Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35700 del 19/04/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 35700 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: MICCICHE’ LOREDANA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Occhinero Raffaele, nato il 12/6/1985 a Lecce
avverso l’ordinanza del 23/2/2018 del Tribunale della Libertà di Lecce
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Loredana Miccichè,
sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Stefano Tocci che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

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Data Udienza: 19/04/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale per il riesame di Lecce, con ordinanza del 23 febbraio 2018,
accoglieva l’appello

ex art. 310 cod.proc.pen. presentato dal P.M. avverso

l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Brindisi del
31 gennaio 2018 con cui veniva applicata ad Occhinero Raffaele, in sede di
convalida dell’arresto, la misura degli arresti domiciliari per i delitti di cui all’art. 73,

2. Il Tribunale disponeva la misura custodiale in carcere, non ritenendo che le
esigenze cautelari potessero essere efficacemente contenute dalla misura
autocustodiale, atteso che il domicilio dell’Occhinero rappresentava il luogo in cui
venivano compiute le attività illecite.
3. L’indagato, a mezzo del proprio difensore di fiducia, propone ricorso per
cassazione.
4. Con unico motivo, il ricorrente lamenta, ex art. 606, c. 1, lett. b) e lett. e),
cod.proc.pen., violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla riconosciuta
sussistenza delle esigenze cautelari ed alla inidoneità degli arresti domiciliari a fare
fronte a tali esigenze.
4.1. L’ordinanza impugnata, sostiene il ricorrente, sarebbe affetta da evidente
vaghezza e sinteticità, rimandando genericamente ad una presunta e sottesa
pericolosità sociale dell’Occhinero, nonostante lo stesso avesse dichiarato
chiaramente nel corso dell’interrogatorio di garanzia come gli oggetti ritrovati
presso la propria abitazione non fossero di sua proprietà, ma che fossero
semplicemente da lui custoditi per conto di un terzo, le cui generalità non venivano
rivelate per comprensibili timori di ritorsione nei propri confronti.
4.2. Il ricorrente peraltro contesta la gravità degli indizi posti a sostegno della
misura carceraria, non essendo particolarmente sintomatico il ritrovamento del
nastro isolante, trattandosi di oggetto comune, soprattutto alla luce del mancato
ritrovamento di altri oggetti inequivocabilmente indirizzati al confezionamento ed
allo spaccio di sostanza stupefacente, quali bilancini, coltellini, sacchetti di nylon,
bustine, cartine, etc. Né, si sottolinea, veniva rinvenuta, all’interno dell’abitazione,
alcuna somma di denaro riconducibile all’attività di spaccio, né è allo stato possibile
conoscere con certezza la natura e la qualità della sostanza stupefacente ritrovata.
4.3. Rileva poi il ricorrente la non obbligatorietà dell’arresto in flagranza per il reato
di cui all’art. 648 cod.pen., sulla quale però i giudici del riesame non hanno
condotto alcun approfondimento.
1

c. 1, d.P.R. 309/1990, all’art. 23, commi 1 e 3, I. 110/1975 e all’art. 648 cod.pen.

I

4.4. Quanto alle esigenze cautelari, il ricorrente sostiene che possano ben essere
soddisfatte con la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Peraltro, dette esigenze cautelari non potevano ritenersi ancora effettivamente
sussistenti, non risultando che nell’abitazione dell’Occhinero vi siano più sostanze
di natura illecita tali da poter indurre a ritenere la sussistenza delle esigenze di cui
all’art. 274, c. 1, lett. c), cod.proc.pen. Per contro, si ritiene senz’altro
eccessivamente afflittiva la custodia in carcere, anche considerando che l’Occhinero

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è manifestamente infondato.
2. Giova premettere che il controllo di legittimità relativo ai provvedimenti

de

libertate, secondo giurisprudenza consolidata, è circoscritto all’esame del contenuto

dell’atto impugnato per verificare, da un lato, le ragioni giuridiche che lo hanno
determinato e, dall’altro, la assenza di illogicità evidenti, ossia la congruità delle
argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (v., tra le tante,
Sez. 2, n. 56 del 7 dicembre 2011, Siciliano, Rv. 251760; Sez. 6, n. 2146 del 25
maggio 1995, Tontoli ed altro, Rv. 201840). In tema di misure cautelari personali, il
ricorso per cassazione che deduca insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, o
assenza delle esigenze cautelari, può essere accolto solo se denuncia la violazione
di specifiche norme di legge o la manifesta illogicità della motivazione del
provvedimento, ma non anche quando propone censure che riguardano la
ricostruzione dei fatti, o che si risolvono in una diversa valutazione degli elementi
esaminati dal giudice di merito (Sez. 2, n. 31553 del 17 maggio 2017, Paviglianiti,
Rv. 270628; Sez. Un., n. 11 del 22 marzo 2000, Audino, Rv. 215828).
2.1. Con particolare riferimento all’esigenza cautelare di cui all’art. 274, lett. c),
cod.proc.pen., si afferma costantemente in giurisprudenza che il pericolo di
reiterazione criminosa si apprezza in ragione delle modalità e circostanze del fatto e
della personalità dell’imputato (Sez. 3, n. 14846 del 5 marzo 2009, P.M. in proc.
Pincheira, Rv. 243464). Peraltro, il requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione
del reato, introdotto espressamente dalla legge 16 aprile 2015, n. 47 nel testo
dell’art. 274 lett. c) cod.proc.pen., costituiva già prima della entrata in vigore della
legge in questione un presupposto implicito per l’adozione della misura cautelare, in
quanto necessariamente insito in quello della concretezza del pericolo, posto che
l’attualità deve essere intesa non come imminenza del pericolo di commissione di
ulteriori reati, ma come prognosi di commissione di delitti analoghi, fondata su
elementi concreti – e non congetturali – rivelatori di una continuità ed effettività del
pericolo di reiterazione, attualizzata al momento della adozione della misura (Sez.
2

è soggetto incensurato.

6, n. 9894 del 16 febbraio 2016, Rv. 266421). In particolare, dunque, la
sussistenza di un pericolo “attuale” di reiterazione del reato va esclusa qualora la
condotta criminosa posta in essere si riveli del tutto sporadica ed occasionale,
dovendo invece essere affermata qualora – all’esito di una valutazione prognostica
fondata sulle modalità del fatto, sulla personalità del soggetto e sul contesto socioambientale in cui egli verrà a trovarsi, ove non sottoposto a misure – appaia
probabile, anche se non imminente, la commissione di ulteriori reati (Sez. 2, n.

3. Ciò premesso, nessuna illogicità è dato riscontrare nell’ordinanza impugnata, la
quale dà conto della sussistenza e dei gravi indizi di colpevolezza e dell’esigenza
cautelare di cui all’art. 274, c. 1, lett. c), cod.proc.pen. Quanto a quest’ultima,
oggetto dell’odierno ricorso, il giudice del riesame sottolinea come il ritrovamento di
armi clandestine, di sostanza stupefacente e di alcuni oggetti come bustine e nastro
isolante debba considerarsi chiaro indice dell’inserimento dell’Occhinero in ampio
contesto delinquenziale, sussistendo pertanto le esigenze cautelari di reiterazione di
delitti della medesima specie, come peraltro già sottolineato dal GIP. Aggiunge poi il
Tribunale come la pericolosità della condotta criminale contestata e l’inserimento
del prevenuto in contesti criminali risulti

ulteriormente confermata dalla

clandestinità e pericolosità delle armi ritrovate, il tutto a fronte del palese
atteggiamento reticente dell’indagato che non aveva voluto indicare il soggetto
terzo per conto del quale, a suo dire, avrebbe custodito gli oggetti illeciti rinvenuti
presso la propria abitazione.
3.1. In punto di adeguatezza, l’ordinanza impugnata correttamente rileva come
unica misura in grado di fronteggiare le descritte esigenze cautelari sia quella della
custodia in carcere, in quanto il domicilio dell’indagato costituiva il luogo in cui
venivano occultate le armi clandestine e dove si svolgeva verosimilmente l’attività
di spaccio.
3.2. In conclusione, l’inidoneità degli arresti domiciliari viene

puntualmente

motivata dal giudice del riesame. Al riguardo, deve aggiungersi che, secondo
consolidato indirizzo giurisprudenziale, il giudizio sull’inadeguatezza di tale misura a
contenere il pericolo della reiterazione criminosa, per la sua natura di valutazione
assorbente e pregiudiziale, costituisce pronuncia implicita sulla impossibilità di
impiego di uno degli strumenti elettronici di controllo a distanza previsti dall’art.
275-bis cod.proc.pen. (Sez. 2, n. 31572 del 8 giugno 2017, Caterino, Rv. 270463;
Sez. 3, n. 43728 del 8 settembre 2016, Rv. 267933).
4. Infine, quanto alla non obbligatorietà dell’arresto in flagranza per il reato di cui
all’art. 648 cod.pen. è appena il caso di osservare che per tale delitto è previsto
3

44946 del 13 settembre 2016, Draghici ed altro, Rv. 267965).

l’arresto facoltativo in flagranza e che sono ammesse le misure cautelari personali e
che, ad ogni modo, la misura è stata disposta anche per i reati di cui all’art. 73, c.
1, d.P.R. 309/1990 ed all’art. 23, commi 1 e 3, I. 110/1975.
5. Il ricorso deve dunque essere dichiarato inammissibile. Segue per legge la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in
favore della Cassa delle ammende che si stima equo determinare in €.2000,00, non

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro duemila in favore dalla cassa delle ammende. Si
provveda ai sensi dell’art. 28 del regolamento di esecuzione cpp.

Così deciso in Roma il 19 aprile 2018
Il Consigliere estensore
Loredana Mi cichè

Il Presidente
Gia

o Fumu

emergendo ragioni di esonero.

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