Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35820 del 09/07/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 35820 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CASCELLA GIACOMO N. IL 11/04/1957
avverso la sentenza n. 1065/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
18/09/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 09/07/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA SILVIO BeNITO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. (5 t
-O-C 4
che ha concluso per j
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

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Data Udienza: 09/07/2015

La Corte osserva in fatto ed in diritto:

1. Con sentenza del 18 settembre 2013 la Corte di appello di Milano
confermava quella pronunciata dal Tribunale della stessa sede, in
composizione monocratica, con la quale Cascella Giacomo,
all’esito di giudizio abbreviato, era stato condannato alla pena di
mesi dieci di reclusione, concesse le attenuanti generiche
equivalenti alla contestata recidiva ed unificati i reati ai sensi
dell’art. 81 cpv. c.p., perché giudicato colpevole dei reati di cui
all’art. 9, co. 2, 1. 1423/1956 perché, sottoposto a misura di
prevenzione con obbligo di soggiorno, si allontanava dal Comune di
Rho senza preventiva autorizzazione, e di cui all’art. 614 commi 1 e
4 c.p. perché si introduceva nottetempo in un locale condominiale
di via Zuccari, 7; in Milano il 19 gennaio 2012.
A sostegno della decisione la corte distrettuale, facendo proprie
analoghe valutazioni del giudice di prima istanza, richiamava gli
atti di P.G. che avevano accertato le condotte contestate
all’imputato ed il provvedimento di prevenzione.
La corte territoriale, inoltre, confutava le ragioni esposte dal
prevenuto con l’atto di appello, volte a giustificare il
comportamento dell’imputato con la sua buona fede e con la
convinzione che le condotte tenute non violassero alcuna
disposizione di legge. A tal proposito la difesa aveva invano
sostenuto, per un verso, che l’imputato sarebbe stato ancora in
tempo per comunicare il mutamento del luogo di residenza, a suo
dire divenuto impraticabile per la presenza di pregiudicati
conviventi e, per altro verso, che la sua presenza nel sottoscala
condominiale eletto a domicilio di fortuna era stata sino a quel
momento tollerata. Il giudice di appello rigettava infine le
doglianze difensive relative al trattamento sanzionatorie
rilevandone anche la genericità.
2. Avverso la sentenza di secondo grado propone ricorso per
cassazione, il Cascella, personalmente, sviluppando due motivi di
impugnazione.
2.1 Denuncia il ricorrente col primo di essi violazione dell’art. 599
c.p.p. sul rilievo che la corte distrettuale avrebbe rigettato la
richiesta del difensore di rinvio della trattazione della causa per la
sua adesione all’astensione collettiva dalle udienze programmata
dagli organismi rappresentativi della categoria e questo con
l’argomento, errato in diritto, che il rinvio non fosse giustificato
1

dalla celebrazione dell’appello nelle forme di cui all’art. 127 c.p.p.,
come previsto e disposto dall’art. 599 c.p.p..
Il mancato rinvio dell’udienza per le ragioni dette avrebbe
cagionato, ad avviso del ricorrente, un grave vulnus ai diritti
difensivi dell’imputato appellante, il quale aveva facoltà di essere
presente in camera di consiglio con l’assistenza e la difesa
dell’avvocato di fiducia. Trattasi, sempre ad avviso del ricorrente,
di violazione rilevante ai sensi dell’art. 178, co. 1, lett. c) c.p.p.
eppertanto di nullità assoluta rilevabile in ogni stato e grado del
giudizio.
2.2 Col secondo motivo di impugnazione denuncia la difesa
ricorrente violazione dell’art. 9 1. 1423/1956 sul rilievo che
l’obbligo di soggiorno previsto dalla norma fa riferimento (art. 3 co.
3 1. 1423/1956) al comune di residenza ovvero di dimora abituale,
luoghi questi immediatamente denunciati dall’interessato, agli
operatori che gli notificavano il provvedimento, come impraticabili
perché inesistenti e non disponibili. Di qui l’insussistenza di uno dei
requisiti della norma incriminatrice perché erroneamente
individuato il luogo ove l’imputato avrebbe dovuto
obbligatoriamente soggiornare.
3. Il ricorso è fondato nella sua eccezione processuale, assorbente di
ogni altra questione di merito.
Rammenta al riguardo il Collegio, con Cass. SS.UU., Sentenza n.
15232, 30/10/2014, rv. 263021, che in tema di dichiarazione di
adesione del difensore alla iniziativa dell’astensione dalla
partecipazione alle udienze legittimamente proclamata dagli
organismi rappresentativi della categoria, la mancata concessione
da parte del giudice del rinvio della trattazione dell’udienza
camerale in presenza di una dichiarazione effettuata o comunicata
dal difensore nelle forme e nei termini previsti dall’art. 3, primo
comma, del vigente codice di autoregolamentazione, determina una
nullità per la mancata assistenza dell’imputato, ai sensi dell’art. 178,
primo comma, lett. c), cod. proc. pen., che ha natura assoluta ove si
tratti di udienza camerale a partecipazione necessaria del difensore,
ovvero natura intermedia negli altri casi (in tal senso,
successivamente, anche Sez. 1,9.12.2014, n. 3113, rv. 261924).
Nel caso di specie l’udienza per la discussione dell’appello
proposto dall’imputato risulta essere stata fissata ai sensi dell’art.
599 c.p.p. e cioè nelle forme dell’udienza in camera di consiglio, in
relazione alla quale la partecipazione delle parti e dei loro difensori
al giudizio è solo eventuale (tra le tante: Cass., Sez. 1, 10.2.2003,
35687, rv. 226108).
2

P. T. M.
La Corte, annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio
ad altra sezione della Corte di appello di Milano.
Così deciso in Roma, addì 9 luglio 2015
Il cons. est.

La nullità denunciata è, pertanto, contrariamente a quanto
difensivamente opinato, una ipotesi di nullità intermedia, rilevabile,
come è noto, nei tempi e nei modi di cui all’art. 180 c.p.p., nel caso
di specie comunque rispettati con la proposizione dell’eccezione in
sede di impugnazione di legittimità.
La sentenza impugnata va pertanto annullata con rinvio per nuovo
giudizio davanti ad altra sezione della Corte di appello di Milano.

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