Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35828 del 23/03/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35828 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: DE GREGORIO EDUARDO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
COLLESANO VINCENZO nato il 30/01/1953 a PALERMO

avverso l’ordinanza del 19/04/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di POTENZA
sentita la relazione svolta dal Consigliere EDUARDO DE GREGORIO;
lette/sentite le conclusioni del PG

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Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO
Con ordinanza impugnata il Tribunale di sorveglianza di Potenza, che doveva pronunziarsi in
fase di rinvio da questa Corte – ha respinto il reclamo proposto da Collesano Vincenzo, detenuto
in espiazione della pena di tredici anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo
mafioso, avverso precedente provvedimento del Magistrato di sorveglianza della sede, che
aveva dichiarato l’inammissibilità della richiesta del condannato di ottenere il rimedio risarcitorio
di cui all’art. 35-ter dell’Ordinamento penitenziario, per aver subito condizioni di detenzione

delle libertà fondamentali.
Avverso il provvedimento ha proposto ricorso la difesa, che col primo motivo, ha dedotto la
violazione degli artt 6, 35bis, 35 ter, 69/6 lett b) Ord. Pen.. Il Tribunale, infatti, non si sarebbe
uniformato al principio enunciato da questa Corte, secondo il quale per spazio minimo
individuale in cella collettiva deve intendersi la superficie fruibile dal singolo detenuto ed idonea
al movimento, dalla quale, quindi, deve essere detratto lo spazio destinato ai servizi igienici,
quello occupato dagli arredi fissi e lo spazio occupato dal letto a castello. Ha sostenuto il
ricorrente che nel provvedimento impugnato non sarebbero stati considerati gi arredi fissi
ingombranti, che nel caso concreto ridurrebbero la superficie calpestabile a poco più di tre mq.
Col secondo motivo è stata dedotta la violazione dell’art 125/3 cpp, poiché l’ordinanza
impugnata aveva omesso di indicare come si era giunti alla determinazione dello spazio
individuale a disposizione del ricorrente. Inoltre, non erano stati indicati i dati in base ai quali si
sarebbe potuto verificare la correttezza delle conclusioni, né erano stati chiariti i criteri di
computo della superficie.
Tramite il terzo motivo è stata dedotta la violazione degli artt 6, 35bis, 35 ter, 69/6 lett b) Ord.
Pen.. poiché il Tribunale non aveva dato conto della durata della detenzione, né erano state
considerate alcune carenze delle condizioni di detenzione, riscontrabili sia nella stanza di
pernottamento, sia nell’intera struttura carceraria.
Il Pg ha depositato requisitoria scritta con la quale ha chiesto il rigetto del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è infondato.
1.Deve ricordarsi che, a norma dell’art. 35- bis, comma 4-bis, Ord. Pen., aggiunto dall’art. 3,
comma 1, lett. b), d.l. 23 dicembre 2013, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21
febbraio, il ricorso di cui si discute è ammissibile solo per violazione di legge.
Diversamente i motivi sviluppati dal ricorrente appaiono svolti sul merito degli apprezzamenti
del Tribunale di Sorveglianza, avendo riguardato, nel primo, la dedotta mancata considerazione
della superficie occupata dagli arredi fissi mentre, del resto, lo stesso ricorrente ha affermato
che la superficie disponibile nella stanza era superiore a 3 mq misura ritenuta congrua per
impedire il divieto di trattamenti inumani, come si annoterà in seguito.
2. Nel secondo e nel terzo motivo il ricorrente non ha tenuto conto delle spiegazioni del
Tribunale relative alle misurazioni fornite dalla direzione del carcere di Melfi circa lo spazio a
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inumane e degradanti, in violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e

disposizione del condannato, nella cella di detenzione occupata da due persone, al netto
dell’ingombro costituito dal bagno e dal mobilio fisso e mobile, ivi compreso il letto a castello,
accertata in misura superiore a tre mq; inoltre, allo scopo di valutare il reclamo del detenuto
circa le dedotte condizioni inumane e degradanti della detenzione, sono state valutate ed
apprezzate positivamente le altre condizioni di ospitalità e trattamento penitenziario.
2.1 La pronunzia è, in tal modo, coerente con la giurisprudenza di questa Corte che in tema di
spazio minimo da assicurare a ciascun detenuto all’interno della camera di pernottamento, ha

o superiore a tre metri quadrati, da assicurare a ogni detenuto, dalla superficie lorda della cella
deve essere detratta l’area occupata dagli arredi; il suddetto criterio di calcolo deve essere
rispettato affinché lo Stato non incorra nella violazione del divieto di trattamenti inumani o
degradanti, stabilito dall’art. 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali, così come interpretato dalla conforme giurisprudenza della Corte EDU in data 8
gennaio 2013 nel caso Torreggiani c. Italia, ( Sez. 1, n. 5728 del 19/12/2013, dep. 2014, Berni,
Rv. 257924).
2.2 Invero, l’articolo 6 Ord. Pen., che disciplina le caratteristiche dei locali di soggiorno e
pernottamento, non contiene alcuno standard o parametro metrico in ordine alle dimensioni dei
locali destinati al soggiorno dei detenuti e delle celle di pernottamento ma prescrive, al comma
primo, che «i locali nei quali si svolge la vita dei detenuti devono essere di ampiezza sufficiente
…» e, al comma secondo, che «i locali destinati al pernottamento consistono in camere dotate
di uno o più posti».
2.3 La giurisprudenza della Corte Edu, considerati anche i criteri elaborati dal Comitato per la
prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti disumani o degradanti ha, quindi, fissato in
plurimi arresti, canoni particolari in funzione di specifici standard dimensionali circa la superficie
degli spazi intramurali, indicando in tre metri quadrati lo spazio minimo utile al fine di garantire
il «movimento» del soggetto recluso nello spazio detentivo, ciò che esclude di poter inglobare
nel computo gli arredi fissi, in ragione dell’ingombro che ne deriva (oltre alla decisione
Torreggiani v. Italia, cit., si vedano, tra le altre, le seguenti sentenze: 22/10/2009 Orchowski v.
Polonia; 10/01/2012 Ananyev e altri v. Russia; 10/03/2015 Varga e altri v. Ungheria).
2.4 In particolare, l’ultima ed autorevole sentenza dalla Grande Camera, 20/10/2016, Mursic v.
Croazia, ha elaborato il principio per il quale dove lo «spazio minimo» sia inferiore alla quotalimite dei tre metri quadrati si è in presenza di

una forte presunzione di trattamento

degradante, compensabile con la brevità della permanenza in tale condizione, con l’esistenza di
sufficiente libertà di circolazione fuori dalla cella, di adeguata offerta di attività esterne alla cella,
di buone condizioni complessive dell’istituto e dell’assenza di altri aspetti negativi del
trattamento in rapporto a condizioni igieniche e servizi forniti.
A tale criterio si è conformata la pronunzia oggetto del ricorso, dando conto alla pagine 4 del
provvedimento – tra l’altro – della presenza di un servizio docce fruibile tutti i giorni, del

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già affermato che, ai fini della determinazione dello spazio individuale minimo intramurario, pari

riscaldamento centralizzato, dell’illuminazione naturale derivante da una finestra di adeguate
dimensioni, oltre che da luce artificiale.
Alla luce delle considerazioni e dei principi che precedono i ricorso deve essere rigettato ed il
ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali

PQM

Deciso il 23.3.2018

Il consigliere estensore

Il Presidente

dr Eduardo de Gre rio

dr Paolo Antonio Bruno

Depositato in Cancelleria
Roma, lì

2..6..111G. 2018

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente la pagamento delle spese processuali

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