Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35831 del 18/04/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35831 Anno 2018
Presidente: PEZZULLO ROSA
Relatore: SCARLINI ENRICO VITTORIO STANISLAO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FILONZI ROBERTO nato il 19/11/1962 a JESI parte offesa nel procedimento
c/
MORABITO LETTERIO nato il 09/06/1964 a MESSINA
avverso il decreto del 04/04/2017 del GIP TRIBUNALE di PESARO
sentita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO VITTORIO STANISLAO
SCARLINI;
lette le conclusioni del PG, PAOLA FILIPPI, che ha chiesto il rigetto del ricorso

Data Udienza: 18/04/2018

RITENUTO IN FATTO

1 – Con decreto del 4 aprile 2017, il Giudice per le indagini preliminari del
Tribunale di Pesaro disponeva l’archiviazione del procedimento instaurato a
carico di Letterio Morabito, per il delitto previsto dall’art. 476 cod. pen., a seguito
della denuncia presentata da Roberto Filonzi. L’accusa era di avere compiuto un
falso, avendo il dott. Morabito omesso di annotare nella cartella clinica relativa
all’intervento chirurgico da lui operato sul Filonzi le precauzioni adottate a

dall’operazione ne erano derivati.
Il Giudice aveva ritenuto l’inammissibilità dell’opposizione del Filonzi in
quanto le audizioni indicate – con particolare riguardo a quella del consulente
d’ufficio nel parallelo procedimento civile – non avrebbero comunque consentito
di acclarare se il chirurgo Morabito si fosse realmente accorto, nell’immediatezza
dell’intervento, dei danni provocati, la resezione della vena di Rosenthal ed il
danneggiamento del peduncolo cerebrale, e ne avesse, così, intenzionalmente
omessa l’annotazione.
2 – Propone ricorso il Filonzi, a mezzo del proprio difensore, deducendo,
con l’unico motivo, la violazione di legge ed il vizio di motivazione.
I consulenti d’ufficio del parallelo giudizio civile avevano affermato che la
cartella clinica non riportava quanto accaduto nel corso dell’atto operatorio, non
essendo state annotate le complicanze che ne erano derivate, rese evidenti dal
confronto fra la situazione accertata nel gennaio 2011 (quando si era individuato
il tumore da asportare e le cautele da osservare nell’intervento) e quella del
giugno dello stesso anno (che aveva mostrato le lesioni cagionate nell’intervento
del marzo 2011).
Non era poi possibile che il chirurgo non si fosse accorto dei danni provocati
durante l’operazione perché questi, vista la sede in cui era intervenuto, rendeva
prevedibile lo specifico rischio.
Il Giudice, secondo il ricorrente, dichiarando superflue le prove (ed in
particolare l’audizione dei consulenti del giudice civile), aveva compiuto una
valutazione ex ante sulla concludenza delle prove senza limitarsi a valutarne la
mera pertinenza e specificità.
3 – Il Procuratore generale della Repubblica presso questa Corte, nella
persona del sostituto Paola Filippi, ha chiesto il rigetto del ricorso avendo il Gip
vagliato l’opposizione alla richiesta di archiviazione in termini congrui, tenendo
conto e rispondendo alle argomentazioni spese dal ricorrente nell’atto di
opposizione.

1

salvaguardia delle strutture vascolari e gli esiti, in particolare le complicanze, che

4 – Il difensore dell’indagato, Letterio Morabito, ha depositato una memoria
con la quale ha chiesto l’inammissibilità o il rigetto del ricorso, condividendo le
argomentazioni esposte dal giudice nel decreto, rilevando che, nel giudizio civile,
ne era stata ritenuta la responsabilità non per l’errata esecuzione dell’atto
operatorio ma, solo, per la mancata informazione al paziente circa la possibilità
di operare diverse scelte terapeutiche.
5 – Il difensore della parte civile ha presentato una memoria di replica
ribadendo la falsità della cartella clinica redatta dall’indagato, laddove, nel

intervenute.
Complicanze emerse nella risonanza cerebrale del 24 giugno 2011, tanto da
indurre il CTU del processo civile ad affermare che, quanto attestato nella
cartella, non rispondeva al vero.
Si allegava sentenza civile di condanna del Morabito al risarcimento dei
danni a favore del Filonzi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso promosso nell’interesse della persona offesa è inammissibile.
1 – Nella giurisprudenza di questa Corte si rinvengono due diversi
orientamenti – in merito alla verifica che il Gip può compiere sulla pertinenza e
rilevanza dei mezzi di prova indicati dalla persona offesa nell’atto di opposizione
alla richiesta di archiviazione – dato che, in alcune pronunce (da ultimo: Sez. 3,
n. 6587 del 19/10/2016, Barbato, Rv. 269144), si afferma che tale analisi non
può comprendere alcuna valutazione di merito degli atti stessi, anche
apoditticamente enunciata (come attraverso la mera locuzione “investigazioni
irrilevanti”), perchè ciò anticiperebbe una prognosi sulla incidenza probatoria
delle investigazioni richieste, mentre, in altri arresti (da ultimo: Sez. 6, n. 4905
del 08/01/2016, Rv. 265915), si precisa che il giudice deve valutare la
pertinenza e la rilevanza degli elementi di prova su cui l’opposizione si fonda, e,
quindi, l’idoneità delle prove richieste ad incidere sulle risultanze delle indagini
preliminari (pur senza effettuare alcun giudizio prognostico sull’esito della
investigazione suppletiva richiesta).
I due ricordati orientamenti – concordi nel ritenere che il Gip debba valutare
la pertinenza delle prove richieste – divergono sull’ampiezza del giudizio che lo
stesso può formulare circa la loro rilevanza sugli esiti del processo, e quindi, in
considerazione della fase processuale, sulla possibile integrazione dei risultati
raggiunti con le indagini preliminari già effettuate dal pubblico ministero.

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descrivere le fasi dell’intervento operatorio, si erano omesse le complicazioni

2 – Ciò premesso, però, nel caso di specie si deve rilevare come il Gip, nel
provvedimento oggi impugnato, non si sia discostato da un giudizio di mera
pertinenza dei mezzi istruttori richiesti nell’opposizione dalla persona offesa
avendo affermato che il giudizio ex post del consulente del giudice civile non
avrebbe potuto in alcun modo incidere su una situazione che ex ante si era
creata. In altri termini, dalla prova del verificarsi di complicanze successive
all’intervento non poteva dedursi che le stesse erano rilevabili immediatamente
dopo l’operazione così che la loro omessa annotazione in cartella costituisse il

Altrettanto irrilevante, ed inconferente, era poi il giudizio del medesimo
consulente circa la non rispondeva al vero della cartella (sempre in ordine agli
ulteriori esiti dell’operazione chirurgica) visto che, ancora una volta, era un
giudizio formulato sulle ulteriori acquisizioni ed in particolare su un accertamento
strumentale successivo di ben tre mesi all’ipotizzata condotta di falso.
E’ pertanto esente da critica, e congruamente motivato, l’impugnato
provvedimento laddove esclude la pertinenza di prove che non erano, di per sé,
atte a provare il denunciato reato e non erano quindi pertinenti oltre che,
ovviamente, rilevanti (neppure nell’accezione più restrittiva indicata dalla
giurisprudenza di questa Corte).
3 – All’inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, versando il medesimo in colpa, della
somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 18 aprile 2018.

falso denunciato dalla persona offesa.

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