Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35773 del 27/04/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 35773 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: GUARDIANO ALFREDO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE TRIBUNALE DI
UDINE
nel procedimento a carico di:
CRAVIARI JOHN nato il 22/08/1968 a UDINE
inoltre:
PINZAN ANDREA

avverso la sentenza del 07/07/2016 del GIUDICE DI PACE di UDINE
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALFREDO GUARDIANO
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARILIA DI
NARDO
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore

Data Udienza: 27/04/2018

FATTO E DIRITTO
1. Con la sentenza di cui in epigrafe il giudice di pace di Udine assolveva
Craviari John dai reati allo stesso ascritti nei capi a (art. 582, c.p.) e b
(art. 612, co. 1, c.p.) dell’imputazione, per non aver commesso il fatto,
nonché dal reato di cui al capo c) (art. 594, c.p.), perché il fatto non è
previsto dalla legge come reato.
Avverso la sentenza della corte territoriale, di cui chiede

l’annullamento, ha proposto tempestivo ricorso per cassazione il
procuratore della Repubblica presso il tribunale di Udine, lamentando,
con riferimento all’assoluzione pronunciata per i reati di cui ai capi a) e
b), violazione di legge e vizio di motivazione, in quanto il giudice di pace
ha fondato la sua decisione sulla circostanza che l’imputato non è stato
identificato con certezza dalla persona offesa quale autore dei reati in
danno di quest’ultima, con motivazione manifestamente illogica e
contraddittoria, posto che il suddetto giudice ha, dapprima, rigettato
l’istanza di escutere un teste fondamentale ai fini dell’identificazione
dell’autore dei reati (l’agente di polizia giudiziaria, che, intervenuto sul
luogo di commissione dei fatti, aveva riferito alla persona offesa come il
suo aggressore dovesse identificarsi proprio nel Craviari), salvo, poi,
assolvere l’imputato proprio perché era a suo giudizio mancata una
completa e affidabile identificazione del responsabile delle condotte
delittuose.
3. Il ricorso va dichiarato inammissibile, perché sorretto da motivi
manifestamente infondati.
Giova rammentare, al riguardo, che, per costante insegnamento della
giurisprudenza di legittimità, il giudice ha il dovere di esplicitare le
ragioni per le quali ritenga di non procedere ai sensi dell’art. 507, c.p.p.,
in quanto il potere di disporre anche d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi
di prova rientra nel compito del giudice di accertare la verità ed ha la
funzione di supplire all’inerzia delle parti o a carenze probatorie, quando
le stesse incidono in maniera determinante sulla formazione del
convincimento e sul risultato del giudizio (cfr. Cass., sez. III,
13.10.2016, n. 50761, rv. 268606).

2.

Orbene nel caso in esame la prova di cui il ricorrente lamenta la
mancata assunzione non ha quel valore dirimente ai fini della definizione
del giudizio che il pubblico ministero le attribuisce.
Come si evince, infatti, dalla lettura della sentenza impugnata gli agenti
operanti intervenuti sul luogo in cui ebbero a verificarsi i fatti per cui è
processo, non hanno assistito al loro verificarsi, essendosi limitati a

alla quale avevano, successivamente, fornito le generalità del Craviari.
Le due concomitanti circostanze (entrambe sottolineate dal giudice di
merito) della mancata percezione diretta da parte degli agenti operanti
dei fatti di lesione volontaria e di minaccia e del mancato riconoscimento
da parte della persona offesa del proprio aggressore nella persona
dell’imputato, rendono, in mancanza di ulteriori elementi, non decisivo il
dato della “identificazione” presumibilmente operata dagli appartenenti
alle forze dell’ordine, sulla base di elementi del tutto sconosciuti (né sul
punto soccorre il ricorso, invero generico, del pubblico ministero).
Sicché del tutto legittima deve ritenersi da parte del giudice di pace la
mancata esplicitazione delle ragioni per cui ha ritenuto dì non accogliere
la richiesta di esercizio dei poteri di integrazione istruttoria, di cui all’art.
507, c.p.p.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso.
Così deciso in Roma il 27.4.2018.
Il Consigliere Est r(

Il Presidente

ricevere la descrizione dell’aggressore dalla voce della persona offesa,

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA