Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35823 del 05/07/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35823 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: SCOTTI UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
GIORGIO ALFONSO nato a NOCERA INFERIORE il 03/03/1978

avverso la sentenza del 06/10/2017 della CORTE APPELLO di SALERNO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE
SCOTTI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale MARIA
FRANCESCA LOY, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità
udito il difensore presente, avv. GIOVANNI FALCI, del Foro di Salerno, difensore
della parte civile IVANA PERONGINI, e in sostituzione dell’avv.FRANCESCO
FRAGOLINO, difensore della parte civile LEONILDE BONADUCE, e in sostituzione
dell’avv. ALFONSO MUTARELLI, difensore della parte civile LUCIA STILE, che
deposita tre conclusioni e tre note spese e si riporta alle conclusioni.

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di appello di Salerno con sentenza del 6/10/2017, in parziale
riforma della sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore del 10/4/2013, appellata
dall’imputato Giorgio Alfonso, che l’aveva ritenuto responsabile dei reati di

Data Udienza: 05/07/2018

diffamazione aggravata

ex art.595, comma 3, cod.pen., e 13 della legge

8/2/1948 n.47, rispettivamente in danno di Lucia Stile (capo A) e di Leonilda
Bonaduce e Ivana Perongini (capo B), in continuazione fra loro, ha ritenuto le già
concesse attenuanti generiche prevalenti sulla contestata aggravante e ha
rideterminato conseguentemente la pena inflitta in mesi tre di reclusione,
confermando nel resto l’impugnata sentenza e condannando l’appellante al
pagamento delle ulteriori spese del grado alla parte civile.

svolgendo due motivi.
2.1. Con il primo motivo, proposto

ex art.606, comma 1, lett. b),

cod.proc.pen., il ricorrente lamenta violazione della legge penale in relazione
all’art.157 cod.pen. perché la Corte territoriale non aveva erroneamente rilevato
l’intervenuta prescrizione del reato di cui al capo A), commesso in data
5/6/2009, sicché alla data del 6/10/2017 la prescrizione risultava ampiamente
decorsa
2.2. Con il secondo motivo, proposto ex art.606, comma 1, lett. b),
cod.proc.pen., il ricorrente lamenta violazione della legge penale in relazione
all’art. 51 cod.pen., poiché Alfonso Giorgio aveva pubblicato sul sito

web

giorgioepetti.blog.it gli articoli ritenuti diffamatori nella sua qualità di esponente
politico del partito Italia ei Valori, avvalendosi quindi del diritto di critica

ex

art.51 cod.pen., nella cui prospettiva i requisiti della continenza e della rigorosa
obiettività avrebbero dovuto essere valutati con minor rigore, mentre il rispetto
della verità del fatto assumeva un rilievo più limitato e affievolito rispetto al
diritto di cronaca, stante il carattere congetturale, non asettico e partigiano della
forma di manifestazione del pensiero in questione.
Si doveva tener conto poi della caduta di offensività di alcune espressioni in
contesto politico connotato da toni aspri e vibrati, tanto più consentiti quanto più
è alta la posizione del destinatario, nel caso funzionari amministrativi apicali del
Comune di Pagani.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione della legge penale in
relazione all’art.157 cod.pen. perché la Corte territoriale non aveva
erroneamente rilevato l’intervenuta prescrizione del reato di cui al capo A),
commesso in data 5/6/2009, sicché alla data del 6/10/2017 la prescrizione
risultava ampiamente decorsa.

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2. Ha proposto ricorso l’avv.Massimo Falci, difensore di fiducia dell’imputato,

1.1. La censura non tiene conto, per vero, del fatto che il corso della
prescrizione è rimasto sospeso per 53 giorni nel giudizio di primo grado per i
rinvio dal 18/10/2012 al 13/12/2012 e per 214 giorni nel giudizio di appello per
il rinvio dal 28/6/2016 al 27/1/2017, e quindi per 267 giorni complessivi.
Tuttavia il termine di prescrizione ex art.161, comma 2, cod.pen., secondo
l’impostazione del ricorrente (che indica come data del primo reato il 5/6/2009),
risulta differito dal 5/12/2016 al 29/8/2017, data questa comunque anteriore alla
pronuncia della sentenza di appello (6/10/2017).

ricorrente, prendendo in considerazione la data del 7/3/2009, nella quale il fatto
di cui al capo A) risulta temporalmente collocato (vedasi pagg.1,2 e 6 della
sentenza impugnata), ancor più risalente rispetto a quella del 5/6/2009 indicata
dal ricorrente, che porta a far prescrivere il reato ancor prima e cioè il
31/5/2017.
1.3. In accoglimento del motivo la sentenza impugnata deve essere
annullata, peraltro ai soli effetti penali, quanto al reato di cui al capo A), senza
pregiudizio per gli effetti civili, ex art.578 cod.proc.pen.

2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta violazione della legge penale
in relazione all’art. 51 cod.pen., poiché Alfonso Giorgio aveva pubblicato sul sito
web giorgioepetti.blog.it gli articoli ritenuti diffamatori nella sua qualità di
esponente politico del partito Italia dei Valori, avvalendosi quindi del diritto di
critica ex art.51 cod.pen., nella cui prospettiva i requisiti della continenza e della
rigorosa obiettività avrebbero dovuto essere valutati con minor rigore, mentre il
rispetto della verità del fatto assumeva un rilievo più limitato e affievolito
rispetto al diritto di cronaca, stante il carattere congetturale, non asettico e
partigiano della forma di manifestazione del pensiero in questione.
2.1. Il ricorrente con la sua argomentazione non affronta la risposta
fornitagli dalla Corte territoriale, peraltro in puntuale aderenza alla decisione del
Giudice di primo grado, sul tema dell’esercizio del diritto di critica politica, basata
sulla fondamentale esigenza che anche in quest’ambito, pur connotato da uno
spazio di libertà per l’esposizione di censure anche aspre, partigiane,
congetturali, che forniscono linfa al dibattito politico, venga rispettato il limite
della verità dei fatti oggettivamente allegati, oltre che il rispetto della dignità
morale della persona (Sez. 5, n. 4938 del 28/10/2010 – dep. 2011, P.M. in proc.
Simeone e altri, Rv. 249239).
E’ pur vero che in tema di diffamazione a mezzo stampa, il rispetto della
verità del fatto assume, in riferimento all’esercizio del diritto di critica politica, un
rilievo più limitato e necessariamente affievolito rispetto al diritto di cronaca, in

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1.2. Ovviamente il calcolo non può che risolversi in ulteriore favore del

quanto la critica, ed ancor più quella politica, quale espressione di opinione
meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale, che non può,
per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica (Sez. 5, n.
25518 del 26/09/2016 – dep. 2017, P.C. in proc. Volpe, Rv. 270284; Sez. 5, n.
49570 del 23/09/2014 – dep. 27/11/2014, Natuzzi, Rv. 261340); tuttavia
presupposto imprescindibile per l’applicazione dell’esimente dell’esercizio del
diritto di critica è la verità sostanziale del fatto storico posto a fondamento della
elaborazione critica (Sez. 5, n. 7715 del 04/11/2014 – dep. 2015, Caldarola e

237260); infatti ai fini dell’applicazione dell’esimente di cui all’art. 51 cod. pen.,
la critica politica – che nell’ambito della polemica fra contrapposti schieramenti
può anche tradursi in valutazioni e commenti tipicamente «di parte», cioè non
obiettivi – deve pur sempre fondarsi sull’attribuzione di fatti veri, posto che
nessuna interpretazione soggettiva, che sia fonte di discredito per la persona che
ne sia investita, può ritenersi rapportabile al lecito esercizio del diritto di critica,
quando tragga le sue premesse da una prospettazione dei fatti opposta alla
verità (Sez. 5, n. 7419 del 03/12/2009 – dep. 2010, Cacciapuoti, Rv. 2460960).
In altri termini, il diritto di critica politica affranca colui che se ne avvale dai
più severi liberi imposti alla manifestazione del pensiero nel rispetto dell’altrui
reputazione, sia sotto il profilo delle forme continenti, sia sotto il profilo dei toni
espressivi, al cui riguardo l’agente anche nella prospettiva volta ad agevolare il
gioco delle opinioni nel dibattito pubblico proprio delle democrazie, può ricorrere
ad una chiave comunicativa, partigiana, faziosa, non asettica e finanche
malevola e allusiva.
Ciò che non può difettare, tuttavia, quale precondizione di operatività, è la
sostanziale verità dei fatti storici allegati a sostegno delle proprie opinioni e delle
conseguenti censure, senza la quale anche l’agone del dibattito politico non
riscatta dalla propalazione di notizie false e calunniose.
2.3. Il ricorrente sostiene che si doveva tener conto anche della caduta di
offensività di alcune espressioni in un contesto politico connotato da toni aspri e
vibrati, tanto più consentiti quanto più è alta la posizione del destinatario. Nel
caso le parti civili erano funzionari amministrativi apicali del Comune di Pagani.
La censura è di per sé contraddittoria visto che le persone diffamate non
erano affatto personaggi rivestenti cariche pubbliche elettive ma meri funzionari
amministrativi, ancorché di altro grado di un Comune di 35.00 abitanti.
Inoltre le espressioni utilizzate, neppure indicate specificamente dal
ricorrente, con il conseguente vizio di specificità, configuravano esplicitamente o
implicitamente gravi reati a carico delle persone a cui venivano attribuite le
condotte.

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altro, Rv. 264064; Sez. 5, n. 27339 del 13/06/2007, P.G. in proc. Tortoioli, Rv.

3. In conseguenza dell’annullamento della condanna agli effetti penali per il
reato di cui al capo A), estinto per prescrizione, considerato nella sentenza
impugnata ai fini della determinazione della pena base, deve essere disposto il
rinvio alla Corte viciniore, ossia la Corte di appello di Napoli, per la
determinazione della pena, nonché per la regolazione delle spese richieste dalle
parti civili, rimessa al definitivo.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato sub A),
perché estinto per prescrizione.
Annulla la stessa sentenza con rinvio alla Corte di appello di Napoli per la
determinazione della pena.
Dichiara inammissibile nel resto.

Così deciso il 5 luglio 2018

Il ricorso nel resto e agli effetti civili deve essere respinto.

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