Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35708 del 09/06/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 35708 Anno 2015
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: DEMARCHI ALBENGO PAOLO GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GUGLIELMELLI FRANCO N. IL 22/05/1964
avverso la sentenza n. 41/2014 CORTE APPELLO di MILANO, del
14/07/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 09/06/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. PAOLO GIOVANNI DEMARCHI ALBENGO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, pe a parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 09/06/2015

Il Procuratore generale della Corte di cassazione, dr. Giuseppe Corasaniti,
ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
Per il ricorrente è presente l’Avvocato Pangrazzi, i I quale insiste per
l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.

Guglielmelli Franco propone ricorso per cassazione contro la

di primo grado, lo ha condannato alla pena di mesi 4 di reclusione
(riducendo la pena inflitta in primo grado, di mesi 6 di reclusione) per il
reato di cui all’articolo 217, comma 1, n.4, avendo aggravato dissesto
della Zeus impianti Srl, astenendosi dal richiederne il fallimento.
2.

A sostegno del ricorso per cassazione d-educe inosservanza od

erronea applicazione dell’articolo 217, comma 1, numero 4 della legge
fallimentare, nonché contraddittorietà, insufficienza e manifesta illogicità
della motivazione in punto di sussistenza dell’elemento soggettivo della
colpa grave. Osserva il ricorrente come la corte d’appello mai caratterizzi
la sua colpa come grave ed anzi affermi testualmente di ritenere “che il
grado di colpa imputabile al Guglielmelli non sia particolarmente elevato

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato; occorre premettere che è corretto quanto
osservato nel ricorso e cioè che la Corte d’appello al penultimo
capoverso della motivazione afferma espressamente che il grado di colpa
imputabile al Guglielmelli non sia particolarmente elevato in quanto
indubbiamente nel determinarsi del dissesto ha influito l’iniziativa
dell’Unicredit di revoca del fido, nonostante il piano di rientro presentato
dall’imputato.
2. In nessun’altra parte della sentenza sembra emergere una
valutazione, anche implicita, di gravità della condotta, per cui la
sentenza deve essere annullata senza rinvio, riaffermando il principio
di diritto già enunciato da questo,,stessosezione, secondo cui nel
reato di bancarotta semplice, la condotta della mancata tempestiva
richiesta di dichiarazione del proprio fallimento è punibile se

1

sentenza della corte d’appello di Milano che, a conferma della sentenza

caratterizzata da colpa grave (Sez. 5, n. 43414 del 25/09/2013, Zille,
Rv. 257533).
3.

Occorre ricordare, infatti, che la fattispecie incriminatrice contestata
è descritta dalla L. Fall., art. 217, comma 1, n. 4, nella condotta
dell’imprenditore che “ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi
dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra grave
colpa”. Il richiamo ad una colpa qualificata come “grave” compare
espressamente

nella

struttura

della

norma

incriminatrice;

mancata richiesta del fallimento in proprio. Si discute in dottrina se la
funzione di detto riferimento si esaurisca in quella di dato
identificativo delle predette condotte, che si aggiungerebbe a quello
della loro causalità orientata all’aggravamento del dissesto, ovvero se
la colpa grave connoti in realtà il complesso dei fatti riconducibili alla
previsione incriminatrice in esame, investendo pertanto anche la
condotta di omessa o ritardata richiesta di fallimento. La questione è
evidentemente innescata dalla presenza nella norma dell’aggettivo
“altra”, che qualifica la colpa grave immediatamente dopo la
descrizione della condotta di astensione dalla richiesta del proprio
fallimento. Tanto può astrattamente significare, come si è sostenuto,
che il legislatore abbia considerato come intrinsecamente ed
inderogabilmente grave la colpa di chi ometta di richiedere
tempestivamente il proprio fallimento, ponendo tale comportamento
quale parametro del livello di colpa da ricercarsi invece di volta in
volta nelle diverse condotte contestate alla stregua della stessa
incriminazione; ma può significare altresì, come pure è stato
prospettato, che, in quanto coefficiente psicologico comune a tutte le
condotte riconducibili alla norma in esame, la colpa grave debba
essere accertata anche nell’ipotesi del ritardato fallimento.
4.

Il punto in discussione non è, a ben guardare, se la colpa grave sia
elemento

psicologico

che

caratterizza

l’intera

fattispecie

incriminatrice; conclusione sulla quale le opinioni riportate finiscono
per concordare. Il quesito è se la gravità della colpa debba o meno
ritenersi presunta laddove il fallimento non sia tempestivamente
richiesto dall’imprenditore in stato di insolvenza. Orbene, la soluzione
affermativa di una siffatta presunzione appare per un verso priva di
ragionevolezza, e per altro non essere l’unica autorizzata dal testo
normativo. Per il primo aspetto, non è difficile comprendere come il

2

testualmente contrassegnando le condotte diverse da quella della

ritardo

nell’adozione

della

senza

dubbio

grave

decisione

dell’imprenditore di richiedere il proprio fallimento possa essere
ricollegato ad una vasta gamma di dinamiche gestionali, che si
estende dall’estremo dell’assoluta noncuranza per gli effetti del
possibile aggravamento del dissesto a quello dell’opinabile
valutazione sull’efficacia di mezzi ritenuti idonei a procurare nuove
risorse. L’eterogeneità di queste situazioni rende improponibile una
loro automatica sussunzione nella più intensa dimensione della colpa.

parole, è ancora troppo generico perché dallo stesso possa farsi
derivare una presunzione assoluta di colpa grave; dipendendo tale
carattere dalle scelte che lo hanno determinato.
5. Per il secondo profilo, il fatto che la norma qualifichi nel segno della
“altra grave colpa” le condotte diverse da quella di ritardato
fallimento non implica necessariamente che quest’ultima sia intesa
da\) legislatore come manifestazione tipica di colpa grave. È altresì
praticabile una lettura che sottintende tale condotta come punibile in
quanto in concreto connotata da colpa grave, al pari di altri
comportamenti non tipicizzati altrimenti che per la loro efficienza
causale rispetto all’aggravamento del dissesto; e per la quale, in altri
termini, la tardiva richiesta di fallimento assume la consistenza di
un’omissione penalmente rilevante ove oggetto di una scelta
caratterizzata da colpa di livello grave. Questa opzione interpretativa,
non incorrendo nei difetti di ragionevolezza rilevabili nella tesi per la
quale la gravità della colpa sarebbe assolutamente presunta
nell’ipotesi in esame, deve pertanto essere privilegiata laddove, per
quanto appena detto, non incompatibile con il dato letterale. Nè la
stessa contrasta con l’orientamento, anche recentemente ribadito d
questa Corte, per il quale la norma incriminatrice non richiede
comportamenti ulteriori che concorrano con la mancata richiesta di
fallimento ed il conseguente aggravamento del dissesto, anche solo
per effetto del mero proseguimento dell’attività di impresa (Sez. 5, n.
13318 del 14/02/2013, Viale, Rv. 254986). Qui non si vuoesostenere
infatti che comportamenti del genere siano necessari, ma che la
scelta di ritardare la dichiarazione di fallimento in proprio debba
essere in sè stessa determinata da un atteggiamento gravemente
colposo.

3

Il dato oggettivo del ritardo nella dichiarazione di fallimento, in altre

6. Una volta stabilito che anche la condotta di ritardato fallimento è
punibile in quanto caratterizzata da colpa grave, ne risulta fondata la
censura relativa alla sentenza impugnata.
7. Ne consegue che il ricorso deve essere accolto e la sentenza
annullata senza rinvio, essendoci stata una valutazione di non gravità
della colpa.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non
costituisce reato.
Così deciso il 9/06/2015

p.q.m.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA