Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35779 del 02/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35779 Anno 2018
Presidente: SABEONE GERARDO
Relatore: MAZZITELLI CATERINA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TRIOLA MAURIZIO nato il 29/10/1977 a NAPOLI

avverso la sentenza del 18/10/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CATERINA MAZZITELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIA
FRANCESCA LOY
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore

Data Udienza: 02/05/2018

Il Procuratore Generale, nella persona del Sost. Proc. Gen. dott. ssa Maria Loy, che ha
concluso chiedendo la declaratoria dell’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza, emessa in data 30/05/2011, il Tribunale di Reggio Emilia, previa la
concessione delle circostanze attenuanti generiche, equivalenti alla sola recidiva, condannava
Triola Maurizio alla pena di anni due di reclusione ed C 600,00 di multa, in ordine al reato

occasioni, previa effrazione del blocchetto d’accensione, di uno scooter Piaggio modello
Exagon, tg AM26572, e, avvicinandosi a bordo del predetto scooter, di una borsetta, riposta
nel cestino di un velocipede condotto da Bertozzi Jenny, e degli effetti in essi contenuti, ossia C
50,00, documenti vari e occhiali ray ban( fatti commessi, in Reggio Emilia, il 19 ed il
21/02/2008).
Con sentenza, emessa in data 18 ottobre 2017, la Corte d’Appello di Bologna escludeva la
circostanza aggravante, di cui all’art. 625 n. 7 c.p., per il capo B), pertinente alla sottrazione
della borsetta e al contenuto della stessa e, corretto l’errore materiale in relazione alla ritenuta
equivalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alla “sola” recidiva, rideterminava la
pena in mesi nove di reclusione ed C 450,00 di multa.
2.

L’imputato ha presentato ricorso per cassazione, allegando un vizio di natura

argomentativa, risultante dal testo del provvedimento, con riferimento, in particolare, alla
sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p. per il capo A). Lo scooter,
al momento della sottrazione, era parcheggiato, sulla via pubblica, davanti allo studio della
P.O., mentre era in funzione un sistema di videocamere a circuito chiuso. La visione in diretta
del mezzo giustificherebbe l’esclusione dell’aggravante in questione. Ad analoga soluzione si
dovrebbe pervenire in ordine alla circostanza aggravante della destrezza, contestata al capo
B). Il profittamento di una temporanea distrazione della parte lesa escluderebbe l’esistenza
dell’aggravante della destrezza, che richiede particolari abilità, astuzia e avvedutezza,
connotazioni, queste, non ravvisabili, a dire del ricorrente, nella fattispecie in esame. E ciò in
considerazione del fatto che il Triola si era limitato a suonare il clacson, ad affiancarsi alla
bicicletta della p.o. e ad afferrare la borsetta contenuta nel cestino.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è palesemente infondato.
Le questioni centrali della controversia sono imperniate sulla sussistenza o meno delle
circostanze aggravanti contestate.
Per quanto concerne la circostanza aggravante, di cui all’art. 625 n. 7 c.p., va richiamato
l’orientamento giurisprudenziale, ormai consolidato, secondo il quale, in tema di furto, la

2

continuato, di cui agli art. 81 cpv, 624, 625 n. 2, 4 e 7 c.p., per essersi impossessato, in più

circostanza aggravante dell’esposizione della cosa alla pubblica fede non è esclusa
dall’esistenza, nel luogo in cui si consuma il delitto, di un sistema di videosorveglianza, che non
garantisce l’interruzione immediata dell’azione criminosa, mentre soltanto una sorveglianza
specificamente efficace nell’impedire la sottrazione del bene consente di escludere l’aggravante
di cui all’art. 625, comma primo, n. 7, cod. proc. pen.( Sez. 2, n. 2724 del 26/11/2015 – dep.
21/01/2016, Scalambrieri, Rv. 265808 )
Ne consegue, sul punto specifico, la correttezza della motivazione, stesa dal giudice del

dell’illecito mediante un intervento immediato di natura ostativa, tant’è che il proprietario dello
scooter si accorse dell’avvenuta sottrazione, solo dopo la perpetrazione del furto.
Si deve, pertanto, affermare l’infondatezza della censura sollevata sotto questo profilo.
2. Quanto poi al reato di furto aggravato, contestato sub B), in relazione alla contestata
circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 4 c.p., va detto che, secondo la giurisprudenza di
legittimità, in tema di furto, la circostanza aggravante della destrezza sussiste qualora l’agente
abbia posto in essere, prima o durante l’impossessamento del bene mobile altrui, una condotta
caratterizzata da particolari abilità, astuzia o avvedutezza ed idonea a sorprendere, attenuare
o eludere la sorveglianza del detentore sulla “res”( Sez. 5, n. 2296 del 10/11/2017 – dep.
19/01/2018, Clun, Rv. 272001 ).
Non vi è dubbio della congruità della motivazione, contenuta nella sentenza impugnata,
sulla scorta della sorpresa della parte lesa, alla guida del velocipede, per ciò solo non in grado
di opporsi validamente alla condotta dell’imputato, particolarmente abile nel sottrarre
nell’impossessarsi della borsa, mediante un gesto abile e improvviso.
La censura in questione dev’essere respinta.
3. Alla luce delle considerazioni fin qui esposte, si deve dichiarare l’inammissibilità del
ricorso, con contestuale addebito delle spese del procedimento e di una somma, che si reputa
equo determinare in C 2.000,00, in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di C 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 2/05/2018

merito, circa la mancanza di una videosorveglianza, idonea ad impedire la consumazione

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