Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35823 del 09/07/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 35823 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LIPAROTI FABRIZIO N. IL 03/12/1963
avverso la sentenza n. 31/2013 CORTE APPELLO di
CALTANISSETTA, del 06/05/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 09/07/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA SILVIO BONITO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per _e
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

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Data Udienza: 09/07/2015

La Corte osserva in fatto ed in diritto:

1. Con sentenza del 26 settembre 2012 il Tribunale di Gela, in
composizione monocratica, condannava alla pena di mesi sei di
arresto ed euro 1000,00, di ammenda Liparoti Fabrizio, imputato
del reato di cui all’art. 4 L. 110/1975 perché, senza giustificato
motivo, portava fuori dalla propria abitazione un coltello a
serramanico della lunghezza complessiva di cm. 15 di cui cm. 6,5 di
lama.
La sentenza, ritualmente impugnata, veniva confermata dalla Corte
di appello di Caltanissetta, la quale, attesi i motivi di gravame e per
quanto di interesse, rilevava che la condotta contestata non poteva
farsi rientrare nella ipotesi di lieve entità di cui al terzo comma della
norma incriminatrice e che la pena inflitta doveva ritenersi di
giustizia ed adeguata alla entità del fatto.
2. Avverso la pronuncia di secondo grado propone ricorso per
cassazione, il Liparoti, personalmente, sviluppando tre motivi di
impugnazione.
2.1 Denuncia il ricorrente col primo di essi vizio della motivazione
là dove negata la ricorrenza della ipotesi di lieve entità, sul rilievo
che il coltello a serramanico è arma impropria inquadrabile nel
secondo comma dell’art. 4 contestato e che la lezione
giurisprudenziale, in tali casi, è nel senso della applicabilità
dell’attenuante invocata.
2.2 Col secondo motivo di impugnazione denuncia il ricorrente
violazione di legge giacchè irrogata la pena pecuniaria in misura
superiore al minimo edittale.
Deduce al riguardo l’imputato che ha la corte di merito applicato il
regime sanzionatorio attualmente vigente, mentre la condotta risulta
consumata il 10 luglio 2010, eppertanto nella vigenza del
precedente regime sanzionatorio, ai sensi del quale la sanzione
pecuniaria per il reato contestato era stabilita da euro 51,00 ad euro
206,00 di ammenda, a fronte della sanzione concretamente inflitta
pari ad euro 1000,00.
2.3 Col terzo ed ultimo motivo di impugnazione denuncia infine il
ricorrente vizio della motivazione là dove ignorato dal giudicante il
motivo di appello relativo alla illegittimità della pena pecuniaria
applicata.
3. Il ricorso è fondato nei limiti che si passa ad esporre.
1

3.1 Quanto al primo motivo ed alla questione giuridica con esso
posta e cioè se nella fattispecie concreta venuta a giudizio possa o
meno riconoscersi l’ipotesi di lieve entità di cui al terzo comma
della norma incriminatrice, osserva la corte che, secondo costante
lezione ermeneutica di legittimità, detta circostanza si applica a
tutte le armi improprie indicate dell’art. 4 comma secondo, 1.
110/1975, eppertanto anche al coltello a serramanico e non ai soli
oggetti atti ad offendere (Cass., sez. 1, 11.10.2011, n. 37080, rv.
250817; id., 8.11.2012, n. 46264, rv. 253368).
Deve peraltro annotarsi che (cfr. Sez. 1, n. 15945, 21/03/2013, Rv.
255640) in materia di porto abusivo di anni, costituiscono elementi
sufficienti a giustificare la reiezione dell’istanza di concessione
della diminuente della lieve entità del fatto la presenza di gravi
precedenti penali a carico dell’imputato ed il conseguente giudizio
negativo sulla sua personalità (conformi: N. 21243 del 2001 Rv.
219033, N. 27546 del 2010 Rv. 247716, N. 44903 del 2011 Rv.
251460) e tanto perché l’attenuante in parola trova la sua
giustificazione sia nei profili oggettivi del fatto giudicato quanto dei
suoi profili soggettivi, dappoichè ritenuti idonei, questi ultimi, a
caratterizzare la maggiore o minore gravità del porto ingiustificato
sanzionato dalla legge.
Nel caso di specie, pur avendo la corte distrettuale disatteso la
lezione interpretativa del giudice di legittimità in ordine alla
applicabilità della circostanza attenuante in discorso alla ipotesi del
porto di coltello a serramanico, ha la stessa però argomentato ai fini
di negarne la ricorrenza nella concreta fattispecie facendo
riferimento ai “numerosi precedenti penali” del prevenuto ed al
giudizio “di indubbia pericolosità sociale” da essi desumibile,
momento motivazionale, quest’ultimo, del tutto ignorato dalla
difesa nel suo ricorso per cassazione.
Infondato è pertanto il primo motivo di impugnazione sviluppato
dal ricorrente.
3.2 Viceversa fondati si appalesano il secondo ed il terzo motivo di
doglianza che, atteso il sostanzialmente identico contenuto, possono
essere unitariamente delibati.
La corte territoriale, come già innanzi anticipato, nel confermare
integralmente la pronuncia di prime cure, ha ribadito la piena
legittimità della sanzione in quella sede irrogata, pari a mesi sei di
arresto ed euro 1000,00 di ammenda. Tale regolamentazione
sanzionatoria, come fondatamente rilevato dal ricorrente, ha fatto
2

P. T. M.
la Corte, annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente
alla pena pecuniaria che ridetermina in euro 84,00; rigetta nel resto
il ricorso.
Così deciso in Roma, addì 9 luglio 2015
Il cons. est.

Co

applicazione della disciplina normativa in vigore attualmente a far
tempo dal 1° luglio 2011 in forza della modifica apportata dall’art.
5, co. 1 lett. b), n. 3, d. lgs. 26 ottobre 2010, n. 204, mentre, il
regime sanzionatorio precedente prevedeva la pena dell’arresto da
un mese ad un anno e la pena pecuniaria da euro 51,00 ad euro
206,00.
Ebbene, la condotta per cui è causa è stata consumata in Gela, il 17
luglio 2010 e ad essa va pertanto applicato, ai sensi dell’art. 2 c.p.,
co. 4, la pena più favorevole all’imputato tra quella in vigore e
quella novellata ed in applicazione di tali principi non può non
rilevarsi la evidente illegittimità della pena pecuniaria inflitta al
ricorrente, pari ad euro 1000,00, a fronte di una pena pecuniaria
massima prevista al momento del fatto pari ad euro 206,00.
La sentenza impugnata va pertanto annullata limitatamente alla
determinazione della pena pecuniaria, alla quale può peraltro
dettati dal giudice
provvedere il Collegio sulla base dei crite
fissandola
territoriale nella determinazione della sanzione
in euro 84,00 di ammenda.

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