Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35782 del 02/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35782 Anno 2018
Presidente: SABEONE GERARDO
Relatore: MAZZITELLI CATERINA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CERONE SABATINO nato il 24/12/1972 a L’AQUILA

avverso la sentenza del 06/07/2016 della CORTE APPELLO di L’AQUILA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CATERINA MAZZITELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIA
FRANCESCA LOY
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per il rigetto
Udito il difensore

Data Udienza: 02/05/2018

Il Procuratore Generale, nella persona del Sost. Proc. Gen. dott. ssa Maria Loy, che ha
concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza, emessa dal Tribunale di Pescara in data 19/06/2014, Cerone Sabatino
veniva condannato alla pena di mesi sei di reclusione ed C 300,00 di multa, previa
derubricazione della contestazione originaria, in ordine al reato, nella forma tentata, ai sensi

commesso atti diretti in modo inequivoco ad impossessarsi di capi d’abbigliamento, un paio di
scarpe e altri beni, esposti, per la pubblica vendita presso il supercercato Iper di Pescara( fatto
commesso, in Pescara, il 31/07/2014 ).
Con sentenza, emessa in data 6/07/2016, la Corte Appello di l’Aquila, previa concessione
dell’attenuante, di cui all’art. 62 n. 4 c.p., ed esclusa l’aggravante della destrezza,
rideterminava la pena, inflitta all’imputato, in mesi quattro di reclusione ed C 300,00 di multa,
confermando nel resto l’impugnata sentenza.
2. L’imputato, tramite difensore di fiducia, ha presentato ricorso allegando vizi di legittimità,
per violazione e falsa applicazione degli art. 120 c.p. e 336 c.p.p., nonché vizi di natura
argomentativa, in ordine alla dedotta improcedibilità dell’azione penale, per irritualità e
invalidità della querela.
Secondo il giudice dell’appello, esclusa l’aggravante della destrezza di cui all’art. 625 n. 4
c.p., l’eccezione di invalidità della querela, avanzata dalla difesa, era da rigettarsi, in quanto
dagli atti risultava che il direttore dell’esercizio commerciale aveva delegato il D’Addario a
presentare denunce e querele.
Parte ricorrente, a questo proposito, allega che dalla visura camerale in atti emergerebbe che
il potere d’agire, per la società Iper Orio, spetta esclusivamente al Consiglio di
Amministrazione, del quale non faceva parte né Enzo D’Addario né Michela Bettoni, ossia la
delegante.
Tali rilievi comporterebbero l’illegittimità della delega, stante l’esclusione della legittimazione
del soggetto, che aveva presentato la querela. Mancherebbe, quindi, la condizione di
procedibilità ex art. 336 c.p.p. per l’esercizio dell’azione penale .

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è manifestamente infondato.
Secondo la giurisprudenza di legittimità, il bene giuridico protetto dal delitto di furto è
individuabile non solo nella proprietà o nei diritti reali personali o di godimento, ma anche nel
possesso – inteso come relazione di fatto che non richiede la diretta fisica disponibilità – che si
configura anche in assenza di un titolo giuridico e persino quando esso si costituisce in modo

2

dell’art. 56 c.p., di furto aggravato, di cui agli art. 110, 624 e 625 n. 4, c.p., per aver

clandestino o illecito, con la conseguenza che anche al titolare di tale posizione di fatto spetta
la qualifica di persona offesa e, di conseguenza, la legittimazione a proporre querela( Sez. U,
n. 40354 del 18/07/2013 – dep. 30/09/2013, Sciuscio, Rv. 25597501).
Sempre secondo la giurisprudenza, in tema di querela, laddove la procura speciale,
rilasciata dal legale rappresentante di un ente in via preventiva ex art. 37 disp. att. cod. proc.
pen., per l’eventualità in cui si verifichino i presupposti della presentazione della querela
nell’interesse dell’ente stesso, non contempli l’indicazione delle tipologie di reato in presenza
delle quali attivare la condizione di procedibilità, il relativo potere deve intendersi

09/12/2016 – dep. 16/01/2017, P.C. in proc. Dindi, Rv. 268769).
Trattasi di affermazioni giurisprudenziali, di ampia portata, che coprono l’intera sfera di
ipotesi prospettabili.
Nella fattispecie, così come osservato nella sentenza impugnata, la delega al D’Addario da
parte dell’esercizio commerciale, va considerata idonea a giustificare la legittimazione del
soggetto che ha presentato, stante la sussistenza di un potere, quanto meno, di fatto, al di là
delle attribuzioni camerali, in relazione ai beni, oggetto di sottrazione, presso il supermercato.
3. Alla luce delle considerazioni espresse si deve dichiarare l’inammissibilità del ricorso, con
contestuale addebito delle spese del procedimento e di una somma, che si reputa equo
determinare in C 2.000,00, in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di C 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 2/05/2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Caterina Mazzitelli

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implicitamente devoluto per tutti i reati desumibili dall’oggetto sociale( Sez. 2, n. 1878 del

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