Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35785 del 04/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35785 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sui ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI CALTANISSETTA
nel procedimento a carico di:
EL HARCHI BOUCHAIB nato il 01/01/1967

avverso la sentenza del 06/03/2017 del GIUDICE DI PACE di CALTANISSETTA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dai Consigliere GRAZIA MICCOLI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PERLA LORI
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per l’annullamento con rinvio

Data Udienza: 04/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 6 marzo 2017, il Giudice di Pace di Caltanissetta ha condannato l’imputato
(dichiarato irreperibile) Bouchaib EL HARCHI alla pena di euro 400,00 di multa per il reato di
cui all’art. 612 cod. pen.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale della
Repubblica presso la Corte di Appello di Caltanissetta, denunziando la violazione della
normativa introdotta con legge n. 67 del 2014, la quale prevede che – in assenza
dell’imputato- il giudice deve disporre le conseguenti ricerche che, in caso di esito negativo,

Sostiene il ricorrente che in tal senso soccorre l’inequivoca disposizione di cui all’art. 420quater cod. proc. pen., che, nei casi di assenza dell’imputato diversi da quelli previsti dagli
artt. 420-bis e 420-ter del codice di rito, impone al giudice di rinviare l’udienza e disporre che
l’avviso sia notificato all’imputato personalmente ad opera della polizia giudiziaria.

eo, fv…otzaz

Nel caso di specie il giudice non ha provveduto a tali adempimenti e ne conseguirebbkiel
processo e della predetta pronunzia di condanna.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
1. Le Sezioni Unite di questa Corte hanno da tempo chiarito che l’interesse richiesto dall’art.
568, quarto comma, cod. proc. pen., quale condizione di ammissibilità di qualsiasi
impugnazione, deve essere correlato agli effetti primari e diretti del provvedimento da
impugnare e sussiste solo se il gravame sia idoneo a costituire, attraverso l’eliminazione di un
provvedimento pregiudizievole, una situazione pratica più vantaggiosa per l’impugnante
rispetto a quella esistente; pertanto, qualora il pubblico ministero denunci, al fine di ottenere
l’esatta applicazione della legge, la violazione di una norma di diritto formale, in tanto può
ritenersi la sussistenza di un interesse concreto che renda ammissibile la doglianza, in quanto
da tale violazione sia derivata una lesione dei diritti che si intendono tutelare e nel nuovo
giudizio possa ipoteticamente raggiungersi un risultato non solo teoricamente corretto, ma
anche praticamente favorevole (Sez. U, n. 42 del 13/12/1995, P.M. in proc. Timpani, Rv.
20309301; Sez. U, n. 9616 del 24/03/1995, P.M. in proc. Boido ed altro, Rv. 20201801).
La nozione di interesse, invero, va individuata -di volta in volta- in una prospettiva
utilitaristica, ossia nella finalità negativa, perseguita dal soggetto legittimato, di rimuovere una
situazione di svantaggio processuale, ed in una finalità positiva consistente nel conseguimento
di un’utilità, che si concreta in una decisione più vantaggiosa in coerenza con il sistema
normativo (Sez. U, n. 6624 del 27/10/2011, Marinaj, Rv. 25169301).
Si è quindi sostenuto, più di recente, che sussiste l’interesse ad impugnare richiesto dall’art.
568, comma 4, cod. proc. pen. qualora l’impugnazione del pubblico ministero sia, per esempio,
preordinata ad ottenere una diversa formula di proscioglimento, che comporta l’iscrizione nel
certificato del casellario giudiziale, trattandosi di un risultato non solo teoricamente corretto

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determinano l’adozione di sospensione del procedimento.

ma anche praticamente favorevole alla pubblica accusa (Sez. 5, n. 40822 del 15/06/2017, P.G.
in proc. C, Rv. 27142401).
E, ancora, si è precisato che è inammissibile, per carenza dell’interesse di cui all’art. 568,
comma quarto, cod. proc. pen., il ricorso del Pubblico Ministero avverso la sentenza di
condanna che si limiti a denunciare la mancanza grafica della motivazione, senza indicare il
concreto vantaggio pratico realizzabile con un nuovo giudizio di merito, a seguito
dell’annullamento di una decisione che ha accolto la pretesa punitiva (Sez. 5, n. 38086 del
18/02/2016, P.G. in proc. Onori, Rv. 26790701).

di condanna (ovvero una sentenza che abbia accolto le conclusioni della Pubblica accusa) non è
sufficiente il generico riferimento al rispetto delle norme processuali (peraltro poste a presidio
dei diritti dell’imputato) ma è necessario che sia allegato e risulti un concreto ed attuale
interesse per l’accusa all’impugnazione (Sez. 6, n. 43952 del 13/10/2015, P.G. in proc. M., Rv.
26513101; Sez. 6, n. 33573 del 20/05/2015, RG. in proc. Pinelli, Rv. 26499601; Sez. 6, n.
49879 del 06/12/2013, P.G. in proc. Leskaj, Rv. 25806001; Sez. 5, n. 35722 del 29/04/2013,
P.G. in proc. Vacca e altri, Rv. 25695001)
2. Nel caso in esame il Procuratore Generale ricorrente si è limitato a dolersi della mancata
applicazione della disciplina in materia di assenza dell’imputato, senza precisare il concreto
interesse alla impugnazione di una sentenza di condanna emessa su richiesta della Pubblica
Accusa.
Tutto ciò però non delinea un interesse alla impugnazione in capo al ricorrente, giacché non è
sufficiente la mera pretesa teorica preordinata all’astratta osservanza della legge e alla
correttezza giuridica della decisione, essendo invece necessario -come si è detto- che sia
comunque dedotto un pregiudizio concreto e suscettibile di essere eliminato dalla riforma o
dall’annullamento della decisione impugnata (si veda in termini la citata Sez. 5, n. 35722 del
29/04/2013, P.G. in proc. Vacca e altri, Rv. 25695001).
3. Non senza rilievo, poi, è che, in tema di sospensione del processo per assenza dell’imputato,
la mancata applicazione dell’art. 420 quater cod. proc. pen. determini solo una nullità a
regime intermedio, attinente all’intervento dell’imputato ex art. 178, lett. c) cod. proc. pen.,
che deve essere eccepita immediatamente dal difensore (Sez. 5, n. 54921 del 08/06/2016,
Fatih, Rv. 26840701; Sez. 3, n. 49584 del 27/10/2015, F, Rv. 265770).
Nella specie ciò non è accaduto, sicché deve ritenersi sanata ai sensi dell’art. 182, comma
secondo, cod. proc. pen. la nullità derivante dall’omessa sospensione del procedimento, in
applicazione dell’art. 420 quater cod. proc. pen.
Peraltro neppure il Pubblico Ministero che ha partecipato al processo dinanzi al Giudice di Pace
ha tempestivamente eccepito la violazione della disciplina in materia di assenza dell’imputato,
giacché risulta che abbia rassegnato le sue conclusioni chiedendo l’affermazione di
responsabilità dello stesso.
P.T.M.
3

Insomma, perché sia ammissibile l’impugnazione del Pubblico Ministero avverso una sentenza

Dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale.

Così deciso in Roma il 2 maggio 2018

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