Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35778 del 02/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35778 Anno 2018
Presidente: SABEONE GERARDO
Relatore: MAZZITELLI CATERINA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FAINI GIANCARLO nato il 05/09/1950 a CESENA

avverso la sentenza del 12/10/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CATERINA MAZZITELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIA
FRANCESCA LOY
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per il rigetto
Udito il difensore

Data Udienza: 02/05/2018

Il Procuratore Generale, nella persona del Sost. Proc. Gen. dott.ssa Maria Loy, che ha
concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza, emessa in data 21/12/2016, il Tribunale di Forlì condannava Faini
Giancarlo alla pena di anni due di reclusione, oltre al risarcimento del danno in favore della

aver fatto scoppiare con un pugno il bulbo oculare di Casali Antonio, provocandogli uno sfregio
permanente al viso ed una malattia insanabile, con probabile cecità( fatto commesso, in Forlì,
il 9/09/2016 ).
Con sentenza, emessa in data 12/10/2017, la Corte d’Appello di Bologna, a seguito
dell’appello proposto dalla parte civile, in parziale riforma della sentenza di primo grado,
revocava la liquidazione del danno e condannava il Faini al risarcimento dei danni in favore
della parte civile costituita, da liquidarsi in separato giudizio.
2. L’imputato ha proposto ricorso per cassazione, allegando un vizio di violazione della
legge, con riferimento all’erronea applicazione dell’art. 595 c.p.p.. Segnatamente- ha precisato
il ricorrente -la Corte territoriale aveva ritenuto inammissibile l’appello, proposto in via
incidentale dall’imputato, in quanto non inerente ai capi della sentenza impugnata, investiti
dall’appello presentato dalla parte civile.
Ad avviso di parte ricorrente, il gravame principale della parte civile, investendo l’entità
del risarcimento, nella sua globalità, ineriva alla vicenda , nel suo complesso, caratterizzata da
una relazione, di natura sentimentale e di carattere omossessuale, l’imputato, di anni 66, e la
parte lesa, di anni 82.
Con riferimento al merito, secondo quanto sostenuto dal ricorrente, gli effetti, lamentati
dalla parte lesa, sarebbero dipesi in via esclusiva dalla precedente patologia oculistica di cui
era affetta la stessa parte lesa. E ciò in considerazione del fatto che in occasione del fatto
lesivo l’intento dell’imputato era stato solo di natura denigratoria.
All’interno del bar, in cui si era verificato l’incontro tra i due, di fronte a tutti gli avventori,
la vittima aveva sollevato la mano, nell’intento di allontanare da sé la fotografia che il Faini
stava sventolando, così provocando la reazione del Faini, il quale aveva finito per colpire il suo
interlocutore.
2.1 Da ultimo, osserva parte ricorrente, l’insieme di tali circostanze ed il comportamento
processuale, tenuto nel corso del processo dall’imputato, deponevano per la concessione delle
circostanze attenuanti generiche, prevalenti sulla contestata aggravante.
2.2 Parte ricorrente ha, pertanto, concluso, chiedendo l’annullamento della sentenza
impugnata, in vista della declaratoria di ammissibilità dell’appello incidentale proposto
dall’imputato.

2

parte civile costituita, in ordine al reato, di cui agli art. 582, 583 comma 2 n. 1 e 4, c.p., per

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. La problematica principale della controversia è incentrata sull’ammissibilità o meno
dell’appello incidentale, presentato nel corso del giudizio d’appello.
La ridiscussione delle questioni di merito, pur esposte nell’odierno ricorso, dipende da tale
condizione.
Secondo la giurisprudenza di legittimità, l’appello incidentale può essere proposto soltanto
in relazione ai punti della decisione oggetto dell’appello principale nonché a quelli che hanno

Michaeler, Rv. 235699).
Trattasi di principio, conseguente alla natura stessa dell’impugnazione incidentale, che
s’incanala, per l’appunto, nell’alveo già tracciato dall’impugnazione principale, restando, per
l’inverso, le questioni non oggetto di gravame, coperte dal giudicato interno.
Ovviamente, sempre su un piano logico, ai fini dell’ammissibilità è poi essenziale verificare
le connessioni tra una questione e l’altra, sussistendo in effetti ipotetici vincoli di dipendenza.
Tutto questo vale in linea generale.
2. Per quanto attiene alla fattispecie, oggetto di causa, nella sentenza impugnata si legge
che la parte civile costituita, ossia il Casali, tramite il suo difensore di fiducia, si è lamentato
della modestia della liquidazione del danno, effettuata senza l’ammissione di una consulenza
tecnica in via equitativa, e chiedendo che il danno venisse liquidato in separata sede.
In conseguenza di ciò, la Corte territoriale, dopo aver riconosciuto che a fronte di un
danno fisico di rilevante entità, consistito nell’indebolimento permanente della funzionalità di
un occhio, è stato liquidato il danno in via equitativa, senza addentellati probatori, di natura
medica, ha disposto la revoca della liquidazione del danno, emettendo una condanna in via
generica.
All’evidenza, trattasi di un giudizio limitato alla quantificazione del danno, sul presupposto
certo della responsabilità penale dell’imputato, in relazione al reato contestato, condanna,
questa, divenuta definitiva, secondo le regole del giudicato interno.
Risulta, pertanto, corretta la decisione, assunta dalla Corte, di ritenere inammissibile
l’appello incidentale dell’imputato, volto a contestare la responsabilità del medesimo e la
congruità del trattamento sanzionatorio.
2. Alla luce delle considerazioni si deve, quindi, rigettare il ricorso, con addebito
contestuale al ricorrente delle spese del procedimento.

3

connessione essenziale con essi( Sez. U, n. 10251 del 17/10/2006 – dep. 09/03/2007,

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 2/05/2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Caterina Mazzitelli

Gerr

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Depositato in Cancelleria

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