Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35800 del 11/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 35800 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: BORRELLI PAOLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
KONTEH BAKARY nato il 19/07/1989

avverso la sentenza del 13/02/2017 della CORTE ASSISE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere PAOLA BORRELLI;
udito il Sostituto Procuratore generale PERLA LORI, che ha concluso chiedendo
dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;
udito, per la parte civile, il difensore Avv. FRANCESCO MONARCA, che ha concluso
per l’inammissibilità del ricorso e che ha depositato conclusioni scritte e nota
spese;
udito, per l’imputato, l’Avv. OLIVIERI, che si è riportato ai motivi di ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Il 13 febbraio 2017, la Corte di Assise di appello di Roma, giudicando dopo
annullamento con rinvio della prima sezione di questa Corte in punto di legittima
difesa, reale o putativa, o di eccesso colposo, riformava la sentenza della Corte di
Assise della capitale emessa nei confronti di Konteh Bakary; questi era stato
condannato in primo grado — con condanna confermata in appello dalla Corte
distrettuale — per omicidio preterintenzionale ai danni di Louati Mohamed; a

Data Udienza: 11/06/2018

seguito dell’annullamento con rinvio di cui sopra, il Giudice di rinvio ha riqualificato
il fatto in omicidio colposo da eccesso colposo in legittima difesa.
1.1. La morte della persona offesa era stata determinata dalla lacerazione
della vena giugulare, provocata da un colpo inferto da un taglierino con cui
l’imputato lo aveva colpito nel corso di una colluttazione; il litigio, secondo le
sentenze di merito, era maturato a causa del sospetto di Louati circa il fatto che
Konteh avesse scambiato marijuana con la sua compagna, cedendo alla donna
eroina. Ne era conseguito un aspro confronto, nel corso del quale non era stato

offesa, mentre poteva dirsi processualmente accertato che, immediatamente
prima del colpo mortale, Konteh avesse disarmato il Louati e che, in risposta ad
un pugno ricevuto, avesse colpito la persona offesa con la mano che impugnava il
taglierino. In conseguenza di tale ricostruzione, non ritenendo sussistente il dolo
omicidiario, la prima sentenza di appello aveva avallato la scelta del Giudice di
primo grado di derubricare l’omicidio volontario originariamente contestato in
quello preterintenzionale, senza tuttavia riconoscere la legittima difesa, dato che
l’imputato, una volta disarmato l’avversario, avrebbe dovuto esercitare il
commodus discessus.

1.2. La prima sezione di questa Corte, proprio su quest’ultimo aspetto, aveva
ritenuto necessario sottoporre ad un più attento esame i fatti onde verificare se
all’imputato, data la concitazione del momento, potesse addebitarsi di non avere
desistito dall’azione ed esercitato il commodus discessus, se la sua reazione fosse
stata sproporzionata rispetto all’offesa e se l’azione avesse oltrepassato per errore
i limiti imposti dalla necessità di difendersi.
Come anticipato, la Corte di Assise di appello in sede di rinvio ha riqualificato
il fatto in omicidio colposo da eccesso colposo in legittima difesa; la Corte
distrettuale è giunta a questa conclusione dopo aver ritenuto esistente una
situazione di pericolo per l’imputato, che tuttavia aveva travalicato i limiti della
proporzionalità nella reazione a causa di un errore vincibile nell’utilizzo del mezzo,
dovuto a precipitazione e imprudenza nel calcolare la proporzione tra il pericolo ed
il mezzo salvezza.

2. L’Avv. Sergio Olivieri nell’interesse del Konteh ricorre per cassazione
avverso la sentenza di rinvio della Corte di Assise di appello, deducendo violazione
o falsa applicazione dell’art. 52 cod. pen. nonché contraddittorietà ed illogicità
della motivazione in ordine al mancato riconoscimento della legittima difesa reale
o putativa. L’imputato era stato aggredito dalla persona offesa prima con un calcio
alla schiena e poi con un taglierino. Nella prima occasione, come confermato dal
teste Gningue Idrissa, egli era riuscito ad allontanarsi, ma la seconda volta non gli

2

provato che ad impugnare l’arma fosse stato per primo l’imputato e non la persona

era stato possibile. L’errore in cui era incorsa la sentenza impugnata era che la
sproporzione tra la reazione dell’imputato con il taglierino e l’azione della persona
offesa era stata valutata con riferimento al momento in cui quest’ultima era stata
disarmata e non, come sarebbe stato corretto, alla fase iniziale dell’aggressione,
che vedeva la parte lesa armata e il ricorrente disarmato. La condotta
dell’imputato non era finalizzata ad uccidere, ma a difendersi e ad allontanare
Louati dalla sua persona per poi darsi alla fuga.

Louati Ahmed Khairredine ha depositato una memoria con la quale contesta
l’impostazione del ricorso, considerando già sin troppo garantista la posizione della
Corte di Assise di appello che aveva riqualificato la fattispecie contestata in
omicidio colposo. Ad ogni modo, la parte civile difende la decisione della Corte
distrettuale, affermando che l’imputato non aveva riportato lesioni e che, al
momento della pugnalata, la persona offesa era priva di armi ed al massimo aveva
colpito con un pugno il ricorrente.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.

2. Va ricordato che i presupposti essenziali della legittima difesa sono costituiti
da un’aggressione ingiusta e da una reazione legittima: mentre la prima deve
concretarsi nel pericolo attuale di un’offesa che, se non neutralizzata
tempestivamente, sfocia nella lesione di un diritto (personale o patrimoniale)
tutelato dalla legge, la seconda deve inerire alla necessità di difendersi, alla
inevitabilità del pericolo e alla proporzione tra difesa e offesa. L’eccesso colposo
sottintende i presupposti della scriminante con il superamento dei limiti a
quest’ultima collegati; ne consegue che, per stabilire se nel fatto si siano ecceduti
colposamente i limiti della difesa legittima, bisogna prima accertare
l’inadeguatezza della reazione difensiva, per l’eccesso nell’uso dei mezzi a
disposizione dell’aggredito in un preciso contesto spazio temporale e con
valutazione ex ante, e occorre poi procedere ad un’ulteriore differenziazione tra
eccesso dovuto ad errore di valutazione ed eccesso consapevole e volontario. Solo
il primo, infatti, rientra nello schema dell’eccesso colposo delineato dall’art. 55
cod. pen., mentre il secondo consiste in una scelta volontaria, la quale comporta
il superamento doloso degli schemi della scriminante (Sez. 1, n. 45425 del
25/10/2005, Bollardi, Rv. 233352).

3

3. Il 28 maggio 2018, l’Avv. Amalia Capalbo nell’interesse della parte civile

3. Ebbene, il ricorso dell’imputato — che mira a mettere in discussione il
diniego della scriminante nella sua forma “piena” ed il ritenuto superamento
colposo dei limiti che la contraddistinguono — è manifestamente infondato.
Preliminarmente va sgomberato il campo da quelle valutazioni che, nel
ricorso, contestano la ricostruzione in fatto, che è cristallizzata nelle sentenze di
merito e che vede, nella fase culminante dello scontro — quella che ha
immediatamente preceduto il ferimento —, la persona offesa disarmata e
l’imputato, munito del taglierino che fino a poco prima impugnava la vittima,

sferrato.
Non pecca, allora, di manifesta illogicità la sentenza impugnata nella misura
in cui ha ritenuto che sull’imputato incombesse un pericolo attuale di un danno
grave alla persona e che la reazione fosse in questo senso necessitata, ma che ha
reputato travalicati i limiti della proporzione tra offesa e difesa attraverso l’utilizzo
imprudente dello strumento difensivo, dovuto alla concitazione del momento.
L’imputato, infatti, ha colpito alla gola la vittima con un’arma da taglio, mentre
l’altro, benché disarmato solo qualche istante prima, lo stava percuotendo a mani
nude, il che evidenzia un errore nella commisurazione della reazione difensiva che
impone un’operatività “attenuata” della scriminante, avendo determinato la
forzatura del limite della proporzionalità.
Ogni altra considerazione non può trovare spazio in questa sede,
presupponendo, come già osservato, una rivalutazione del merito della

res

iudicanda, estranea ai limiti del giudizio di legittimità.

3. Non si fa menzione della memoria difensiva della parte civile dal momento
che essa è intempestiva, in violazione del disposto di cui all’art. 611, comma 1,
ultimo periodo, cod. proc. pen. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, invero,
si tratta di un termine previsto a pena di decadenza che, ove non rispettato,
determina l’impossibilità di considerare il contenuto degli atti intempestivamente
depositati (Sez. 1, n. 13597 del 22/11/2016, dep. 2017, De Silvio, Rv. 269673;
Sez. 1, n. 8960 del 07/02/2012, Mangione, Rv. 252215). Esso si applica anche ai
procedimenti celebrati in pubblica udienza (Sez. 3, n. 50200 del 28/04/2015,
Ciotti, Rv. 265935; Sez. 1, n. 19925 del 04/04/2014, Cutrì e altro, Rv. 259618).

4. Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile; ne consegue la condanna del
ricorrente ai sensi dell’art.616 cod. proc. pen. al pagamento delle spese del
procedimento e al versamento della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa
delle ammende, così equitativamente determinata in relazione ai motivi di ricorso

4

colpire l’avversario in una zona vitale, reagendo ad un pugno che questi gli aveva

che inducono a ritenere il ricorrente in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità (Corte cost. 13/6/2000 n.186).

5. Il ricorrente va altresì condannato alla rifusione delle spese sostenute dalla
parte civile nel presente grado, che liquida in euro 2000,00, che vanno pagate a
favore dello Stato ai sensi dell’art. 110, comma 3, d.P.R. 115 del 2002, dal
momento che la parte civile è stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di euro 2000,00 a favore della Cassa delle
ammende, nonché alla rifusione delle spese di parte civile, che liquida in
complessivi euro 2000,00, da versare in favore dell’Erario.
Così deciso il 11/06/2018.

P.Q.M.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA