Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35814 del 18/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 35814 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: AMATORE ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
LORETI MAURIZIO nato a ROMA il 22/08/1951

avverso la sentenza del 24/02/2015 della CORTE APPELLO di ANCONA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO AMATORE;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ANTONIETTA PICARDI
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per il rigetto
udito il difensore
Il difensore presente insiste sull’accoglimento

Data Udienza: 18/06/2018

RITENUTO IN FATTO
1.Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Ancona – in parziale riforma della sentenza
di condanna del predetto imputato emessa in data 15.10.2012 dal G.u.p. del Tribunale di
Camerino per il reato di cui all’art. 624 bis cod. pen. – ha escluso l’aggravante di cui all’art. 61
n. 11 cod. pen. e, ritenuta la equivalenza tra attenuanti generiche e la contestata recidiva, ha
rideterminato la pena e confermato, nel resto, la sentenza di condanna.
Avverso la predetta sentenza ricorre l’imputato, per mezzo del suo difensore, affidando la sua

1.1 Denunzia il ricorrente, con il primo motivo, violazione di legge in relazione all’art. 624 bis
cod. pen. e, comunque, vizio di motivazione sul medesimo punto.
1.1.1 Contesta la parte ricorrente la valutazione probatoria sottesa al giudizio di penale
responsabilità a suo carico in ragione del fatto che tale giudizio si era formato sulle immagini
estrapolate da un impianto di video registrazione e dal condizionamento subito dal giudice per
la confessione resa dal ricorrente per altro fatto di reato commesso in data 15.4.2011.
1.1.2 Si evidenzia, altresì, che il verbale di perquisizione considerato dal giudice per affermare
la penale responsabilità dell’imputato riguardava altro reato per cui si è proceduto
separatamente.
1.1.3 Si osserva, inoltre, sempre in punto di ricostruzione fattuale della vicenda, che la
circostanza che l’imputato fosse stato immortalato dall’impianto dì videoregistrazione vicino
alle casse poteva essere spiegato dal rapporto di amicizia che legava il ricorrente con i gestori
dell’albergo ove si erano verificati i furti notturni e dunque dall’abituale frequentazione dei
relativi locali da parte dell’imputato.
Si contesta, altresì, l’utilizzabilità dei filmati e loro intrinseca affidabilità.
1.2 Con un secondo motivo si articola vizio di violazione di legge in ordine al reato di cui all’art.
624 bis cod. pen. e all’art. 624, medesimo codice, e, comunque, vizio di motivazione sul
medesimo punto.
Si contesta la qualificazione della condotta come integrante il reato di cui all’art. 624 bis cod.
pen. per l’impossibilità di ricondurre i locali ove si erano consumati i furti al concetto di “privata
dimora” e, comunque, l’integrazione del reato per la mancanza del dissenso espresso da parte
del proprietario dell’immobile ad accedere ai predetti locali da parte dell’imputato che era solito
frequentare anche in orari notturni gli stessi in virtù del rapporto di conoscenza con le presone
offese dal reato.
1.3 Con un terzo motivo si contesta la violazione di legge in relazione alla mancata concessione
della prevalenza delle concesse attenuanti sulla recidiva e in relazione alla mancata
concessione dell’attenuante di cui all’art. 62, comma 4, cod. pen..
1.3.1 Si ritiene irragionevole la motivazione impugnata che, nonostante avesse eliminato
l’aggravante di cui all’art. 61 n. 11 cod. pen., aveva comunque confermato il giudizio di
equivalenza tra le predette circostanze.

2

impugnativa a ben quattro motivi di doglianza.

1.3.2 Si evidenzia, inoltre, che, in relazione al valore intrinseco dei beni sottratti, occorreva
riconoscere applicabile al caso di specie l’attenuante reclamata della particolare tenuità ex art.
62 n. 4 cod. pen..
1.4 Con un quarto motivo si contesta – in punto di violazione di legge e di omessa motivazione
– la decisione adottata in relazione alla mancata concessione del beneficio della sospensione
condizionale della pena.
1.5 Con successiva memoria depositata in data 4.6.2018 la parte ricorrente insiste

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è fondato per le ragioni qui di seguito precisate.
2.1 E’ in realtà fondato il secondo motivo di doglianza il cui accoglimento assorbe l’esame delle
ulteriori censure.
2.1.1 Sul punto occorre ricordare che la giurisprudenza di vertice di questa Corte ha statuito
che – ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 624 bis cod. pen. – rientrano nella
nozione di privata dimora esclusivamente i luoghi nei quali si svolgono non occasionalmente
atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso
del titolare, compresi quelli destinati ad attività lavorativa o professionale ( così,
Sez. U, Sentenza n. 31345 del 23/03/2017 Ud. (dep. 22/06/2017 ) Rv. 270076 : nella specie
la Corte ha escluso l’ipotesi prevista dall’art. 624 bis cod. pen. in relazione ad un furto
commesso all’interno di un ristorante in orario di chiusura).
Ciò posto, osserva la Corte come la motivazione resa sul punto da parte del giudice impugnato
in relazione alla qualificazione giuridica della condotta come sussumibile nell’alveo applicativo
dell’art. 624 bis cod. pen. non risponda ai principi fissati dalla giurisprudenza di questa Corte,
non avendo spiegato la Corte territoriale se nei locali ove è avvenuto il furto si svolgano non
occasionalmente atti della vita privata delle persone offese ovvero se, come appare più
plausibile dalla descrizione delle condotte (azioni furtive commesse all’interno di un esercizio
commerciale presente in un Motel), si trattasse di luogo aperto al pubblico ed accessibile a
terzi, nel qual caso, alle condizioni previste nell’arresto giurisprudenziale sopra ricordato, la
condotta delittuosa andrebbe ricondotta alla diversa fattispecie di reato di cui all’art. 624 cod.
pen..
Si impone pertanto l’annullamento della sentenza impugnata per un nuovo esame sul punto
che tenga in considerazione i principi di diritto sopra ricordati.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Perugia per nuovo esame.
Così deciso in Roma, il 18.6.2018

nell’accoglimento del ricorso con la richiesta di annullamento della sentenza impugnata.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA