Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35712 del 05/07/2018


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Penale Ord. Sez. 4 Num. 35712 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: PEZZELLA VINCENZO

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
EGITTO SALVATORE nato a CATANIA il 13/01/1958
MICELI NUNZIO nato a CATANIA il 29/11/1963

avverso la sentenza del 13/04/2018 del TRIBUNALE di CATANIA
udita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO PEZZELLA;

Data Udienza: 05/07/2018

N. 20689/2018 R.G.

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Salvatore Egitto e Nunzio Miceli ricorrono avverso la sentenza indicata in
epigrafe, con la quale è stata loro applicata la pena richiesta ai sensi degli artt.
444 e ss. cod. proc. pen. deducendo:
• Salvatore Egitto violazione di legge in relazione alla ritenuta sussistenza
della circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 4 cod., pen.
• Nunzio Miceli, ricorre, personalmente, deducendo, violazione di legge e vizio motivazionale in relazione alla dosimetria della pena,.
Chiedono, pertanto, annullarsi la sentenza impugnata.

2. I ricorsi sono palesemente inammissibili per cause che possono dichiararsi senza formalità ai sensi dell’art. 610 comma 5bis cod. proc. pen. introdotto
dall’art. 1, comma 62, della legge 23.6.2017 n. 103, a decorrere dal 3 agosto
2017.
Ed invero, a far tempo da tale ultima data, successivi alla quale sono sia la
richiesta di patteggiamento che la relativa impugnativa (cfr. art. 1, co. 51, della
I. 23.6.2017 n. 103) il pubblico ministero e l’imputato possono proporre ricorso
per cassazione contro la sentenza di applicazione della pena ex artt. 444 e ss.
cod. proc. pen. “solo per motivi attinenti all’espressione della volontà
dell’imputato , al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza , all’erronea
qualificazione giuridica del fatto e all’illegalità della pena e della misura di sicurezza”.

3. Quanto alla doglianza prospettata nell’interesse del ricorrente Egitto, é
agevole rilevare che al di là della mera enunciazione di un motivo di ricorso, formalmente consentito, la contestazione dell’erronea qualificazione giuridica del
fatto risulta inconsistente e si risolve in una formula vuota di contenuti, non risultando in alcun modo evidenziati gli elementi di fatto, giustificativi di un diverso inquadramento giuridico del fatto, neppure indicato, o sostanzianti l’erronea
qualificazione giuridica attribuita al fatto e ritenuta in sentenza.
Il difensore ricorrente si limita genericamente a dolersi che non vi sarebbe
motivazione circa la qualificazione giuridica del fatto, e la circostanza che il c.d.
disturbatore elettronico potesse integrare la circostanza aggravante del mezzo
fraudolento ex art. 625 n. 4 cod. pen.
Ebbene, condivisibilmente, questa Corte di legittimità ha affermato -e va qui
ribadito- che l’erroneità della qualificazione giuridica del fatto, meramente enunciata, scherma la richiesta di una sentenza di proscioglimento, parimenti immotivata, che, in sostanza, elude i limiti normativi (Sez. 6, ord. n. 2721 del
8/1/2018, Bouaroua, Rv. 272026).

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Considerato che la modifica normativa ha inteso circoscrivere ai casi tassativamente indicati dall’art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen, il ricorso avverso la
sentenza di patteggiamento al fine di contenere e limitare i ricorsi, spesso strumentali, proposti avverso detto tipo di sentenza, che origina dall’accordo tra le
parti e presuppone l’implicita rinuncia dell’imputato a questioni sulla colpevolezza
ovvero sulla diversa qualificazione dei fatti reato e su profili fattuali, non apprezzabili in sede di legittimità, nonché la carenza di interesse a contestare l’applicazione della pena nella misura proposta e ad esigere una articolata motivazione

le, nel caso di specie i dati di fatto, chiaramente descritti nel capo di imputazione, corrispondono alle fattispecie contestate in relazione alle quali le parti hanno
liberamente raggiunto l’accordo, ratificato dal giudice, previa verifica del loro
corretto inquadramento giuridico.

4. Nel caso che ci occupa il giudice del patteggiamento ha ritenuto corretta
la qualificazione giuridica operata dalle parti ed è da tempo consolidato, peraltro,
l’indirizzo di questa Corte di legittimità secondo cui, in tema di patteggiamento,
la possibilità di ricorrere per cassazione deducendo l’erronea qualificazione del
fatto contenuto in sentenza deve essere limitata ai casi di errore manifesto, ossia
ai casi in cui sussiste l’eventualità che l’accordo sulla pena si trasformi in un accordo sui reati, mentre deve essere esclusa tutte le volte in cui la diversa qualificazione presenti margini di opinabilità (Sez. 3, n. 34902 del 24/6/2015, Brughitta ed altro, Rv. 264153 in un caso in cui la Corte ha escluso la dedotta violazione
di legge nella qualificazione del fatto di cui alla sentenza impugnata in ordine alla
sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 80 d.P.R. n. 309 del 1990,
a fronte della detenzione da parte dei due imputati rispettivamente di kg. 110 e
45 lordi di hashish; conf. Sez. 6, n. 15009 del 27/11/2012 dep. il 2013, Bisignani, Rv. 254865; Sez. 4, n. 10692 dell’ 11/3/2010, Hernandez, Rv. 246394;
Sez. 6, n. 45688 del 20/11/2008, Bastea, Rv. 241666).
La possibilità di ricorrere per cassazione deducendo l’erronea qualificazione
del fatto contenuto in sentenza, in altri termini, è limitata ai casi in cui tale qualificazione risulti, con indiscussa immediatezza, palesemente eccentrica rispetto al
contenuto del capo di imputazione, dovendo in particolare escludersi l’ammissibilità dell’impugnazione che richiami, quale necessario passaggio logico del motivo
di ricorso, aspetti in fatto e probatori che non risultino con immediatezza dalla
contestazione (cfr. Sez. 7, Ord. n. 39600 del 10/9/2015, Casarin, Rv. 264766).
In particolare, non sono consentite impugnazioni -come nel caso che ci occupa- generiche o che richiamino, come passaggio logico indispensabile della deduzione, aspetti in fatto e probatori che non risultino con immediatezza, quindi

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su detti punti, quando la sentenza corrisponda alla volontà pattizia del giudicabi-

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senza alcuna possibilità e tantomeno necessità di interpretazione o integrazione,
dalla contestazione. Pertanto ogni argomentazione pur in diritto che non deduca
la palese eccentricità della qualificazione giuridica che è stata proposta al giudice
e da questi condivisa, e richieda, per il proprio esame, una premessa in fatto che
non risulti con la evidenziata necessaria peculiare immediatezza dal capo di imputazione, è comunque del tutto preclusa

5. Quanto al ricorso proposto da Nunzio Miceli, in primis, lo stesso è inam-

cessiva al 3/8/2017 e pertanto, nella piena vigenza della I. 103/2017 che ha modificato gli artt. 571 e 613 cod. proc. pen. , prevedendo che il ricorso per cassazione non possa essere più presentato dalla parte direttamente ma debba essere
sottoscritto da difensori iscritti nell’albo speciale della Corte di Cassazione.
Peraltro, le proposte alle doglienze in punto di dosimetria della pena sono
assolutamente generiche e sono in ogni caso manifestamente inammissibili in
quanto, come visto, l’ambito di ricorribilità rispetto a sentenze come quella che ci
occupa è ristretto ai soli casi di illegalità della pena.

6. A norma dell’art. 616 cod. proc. pen, non ravvisandosi assenza di colpa
nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del
13.6.2000), alla condanna delle parti ricorrenti al pagamento delle spese del
procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno della somma di euro quattromila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 5 luglio 2018
sigliere e ensore
cenzo P1e

II

Il Presidente
GiaofrìoFumu

missibile in quanto sottoscritto personalmente dall’imputato in data suc-

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