Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35817 del 18/06/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35817 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: AMATORE ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI SALERNO
nel procedimento a carico di:
D’ANZUONI REMO nato a AQUARA il 26/04/1936
inoltre:
SCARPA NICOLA

avverso la sentenza del 05/07/2017 del GIUDICE DI PACE di SALERNO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO AMATORE;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ANTONIETTA PICARDI
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per l’annullamento senza rinvio
udito il difensore
il difensore presente si riporta alle richieste del PG
A questo punto si procede a raccogliere le richieste del PG in relazione ai ricorsi per i
quali non risulta la presenza dei difensori.

Data Udienza: 18/06/2018

RITENUTO IN FATTO
1.Con la sentenza impugnata il Giudice di pace di Salerno ha assolto il predetto imputato per il
reato di cui all’art. 594 cod. pen. perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato e lo
ha invece condannato alla pena di giustizia per il diverso reato di cui all’art. 612 cod. pen..
Avverso la predetta sentenza ricorre il Procuratore generale, affidando la sua impugnativa ad
una unica ragione di doglianza.
1.1 Denunzia la parte ricorrente l’omessa motivazione sul reato di cui all’art. 612 cod. pen. e

pronunciata dall’imputato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è fondato.
2.1 Sul punto, occorre precisare che il reato di minaccia è un reato formale di pericolo, per la
cui integrazione non è richiesto che il bene tutelato sia realmente leso, bastando che il male
prospettato possa incutere timore nel soggetto passivo, menomandone la sfera della libertà
morale; la valutazione dell’idoneità della minaccia a realizzare tale finalità va fatta avendo di
mira un criterio di medialità che rispecchi le reazioni dell’uomo comune ( così, Cass., Sez. 5, n.
8264 del 29/05/1992 – dep. 23/07/1992, Mascia, Rv. 19143301 ; Sez. 6, n. 14628 del
18/10/1999 – dep. 23/12/1999, Cafagna G, Rv. 21632101 ).
Ne consegue che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ai fini dell’integrazione
del reato di minaccia (art. 612 cod. pen.), non è necessario che il soggetto passivo si sia
sentito effettivamente intimidito, essendo semplicemente sufficiente che la condotta posta in
essere dall’agente sia potenzialmente idonea ad incidere sulla libertà morale del soggetto
passivo ( cfr. Sez. 5, n. 46528 del 02/12/2008 – dep. 17/12/2008, Parlato e altri, Rv.
24260401 ; Sez. 5, n. 51246 del 30/09/2014 – dep. 10/12/2014, Marotta, Rv. 26135701; Sez.
1, n. 44128 del 03/05/2016 – dep. 18/10/2016, Nino, Rv. 26828901).
Ciò posto, va ricordato come, nel caso di specie, la frase proferita dall’odierno ricorrente e
come tale ritenuta dal giudice del merito integrante il reato in parola fosse la seguente : “… sei
un cretino, ti ho già denunziato e non ti metti a posto”.
Ciò detto, occorre concordare con quanto denunziato dal P.G. ricorrente nell’atto introduttivo,
laddove, per un verso, si lamenta l’assoluta carenza di motivazione in ordine al reato di
minaccia e, per altro verso, si evidenzia l’insussistenza del fatto contestato ad integrare il
delitto da ultimo menzionato.
Ed invero, la frase pronunciata e sopra ricordata ha una sicura valenza ingiuriosa ( per la quale
la persona offesa potrà attivarsi nella competente sede civilistica per il conseguente ristoro
risarcitorio, stante la depenalizzazione della relativa fattispecie incriminatrice ), ma non può
certo considerarsi lesiva della sfera della libertà personale e morale tramite la prospettazione
di un male ingiusto.
Osserva, pertanto, la Corte come il contenuto della frase riportata

verbatim sopra non possa

assumere oggettivamente alcuna valenza intimidatoria ovvero idoneità ad intimidire un
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comunque la insussistenza del fatto stante la natura non minacciosa ed offensiva della frase

soggetto di normale avvedutezza, cioè – detto altrimenti – una persona che rispecchi le
reazioni dell’uomo comune. E ciò è a maggior ragione evidente, se si considera il contesto
peculiare in cui la frase era stata proferita, contesto che evidenzia non già un atteggiamento
intimidatorio del ricorrente, quanto piuttosto una reazione non adeguata e sicuramente
scortese dell’odierno ricorrente.
Dunque, non emerge dal contesto fattuale alcun rilievo di idoneità della condotta contestata ad
intimorire la persona offesa.

contestato non sussiste.
L’accoglimento del primo motivo di ricorso assorbe l’esame delle ulteriori censure.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto di cui all’art. 612 cod. pen. non
sussiste.
Così deciso in Roma, il 18.6.2018

Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il fatto

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