Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35826 del 15/07/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 35826 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: NOVIK ADET TONI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
DI ENNA
nei confronti di:
TURCO GAETANA MARIA N. IL 01/12/1936
avverso la sentenza n. 690/2013 TRIBUNALE di ENNA, del
14/05/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 15/07/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ADET TONI NOVIK
/1
Udito il Procuratore Generale in ersona del Dott. e
che ha concluso per n
2), b-U
iii(A\A
tth.

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 15/07/2015

RILEVATO IN FATTO
1. Con sentenza emessa in data 14 maggio 2014, il Tribunale di Enna ha
applicato a Gaetana Turco la pena concordata di mesi nove di reclusione per le
contravvenzioni, riunite sotto il vincolo della continuazione, di cui agli artt. a)
697, comma secondo, codice penale per aver detenuto all’interno della propria
abitazione due fucili e munizioni senza averne fatto denuncia all’autorità di
pubblica sicurezza, e b) 699, comma secondo, codice penale per essersi
presentata presso la caserma dei carabinieri di Enna detenendo un coltello a

2.

Avverso questa sentenza ha presentato ricorso per cassazione il

procuratore della Repubblica di Enna per erronea applicazione della legge penale
in relazione al reato di cui al capo a). Il requirente rileva che il giudice avrebbe
dovuto rilevare d’ufficio l’erronea qualificazione giuridica del fatto perché la
detenzione dei fucili integrava il delitto di cui agli artt. 2 e 7 L. 895 del 1967.
Inoltre, in relazione a reati contestati era stata applicata la pena della reclusione
per reati di natura contravvenzionali, sanzionati solo con quella dell’arresto.
Chiede quindi l’annullamento della sentenza o la rettifica ai sensi dell’art. 619
cod. proc. pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato. Va premesso che l’applicazione della pena su
richiesta delle parti è un meccanismo processuale in virtù del quale l’imputato ed
il pubblico ministero si accordano sulla qualificazione giuridica della condotta
contestata, sulla concorrenza di circostanze, sulla comparazione fra le stesse e
sull’entità della pena. Da parte sua il giudice ha il potere-dovere di controllare
l’esattezza dei menzionati aspetti giuridici e la congruità della pena richiesta e di
applicarla, dopo aver accertato che non emerga in modo evidente una delle
cause di non punibilità previste dall’art. 129 cod. proc. pen. Nel caso in esame, il

serramanico. Confisca delle armi e delle munizioni.

giudice, investito della richiesta di patteggìamento, avrebbe dovuto verificare
preliminarmente la corretta qualificazione giuridica del fatto e, sotto tale profilo,
era evidente che la detenzione illegale di due fucili non poteva essere ricondotta
nella contravvenzione contestata, bensì integrava il più grave delitto di cui agli
artt. 2 e 7 L. 895 del 1967. Conseguentemente la sentenza deve essere
annullata senza rinvio; l’annullamento deve riguardare l’intera sentenza e non
soltanto il capo relativo al reato sub a), in quanto l’eliminazione di uno dei reati,
modificando il quadro processuale adottato dalle parti in sede di richiesta della
pena, determina la caducazione dell’accordo nella sua interezza. Il secondo
profilo del ricorso proposto dal procuratore, pur fondato, è assorbito dalla
1

f

pronuncia di annullamento, cui consegue la trasmissione degli atti al tribunale di
Enna per l’ulteriore corso.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al
tribunale di Enna per l’ulteriore corso.
Così deciso in Roma, in data 15 luglio 2015

Il Consigliere estensore

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