latte che non presentava valori di contaminazione da
aflatossina, se non in misura modestissima ed irrilevante; deduce pertanto che la
mescolanza dell’intero latte conferito, consentita dal disciplinare di produzione
del parmigiano-reggiano, aveva prodotto l’effetto di ridurre la presenza di
aflatossina entro il limite di legge; lamenta l’assenza di motivazione sul punto e
la sua idoneità a integrare un vizio di legittimità dell’ordinanza impugnata,
destinato a travolgere anche il decreto di sequestro.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile, per le ragioni che seguono.
2. Occorre premettere che il ricorso risulta proposto dal difensore, avv. Maria
Luisa Proietto, sia per conto della società cooperativa agricola Latteria San Lucio,
in qualità di soggetto che ha subito il provvedimento di sequestro, rappresentata
dal presidente Bandini Paolo, sia per conto del Bandini in proprio.
2.1. Il ricorso della Latteria San Lucio è stato, dunque, presentato dal terzo
proprietario avente diritto alla restituzione dei beni assoggettati a sequestro:
costituisce principio acquisito nella giurisprudenza di questa Corte, da ultimo
definitivamente sancito dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 47239 del
30/10/2014, Rv. 260894, che il ricorso per cassazione proposto dal terzo
interessato alla restituzione dei beni, avverso i provvedimenti di sequestro (o di
confisca) dei beni stessi, deve essere proposto – a pena di inammissibilità – da
un difensore munito di procura speciale ex art. 100 cod.proc.pen., la cui
mancanza originaria non è suscettibile di essere sanata o regolarizzata nelle
forme previste dall’art. 182 comma 2 cod.proc.civ..
Al ricorso risulta invece allegata soltanto la nomina a difensore di fiducia dell’avv.
Proietto (che infatti non ha speso la qualità di procuratore speciale del ricorrente
nel testo del ricorso) da parte del Bandini, il quale, in quanto agente nella veste
di presidente pro tempore della società cooperativa da lui rappresentata, è
2

(ancorchè di poco superiore) al tenore massimo consentito per legge, rilevando

portatore di un interesse meramente civilistico al dissequestro e alla restituzione
dei beni, la cui rappresentanza nel procedimento penale esige l’osservanza delle
regole stabilite dall’art. 100 del codice di rito, così che sotto tale profilo il ricorso
deve essere dichiarato senz’altro inammissibile.
2.2. Quanto al ricorso proposto dal Bandirli in proprio, questi non ha chiarito se
egli sia indagato nel procedimento penale riguardante i reati per il cui
accertamento è stato disposto ed eseguito il sequestro probatorio, in modo da
dimostrare di essere titolare di una legittimazione personale al ricorso, senza

possesso di una qualità – quella di indagato – essenziale al fine di superare il
difetto di ammissibilità dell’impugnazione altrimenti derivante dalla mancanza di
procura speciale rilasciata al difensore, il gravame non soddisfa il requisito
dell’autosufficienza e non supera perciò anche sotto questo profilo la soglia
dell’ammissibilità.
3. La doglianza del ricorrente è peraltro inammissibile anche nei suoi contenuti
oggettivi.
Dal testo dell’ordinanza impugnata risulta che il Tribunale ha operato un esame
complessivo delle censure proposte dai soggetti, attinti dal decreto di sequestro
emesso dal pubblico ministero, che avevano proposto richiesta di riesame,
ritenendole globalmente infondate sulla base di una serie coerente di
argomentazioni, tra le quali figura anche quella, ripresa dall’ordinanza applicativa
della misura cautelare personale emessa dal GIP nei confronti dei soggetti
indagati per il reato (tra gli altri) di adulterazione di sostanze alimentari, secondo
cui il formaggio normalmente presenta concentrazioni più elevate di aflatossina
rispetto al latte originario oggetto di conferimento, in considerazione della
essicazione dell’acqua della materia prima latte (pagina 6 del provvedimento
gravato), così da giustificare il sequestro probatorio delle forme di parmigiano
reggiano da sottoporre a campionatura e analisi di laboratorio in funzione di
verificare in modo certo i parametri di aflatossina M1 e dunque la fondatezza
dell’ipotesi accusatoria.
Tale motivazione risponde, dunque, al nucleo essenziale della censura di merito
dedotta nella richiesta di riesame, diretta a contestare il superamento dei limiti
legali di tollerabilità di aflatossina presente nel latte utilizzato per produrre il
formaggio sotto il profilo dell’abbassamento della soglia in tesi assicurato dalla
miscelazione del latte conferito da diverse aziende agricole (con percentuali a
loro volta differenziate di aflatossina), proprio perché l’oggetto della verifica da
compiersi sui beni in sequestro – in funzione dell’accertamento del reato
ipotizzato – riguarda la quantità di aflatossina presente nel prodotto finito e non (
nella materia prima.
3

necessità di farsi rappresentare da un procuratore speciale: sul punto, relativo al

Il vizio di carente motivazione dedotto nel ricorso pertanto non sussiste, e la
censura del ricorrente si rivela manifestamente infondata, essendo il tribunale
del riesame tenuto a dare conto, nell’ambito del suo apprezzamento complessivo
sulla sussistenza dei presupposti del sequestro probatorio, degli elementi
rilevanti e ritenuti essenziali ai fini della decisione, restando l’obbligo
motivazionale circoscritto alla disamina delle sole allegazioni difensive munite di
rilievo decisivo e concludente al fine di contraddire i presupposti della misura
reale, il cui sindacato da parte del giudice del riesame non deve investire (come

dell’accusa, ma è limitato alla verifica dell’astratta possibilità di sussumere il
fatto in una determinata ipotesi di reato e al controllo dell’esistenza del nesso di
pertinenzialità tra le cose sequestrate e la loro necessità ai fini della prova dei
reati ipotizzati (ex plurimis, Sez. 3 n. 19141 dell’8/04/2014, Rv. 260112).
4. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende
della sanzione pecuniaria che si stima equo quantificare in 1.000 euro.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 1.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Così deciso il 18/06/2015

ha puntualmente spiegato l’ordinanza impugnata) la concreta fondatezza

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