Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35839 del 04/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35839 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ALEKSIC DRAGAN nato il 18/07/1958

avverso l’ordinanza del 26/01/2018 del TRIB. LIBERTA’ di FIRENZE
udita la relazione svolta dal Consigliere GRAZIA MICCOLI;
lette/sentite le conclusioni del PG PERLA LORI
Il Proc. Gen. conclude per il rigetto
udito il difensore
il difensore presente si riporta ai motivi ed insiste per l’accoglimento

Data Udienza: 04/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 26 gennaio 2018, il Tribunale di Firenze ha accolto l’appello ex art. 310
cod. proc. pen., proposto da Dragan ALEKSIC (condannato in primo grado per i reati di cui agli
artt. 216, 219, 223 R.d. n. 267/1942 e art. 3, lett. d), I. n. 146/2006), avverso l’ordinanza emessa in data 24 novembre 2017 – con la quale lo stesso Tribunale aveva rigettato la
richiesta di revoca della misura degli arresti domiciliari con applicazione di braccialetto
elettronico o di sostituzione della stessa con misura meno afflittiva.
2. Per effetto del predetto accoglimento, la misura in atto è stata sostituita con le misure

Polizia Giudiziaria e del divieto di espatrio.
Il Tribunale di Firenze, in prima istanza, aveva rigettato la richiesta rilevando che non
apparivano rilevanti le considerazioni svolte relativamente alle cure di cui avrebbe avuto
necessità l’imputato, tenuto conto dell’eccellenza delle strutture sanitarie italiane, e che
risultava sussistente il pericolo di reiterazione delle condotte illecite.
3.

Avverso tale ordinanza l’ALEKSIC ha proposto (con atto sottoscritto da proprio difensore)

ricorso per cassazione, articolato in due motivi.
3.1.

Con il primo si denunzia violazione di legge con riferimento alla ritenuta

sussistenza dei requisiti di cui all’art. 274 lett. c) e 275 cod. proc. pen., in quanto il Tribunale
di Firenze, pur avendo elencato una serie di elementi favorevoli per l’imputato, ha affermato
l’attuale sussistenza delle esigenze cautelari, attinenti al pericolo di reiterazione delle condotte
illecite. Invero, la decisione del giudice, anziché indicare elementi certi, concreti e attuali, a
dimostrazione della sussistenza delle predette esigenze, risulta acriticamente appiattita sulle
risultanze processuali poste a fondamento della sentenza di condanna di primo grado.
3.2. Con il secondo motivo si deducono vizi di motivazione con riferimento alla
valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari di cui all’art. 274 cod. proc. pen, in
quanto il Tribunale non avrebbe adeguatamente motivato in ordine alle ragioni concrete circa il
giudizio di permanenza di un pericolo concreto e attuale di reiterazione di condotte della stessa
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
1. Nell’ordinanza impugnata (pag. 2), con la quale -come si è detto- la misura degli arresti
domiciliari è stata sostituita con altre meno afflittive, v’è logica, ampia ed esaustiva
motivazione sulla persistenza delle esigenze cautelari attinenti al pericolo di reiterazione delle
condotte illecite in relazione alle quali, peraltro, il ricorrente ha già subito una condanna in
primo grado.
V’è anche congrua motivazione sull’attualità delle esigenze cautelari e sull’adeguatezza delle
misure meno afflittive applicate.
2. A fronte dell’indicata esauriente e corretta motivazione, le censure del ricorrente risultano
generiche e finalizzate ad una rivalutazione degli stessi elementi considerati dal giudice del
merito, rivalutazione non consentita in sede di legittimità.
2

dell’obbligo di dimora nel territorio del Comune di Padova, dell’obbligo di presentazione alla

E va in proposito rammentato il principio di diritto secondo il quale la mancanza di specificità
del motivo deve essere apprezzata non solo per la sua genericità, come indeterminatezza, ma
anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate della decisione impugnata e
quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa non potendo ignorare le esplicitazioni del
giudice censurato, senza cadere nel vizio di mancanza di specificità, che comporta, a norma
dell’art. 591, comma 1, lett. c) cod. proc. pen., l’inammissibilità (ex multis, Sez. 5, n. 28011
del 15/02/2013, Sammarco, Rv. 255568).
3. Alla ritenuta inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento

Ammende che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 2.000,00.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e al pagamento della somma di euro 2000,00 a favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, 4 maggio 2018
Il consigliere estensore

Il presidente

delle spese processuali, nonché al pagamento di una somma in favore della Cassa delle

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