Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35802 del 11/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 35802 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: SCOTTI UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
dalla parte civile PASINATO ANTONIO DOMENICO nato a CASSOLA il
09/11/1948
nel procedimento a carico di:
TESSAROLO CELESTINA nato a CASSOLA il 17/10/1951
avverso la sentenza del 19/05/2017 della CORTE APPELLO di VENEZIA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE
SCOTTI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale PERLA
LORI, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità;
udito il difensore della parte civile presente, avv. SABINA CICCOTTI, del Foro di
Roma, in sostituzione degli avv. LUCA MURAR°, del Foro di Bassano del Grappa
e ANNA MARIA MURARO, del Foro di Vicenza, che si riporta in primo luogo ai
motivi, in subordine chiede il rigetto.

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di appello di Venezia con sentenza del 19/5/2017, in parziale
riforma della sentenza del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale
di Venezia del 16/4/2008, appellata dall’imputata, ha assolto Celestina Tessarolo

Data Udienza: 11/06/2018

dal reato di diffamazione a mezzo stampa di cui all’art.595, commi 1 e 3,
cod.pen. in danno di Antonio Domenico Pasinato, per insussistenza del fatto.
Celestina Tessarolo, consigliere comunale di Cassola di Vicenza, era
accusata di aver rilasciato un’intervista al giornale «Il Gazzettino » di Padova,
offendendo la reputazione di Antonio Domenico Pasinato, sindaco dello stesso
Comune, dichiarando che costui aveva speso soldi pubblici a fini privati, a totale
servizio di due lottizzazioni artigianali private, poiché aveva destinato le risorse
previste dalla legge finanziaria alla viabilità della strada provinciale Ezzelina.

l’aveva condannata, previa concessione delle attenuanti generiche prevalenti
sull’aggravante contestata, alla pena della multa di C 400,00=, con la
diminuente del rito, pena interamente condonata, nonché al risarcimento del
danno, liquidato in C 5.000,00= e alla rifusione delle spese di parte civile.

2. Ha proposto ricorso l’avv.Luigi Ravagnan, difensore della parte civile,
svolgendo un motivo, proposto ex art.606, comma 1, lett. b), cod.proc.pen., e
lamentando violazione della legge penale in relazione all’art. 595, commi 1 e 3,
cod.pen. e chiedendo dichiararsi l’intervenuta prescrizione del reato di
diffamazione aggravata e confermarsi ex art.578 cod.proc.pen. le statuizioni
civili contenute nella sentenza di primo grado.
La sentenza impugnata dà conto in motivazione che la locuzione,
indubbiamente offensiva, «soldi pubblici a fini privati», contenuta nel titolo e
nell’incipit dell’articolo, era attribuita alla Tessarolo, ma poi, inspiegabilmente e
contraddittoriamente, ha ascritto le stesse parole a un non meglio precisato
«titolista» del giornale.
La frase in questione era stata ritenuta di valenza diffamatoria dal primo
Giudice, senza un espresso dissenso della Corte di appello, che anzi aveva
implicitamente confermato tale valutazione, nel momento in cui aveva osservato
che, una volta espunta la frase, non sarebbe stato possibile cogliere alcun
aspetto diffamatorio dell’articolo.
A tale approdo la Corte di appello era pervenuta ritenendo che le altre
affermazioni della Tessarolo non fossero offensive e rientrassero nel diritto di
critica politica: il ricorrente, pur dissentendo da tale valutazione, osserva che mai
la Tessarolo aveva sconfessato il giornale sul contenuto della sua accusa così
come riportato nel titolo e anzi l’aveva riconosciuto come proprio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile e comunque palesemente infondato.

2

Il Giudice di primo grado aveva ravvisato la responsabilità della Tessarolo e

1.1. La Corte lagunare, come ha cura di puntualizzare il ricorrente, ha in
effetti giudicato offensiva la frase «soldi pubblici a fini privati», che in effetti
sintetizza, a mo’ di slogan semplificatore, un addebito di grave scorrettezza,
anche di possibile rilevanza penale, mosso ad un amministratore pubblico.
La Corte di Venezia ha peraltro osservato che un lettore dell’articolo,
depurato del titolo e dell’incipit che lo riprendeva, non avrebbe potuto cogliere
alcun aspetto diffamatorio nel senso e nei termini cristallizzati nel capo di
imputazione.

nel testo dell’articolo alla consigliera comunale, valutate anche in relazione al
contesto di riferimento e al problema politico amministrativo che assumeva
rilievo in ordine alla razionalizzazione della viabilità della strada provinciale
Ezzelina, e in particolare ai profili dei collegamenti con la ferrovia a sud di
Cassola e del sottopasso e per immissione diretta sulla provinciale Castellana.
La Corte territoriale ha ritenuto al proposito, con giudizio discrezionale, privo
di contraddizioni e di illogicità, per giunta manifeste, e andato comunque esente
da specifiche censure dell’attuale ricorrente, che le critiche mosse da Celestina
Tessarolo attenessero al complesso delle scelte di viabilità effettuate con le
risorse destinate al Comune dalla legge finanziaria e rientrassero pienamente nel
diritto di critica, nel cui contesto si calava anche l’assunto che i costi dei
collegamenti decisi dall’amministrazione comunale avrebbero dovuto invece
gravare sui soggetti privati interessati alle lottizzazioni.
E’ il caso di ribadire che questa valutazione della Corte di appello non è stata
censurata specificamente dal ricorrente, che si limita, a pag.2 del ricorso ad
esprimere un proprio generico dissenso, privo di valore giuridico e processuale.
1.3. Il punto è che la Corte di appello ha ritenuto che la locuzione offensiva
non sia stata pronunciata dalla Tessarolo, nelle cui frasi «virgolettate» riportate
dall’articolo non si rinviene affatto la ridetta locuzione semplificatrice offensiva: il
che ha condotto i giudici del gravame a statuire che «nessuna delle parole
qualificanti l’imputazione è contenuta in quanto in concreto e solo affermato dalla
Tessa ro I o » .
Tali espressioni sono state ritenute dalla Corte di appello «di esclusiva scelta
e responsabilità del titolista e di una infelice anticipata e inadeguata sintesi della
giornalista che ha dato conto dell’intervista con impropria attribuzione alla
Tessarolo di una lettura penalistica che le frasi articolate poi in concreto
virgolettate non contengono né, per il vero, anche solo ipotizzano».
In poche parole, secondo la Corte di appello, la Tessarolo nell’intervista non
ha pronunciato quella locuzione e non deve rispondere della sintesi impropria del

3

1.2. La Corte di appello ha esaminato approfonditamente le frasi attribuite

suo pensiero operata dal titolista e dal giornalista che hanno riportato
l’intervista.
1.4. Il ricorrente non si confronta con tale motivazione, se non affermando,
con estrema genericità, che l’imputata non aveva mai negato tali frasi e che anzi
le aveva riconosciuto come proprie, senza peraltro indicare quando e come tale
riconoscimento fosse stato compiuto, e tantomeno l’atto processuale che
avrebbe dimostrato tale assunto.
E’ appena il caso, per completezza, visto che neppure il ricorrente sostiene

ravvisato nel mancato esercizio del diritto di rettifica ai sensi dell’art.8 della
legge 8/2/1948 n.47, come sostituito dall’articolo 42, comma 1, della legge
5/8/1981, n. 416, che costituisce un diritto e non un obbligo dell’intervistato.
1.5. E’ opportuno ricordare che nella giurisprudenza civile di questa Corte è
stato ritenuto che il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla
base di una lettura atomistica delle singole espressioni, ma con riferimento
all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti
gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione
e della percezione visiva, il significato di un articolo, come tali in grado di
fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi, dovendosi dunque riconoscere
particolare rilievo alla titolazione, in quanto specificamente idonea, in ragione
della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore,
ingenerando giudizi lesivi dell’altrui reputazione.(Sez. 3, n. 29640 del
12/12/2017, Rv. 646655, Sez. 3, Ord n. 12012 del 16/05/2017, Rv. 644302;
Sez. 3, n. 18769 del 07/08/2013, Rv. 627845).
Tali principi valgono anche a delineare l’ambito della responsabilità penale
dell’autore dell’articolo relativo ad un’intervista; essi, tuttavia, non possono
essere trasposti a carico del soggetto intervistato, che risponde solo delle
dichiarazioni effettivamente da lui rese, che concretizzano la sua condotta tipica,
e non già della coloritura giornalistica della sua intervista, che esula dalla sua
sfera di dominio e conseguentemente di responsabilità, salva, beninteso, la
prova, rigorosa, di un suo personale concorso nelle scelte editoriali e
giornalistiche circa le modalità di confezione e presentazione dell’articolo.

2. Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile; ne consegue la condanna
del ricorrente ai sensi dell’art.616 cod.proc.pen. al pagamento delle spese del
procedimento e al versamento della somma di € 2.000,00= in favore della Cassa
delle ammende, così equitativamente determinata in relazione ai motivi di
ricorso che inducono a ritenere il ricorrente in colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità (Corte cost. 13/6/2000 n.186).

4

questa tesi, di puntualizzare che tale riconoscimento non potrebbe essere

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di € 2.000,00 a favore della Cassa delle
ammende.

Il Presidente

Il Co sigliere estensor

Paolo Antonio Bruno

U bertro L *g

Depositato in Cancelleria
Roma, lì

Così deciso il 11 giugno 2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA