Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35758 del 05/02/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 35758 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: MICHELI PAOLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Brambilla Giorgio, nato a Monza il 16/08/1962

avverso la sentenza emessa il 21/03/2016 dalla Corte di appello di Milano

visti gli atti, la sentenza ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Paolo Micheli;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.ssa
Maria Francesca Loy, che ha concluso chiedendo la revoca delle statuizioni civili
della sentenza impugnata in ordine al reato di ingiuria, con dichiarazione di
inammissibilità del ricorso nel resto;
udito per il ricorrente l’Avv. Ettore Iacobone, il quale ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso e l’annullamento della sentenza impugnata, in
subordine associandosi alle richieste del P.g.

Data Udienza: 05/02/2018

RITENUTO IN FATTO

Giorgio Brambilla ricorre personalmente avverso la pronuncia indicata in
epigrafe, recante la declaratoria di prescrizione – con conferma delle relative
statuizioni civili, di cui alla sentenza di primo grado – di reati di ingiuria e
minaccia a lui ascritti, in ipotesi commessi in danno di Barbara Ruzzolini.

processuale, deducendo la nullità di entrambe le decisioni di merito per omessa
citazione del suo difensore di fiducia. Il presente giudizio, infatti, aveva tratto
origine da uno stralcio disposto nell’ambito di altro processo, in cui l’azione
penale era stata esercitata con riguardo a reati di cui agli artt. 594, 612 e 660
cod. pen.: in quella occasione, però, la difesa aveva segnalato come il
precedente avviso di conclusione delle indagini preliminari contenesse la
contestazione del solo illecito contravvenzionale, con conseguente nullità del
decreto di citazione diretta quanto ai due delitti e regressione del procedimento,
in parte qua, alla fase delle indagini preliminari (quello originario veniva poi
definito dal Tribunale di Monza con sentenza di condanna, limitatamente
all’addebito di molestie). Nel nuovo fascicolo, che assumeva diverso numero, il
Brambilla non risultava assistito da difensore di fiducia: ne era così derivata la
nomina di un difensore di ufficio.
La tesi del ricorrente, tuttavia, è che, costituendo il procedimento successivo
la immediata ed evidente prosecuzione del primo, tutti gli atti relativi a detta
prosecuzione avrebbero dovuto essere regolarmente notificati al difensore di
fiducia che aveva assistito l’imputato nel procedimento originario. In ogni caso,
anche a voler dare conto dell’avviso della Corte territoriale, secondo cui a seguito
del regresso di fase si instaurò un procedimento ex novo, le notifiche effettuate
presso il difensore di ufficio ai sensi dell’art. 161 cod. proc. pen. risulterebbero
comunque viziate: non essendo intervenuta alcuna elezione o dichiarazione di
domicilio da parte dell’interessato, se non nel procedimento iniziale, sarebbe
stato infatti necessario dare corso a rituali ricerche nei luoghi indicati dagli artt.
157 e 159 (tanto più che, in concreto, il Brambilla si era

medio tempore

trasferito altrove).
Con un secondo motivo, si deducono vizi della motivazione della sentenza
impugnata, in quanto la conclusione di ricondurre a taluno uno scritto sulla base
di una mera comparazione visiva ed atecnica con altri, certamente di sua
paternità, non garantirebbe in alcun modo la certezza del risultato, ottenibile
solo mediante perizie grafologiche.

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L’imputato lamenta, con un primo motivo di doglianza, violazione di legge

Infine, l’imputato evidenzia l’erroneità della decisione della Corte milanese,
secondo cui la declaratoria di estinzione del delitto di ingiuria (per sopravvenuta
prescrizione) dovrebbe intendersi più favorevole al reo rispetto a una decisione
assolutoria per

aboliti° criminis, imposta dai recenti provvedimenti normativi di

depenalizzazione.

1. Il ricorso è meritevole di accoglimento.

2. Giacché di rilevanza preliminare, occorre prendere le mosse dall’ultimo
profilo di censura sollevato dal ricorrente, che appare fondato.

La

giurisprudenza di questa Corte ha avuto più volte modo di affermare, con
indirizzo risalente e consolidato, che «poiché

l’aboliti° criminis spiega efficacia

anche per i fatti commessi prima dell’entrata in vigore della norma abrogativa,
non è possibile dichiarare l’avvenuta estinzione di un fatto il quale, per effetto
della depenalizzazione, abbia perduto qualsiasi connotazione criminosa che possa
giustificare tale pronuncia di estinzione» (Cass., Sez. IV, n. 3510 del
22/02/1993, Nanni, Rv 198447, relativa proprio ad un caso di maturata
prescrizione).

L’art. 129, comma 2, cod. proc. pen. prevede del resto l’obbligo

del giudice di pronunciare sentenza liberatoria – fra gli altri casi, anche laddove
il fatto non sia previsto dalla legge come reato – pur ricorrendo una causa di
estinzione: e solo in situazioni del tutto peculiari, da risolvere in base ai canoni
dettati dall’art. 2 cod. pen., può ritenersi preclusa l’integrale applicazione di una
norma di depenalizzazione (v. Cass., Sez. III, n. 20892 dell’11/01/2017, Yamni,
dove si è ritenuto che il verificarsi della prescrizione in data anteriore all’entrata
in vigore del d.lgs. n. 8 del 2016 non consenta la trasmissione degli atti
all’autorità amministrativa competente in relazione all’illecito depenalizzato).
Inoltre, come precisato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n.
46688 del 29/09/2016 (ric. Schirru), l’aboliti° criminis conseguente al d.lgs. n. 7
del 2016 comporta per il giudice dell’impugnazione anche la revoca delle
statuizioni civilistiche di una pronuncia di condanna per ingiuria, quand’anche
confermate a seguito della rilevata estinzione del delitto per prescrizione: il che
impone di adottare le determinazioni di cui al dispositivo. Resta comunque salva
la possibilità per il soggetto interessato di promuovere azione di risarcimento,
nonché di sollecitare l’applicazione (a carico dell’autore delle presunte condotte
già sanzionate dall’art. 594 cod. perir) delle sanzioni pecuniarie civili introdotte
dal citato d.lgs.

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CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Quanto ai presunti vizi afferenti la regolare instaurazione del
contraddittorio, deve rilevarsi che, nell’ambito del procedimento n. 6502/2005
R.G.N.R., fu una prima volta esercitata l’azione penale a carico del Brambilla, per
i reati di cui agli artt. 660 (in relazione al quale intervenne la condanna già
ricordata), 594 e 612 cod. pen. (con declaratoria di nullità del decreto di
citazione diretta a giudizio, perché non preceduto da un avviso ex art. 415-bis
cod. proc. pen. che recasse anche la contestazione di quelle specifiche condotte).
Nel corso della prima attività di indagine, l’odierno ricorrente dichiarò il proprio

dell’anzidetto stralcio, lo stesso imputato, regolarmente citato e comparso,
nominò un difensore di fiducia (l’Avv. Giuseppe Ruggero, che poi ebbe ad
assisterlo nel prosieguo).
A seguito della parziale nullità dell’atto di esercizio dell’azione penale, venne
iscritto presso la competente Procura della Repubblica un nuovo procedimento n. 493/2008 – in ordine ai reati di ingiuria e minaccia: il successivo giudizio fu
celebrato previa nomina in favore del Brambilla di un difensore di ufficio, presso
il cui studio vennero effettuate le notifiche di legge per l’imputato,

ex art. 161

cod. proc. pen., non essendo stato possibile rintracciarlo nel recapito di Via
Pavoni 22.
A questo punto, con riguardo alla citazione del Brambilla, è necessario
osservare che la sua dichiarazione di domicilio conservò correttamente efficacia
anche nel procedimento iscritto nel 2008 (il recapito in questione, del resto,
corrispondeva alla sua residenza anagrafica del tempo, stando all’esame degli
atti); va anche sottolineato che egli stesso, nel corpo dei motivi di appello
avverso la decisione di primo grado, nonché di ulteriori motivi aggiunti, continuò
a dichiararsi espressamente domiciliato all’indirizzo suddetto. E’ solo nell’incipit
del ricorso per cassazione, invece, che l’imputato ha rappresentato di essere
residente in Brescia, Via Sicilia 11.
Se però quella dichiarazione di domicilio mantenne (e doveva mantenere)
effetto nel procedimento stralciato, è perché quest’ultimo riguardava – financo a
causa di una specifica e mirata eccezione – gli stessi fatti/reato dei quali il
Brambilla era stato già chiamato formalmente a rispondere, e per difendersi dai
quali egli aveva sia indicato dove avrebbe voluto ricevere gli atti necessari, sia
designato un avvocato di fiducia. Tale nomina fiduciaria, in particolare, era
avvenuta dopo l’emissione del decreto di citazione diretta, che – sia pure in
eccesso rispetto alla portata del precedente avviso di conclusione delle indagini
preliminari – descriveva le condotte di ingiuria e minaccia esattamente negli
stessi termini di cui all’odierna rubrica: non vi è dubbio, in definitiva, sulla

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domicilio in Brescia, Via Ludovico Pavoni 22; all’udienza del 26/04/2007, prima

circostanza che il Brambilla intese nominare l’Avv. Ruggero per difendersi
(anche) da quelle determinate accuse.
Secondo la Corte territoriale, l’incardinarsi di un nuovo fascicolo, con diverso
numero, avrebbe comportato per l’imputato – in quel momento, nuovamente
indagato per effetto della regressione – l’onere di curare una autonoma nomina
di difensore, perché quella dell’Avv. Ruggero risultava intervenuta in un
procedimento da ritenere “altro”. Ora, vero è che, in linea di principio, «la
nomina del difensore di fiducia ha effetto solo nel procedimento al quale si

oggetto lo stesso fatto» (Cass., Sez. III, n. 48977 del 25/09/2014, Mircea, Rv
261158): tale regola generale, ad avviso del collegio, deve tuttavia riguardare
casi – come quello oggetto della fattispecie concreta da cui è tratto il precedente
giurisprudenziale appena richiamato – ove il ripetuto esercizio dell’azione penale
sull’identico fatto si palesi come mera evenienza, non prevedibile o suscettibile di
controllo da parte dell’autorità giudiziaria chiamata a governare il procedimento
successivo. Ciò non può dirsi sia accaduto nella vicenda processuale oggi sub
judice, dato che l’annullamento del decreto di citazione limitatamente ai capi
concernenti le ingiurie e le minacce, per ragioni formali, preludeva
immediatamente alla rinnovazione dell’atto dichiarato nullo, con la ribadita
contestazione di quegli stessi reati per i quali il Brambilla aveva già
rappresentato di voler essere assistito da un determinato difensore.
Del resto, la giurisprudenza di legittimità ha anche affermato che «non è
valida la nomina del difensore di fiducia diretta all’autorità giudiziaria ed
effettuata “in relazione ad ogni procedimento iscritto presso il suo ufficio”,
dovendo l’atto di nomina essere riferito ad un procedimento specifico, altrimenti
risultando inefficace in quanto privo di oggetto e di causa» (Cass., Sez. VI, n.
15854 del 16/03/2016, Laudonio, Rv 268028); qui, al contrario, i fatti cui la
nomina era da intendersi inerente risultavano di palese evidenza, tanto da aver
portato l’esercizio del diritto di difesa (a ministero dell’Avv. Ruggero, designato a
quel fine) ad ottenere il risultato di far valere un vizio formale costituente motivo
di nullità. Né può riverberarsi in pregiudizio dell’imputato la circostanza che la
Cancelleria del Tribunale di Monza, nell’estrarre le copie degli atti ritenuti
rilevanti ai fini della formazione del nuovo fascicolo, possa aver dimenticato di
inserirvi la copia del verbale di udienza contenente quella espressa e specifica
nomina di difensore fiduciario.
Non decisiva, al fine di sostenere la tesi della alterità del procedimento,
appare infine la diversità del numero di iscrizione: a parte il rilievo che
l’attribuzione di un autonomo numero di R.G.N.R. costituisce, in un caso come
quello in esame, conseguenza ineluttabile, va ricordato che – al pur diverso fine

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riferisce e non si estende ad altri successivi giudizi che, per ipotesi, abbiano ad

di descrivere i limiti del divieto di utilizzazione di intercettazioni telefoniche o fra
presenti, sancito dall’art. 270 cod. proc. pen. – si è più volte affermata la
necessità di intendere la nozione di diversità del procedimento «in senso
sostanziale, non collegabile al dato puramente formale del numero di iscrizione
nel registro delle notizie di reato» (Cass., Sez. III, n. 52503 del 23/09/2014,
Sarantsev, Rv 261971; v. altresì, nello stesso senso, Cass., Sez. V, n. 26693 del
20/01/2015, Catanzaro).

soli effetti civili e ferma restando la declaratoria di intervenuta prescrizione,
anche per il residuo reato di minaccia. Resta assorbito il motivo di doglianza
concernente la valutazione del materiale probatorio acquisito a carico del
Brambilla.

P. Q. M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, relativamente al fatto di ingiuria,
perché non è previsto dalla legge come reato.
Annulla la stessa sentenza agli effetti civili, relativamente al reato di minaccia,
con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello.

Così deciso il 05/02/2018.

Il Consigliere estensore
olo Micheli

Il Presidente
Paolo Antonio Bruno

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4. L’annullamento della sentenza oggetto di ricorso si impone pertanto, ai

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