Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35679 del 19/04/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 4 Num. 35679 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: DOVERE SALVATORE

kN) rerm rA
sul ricorso proposto da:
MAZZINI ANTHONY nato il 09/09/1981 a RAVENNA

avverso la sentenza del 10/01/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere SALVATORE DOVERE
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore STEFANO TOCCI

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’.
p.T5-1ii c

Data Udienza: 19/04/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di appello di Bologna ha
confermato la pronuncia emessa nei confronti di Mazzini Anthony dal Tribunale di
Ravenna, con la quale questi è stato giudicato responsabile del reato di omicidio
colposo commesso con violazione delle norme in materia di circolazione stradale
in danno di Pino Genova e condannato alla pena di un anno di reclusione, previa
concessione delle attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante.
Secondo l’accertamento condotto nei gradi di merito verso le ore 4,00 del

Europa in Ravenna quando travolgeva il pedone Genova che stava attraversando
la carreggiata; dall’urto derivavano al Genova lesioni personali che lo
conducevano a morte. Ad avviso della Corte di Appello il Mazzini viaggiava ad
una velocità superiore a quella prescritta nel tratto (50 km/h), indicata come tale
anche dal consulente tecnico della difesa (60-65 km/h); tale velocità era stata la
causa dell’investimento del pedone perché ad una velocità inferiore il Mazzini
sarebbe stato in grado di arrestare tempestivamente la marcia o compiere una
manovra di emergenza, possibile perché libera la corsia di marcia opposta.

2.

Avverso tale decisione ricorre per cassazione l’imputato a mezzo del

difensore di fiducia, avv. Carlo Benini.
2.1. Con un primo motivo deduce violazione di legge lamentando che la
condanna del Mazzini sia stata pronunciata nonostante non sia stata acquisita
alcuna prova del fatto che la velocità di guida mantenuta dall’imputato fosse
superiore a 50 km/h; tale condanna si fonda sulle dichiarazioni rese
dall’imputato in un momento di choc mentre i Carabinieri non riuscirono ad
accertare la velocità e di essa non danno prova i danni riportati dal veicolo e
l’entità delle lesioni subite dalla vittima. Quanto ai primi si deve tener conto della
corporatura della vittima; quanto alle seconde, lo stesso consulente del p.m. ha
ammesso di non aver tenuto conto delle lesioni riportate dalla vittima al fine di
stabilire la presunta velocità del veicolo.
L’affermazione della Corte di Appello secondo la quale il Mazzini investì il
Genova perché non viaggiava a velocità adeguata non è corretta perché il
Genova sbucò improvvisamente dalla banchina laterale della carreggiata e anche
tenendo una velocità molto ridotta sarebbe stato impossibile prevederne
l’improvviso attraversamento, fatto peraltro in ora notturna in zona non abitata,
priva di strisce pedonali. Mancando quindi le condizioni indicate dalla Corte di
cassazione per porre a carico dell’automobilista la morte del pedone.
La sentenza è fondata solo su presunzioni, non essendo stato accertato il
punto d’urto tra veicolo e pedone, la condotta di questi.

12.7.2009 il Mazzini si trovava alla guida di un’automobile e percorreva viale

2.2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge per aver la Corte di
Appello erroneamente valutato sia la visibilità del Genova che la sua condotta.
Il Genova era in stato di alterazione da assunzione di sostanze alcoliche e
omise di dare la precedenza al conducente, violando l’art. 190 Cod. str. tenne
quindi una condotta improvvisa, che fu causa esclusiva dell’evento lesivo.
2.3. Violazione di legge viene dedotta anche in relazione al mancato
riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche; fondato su un
ragionamento illogico perché è mancante ogni prova del comportamento colposo

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è inammissibile.
3.1. Il primo ed il secondo motivo possono essere trattati unitariamente.
Essi sono per un verso articolati a partire da premesse di fatto diverse da quelle
assunte dai giudici di merito e per altro costituiti da rilievi manifestamente
infondati.
Non ricorre alcuna violazione di legge che infici il giudizio di responsabilità,
atteso che questo ha trovato come caposaldo la accertata velocità di marcia
mantenuta dal Mazzini e la sua eccessività rispetto a quella che doveva essere
osservata. Tali dati sono stati tratti: dalle dichiarazioni rese dall’imputato,
peraltro sul punto specificamente argomentate; dai danni rilevati sul veicolo e
dalla gravità delle lesioni procurate alla vittima; dalle concordi conclusioni dei
consulenti tecnici delle parti (convergenti sulla indicazione di una velocità
superiore a quella prescritta). A ciò il ricorrente contrappone rilievi che investono
direttamente la prova, prospettando quindi una ricostruzione alternativa dei fatti,
non consentita in questa sede.
L’utilizzo

che

il

ricorrente

opera

del

concetto

di

prevedibilità

(dell’attraversamento della strada da parte di un pedone) non appare corretto.
Vale rammentare che la costante giurisprudenza di questa Corte insegna che in
caso di omicidio colposo, il conducente del veicolo va esente da responsabilità
per l’investimento di un pedone quando la condotta della vittima configuri, per i
suoi caratteri, una vera e propria causa eccezionale, atipica, non prevista né
prevedibile, da sola sufficiente a produrre l’evento, circostanza questa
configurabile ove il conducente medesimo, per motivi estranei ad ogni suo
obbligo di diligenza, si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di notare il pedone
e di osservarne tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso
ed imprevedibile (Sez. 4, n. 33207 del 02/07/2013 – dep. 31/07/2013,
Corigliano, Rv. 255995).
Nel caso di specie la Corte di Appello ha motivatamente escluso che la
presenza del pedone sulla sede stradale fosse imprevedibile, traendo tale

del Mazzini.

convincimento dalle caratteristiche della stessa ed anche considerando i possibili
effetti sul Genova dello stato di ebbrezza.
Sotto altro profilo la questione non è se a velocità adeguata fosse
prevedibile la presenza del pedone ma se ad una tale velocità il guidatore
avrebbe potuto evitare l’investimento. La Corte di Appello ha affermato, al
riguardo, che viaggiando a 50 km/h il Mazzini avrebbe avuto la possibilità di
arrestare la marcia in uno spazio che, corrispondente a quello illuminato dalle
luci anabbaglianti, gli avrebbe consentito di non impattare il pedone; e che

effetto salvifico. Per contro, viaggiando a velocità superiore, egli non ebbe il
tempo di vedere il pedone nella carreggiata; e ciò anche se il pedone avesse
avuto un comportamento imprudente, in considerazione dell’ampiezza della
carreggiata.
Non risponde quindi al vero che la Corte di Appello non si sia posta il tema
delle possibili condotte tenute dal Genova; ben diversamente, essa ha valutato
persino l’ipotesi di atto suicida, reputandolo privo di concreti ancoraggi ai
materiali di prova acquisiti.
3.2. Manifestamente infondato è anche il terzo motivo. In tema di
bilanciamento di circostanze eterogenee, per il carattere globale del giudizio, il
giudice di merito non è tenuto a specificare le ragioni che hanno indotto a
dichiarare la equivalenza piuttosto che la prevalenza, a meno che non vi sia stata
una specifica richiesta della parte, con indicazione di circostanze di fatto tali da
legittimare la richiesta stessa (Sez. 7, n. 11210 del 20/10/2017 – dep.
13/03/2018, Z, Rv. 272460). Come riportato nella sentenza impugnata, la
richiesta di prevalenza delle attenuanti generiche venne avanzata facendo
riferimento all’incensuratezza del Mazzini, alla pericolosità della condotta della
persona offesa, al comportamento processuale dell’imputato, all’avvenuto
risarcimento dei danni (ma non alla moglie del Genova). La Corte di Appello ha
replicato indicando tali elementi come quelli che giustificavano il rigetto della
richiesta del P.M. di un giudizio di subvalenza delle attenuanti generiche e
rimarcando come non potesse giungersi a ritenerle prevalenti per il rilevante
grado della colpa dell’imputato. Gravità che ha specificamente evidenziato
facendo riferimento tanto all’ipotesi di una velocità di marcia pari a 115 km/h
che a quella di una velocità di 60 km/h.
Come si può osservare si tratta di una motivazione del tutto compiuta, in
alcun modo manifestamente illogica e coordinata in modo non contraddittorio
alle emergenze probatorie.

4

comunque avrebbe avuto la possibilità di fare una sterzata laterale, con eguale

4. Segue alla declaratoria di inammissibilità, a norma dell’art. 616 cod.
proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di duemila euro in favore della cassa delle ammende, non
ravvisandosi assenza di colpa in ordine alla determinazione della causa di
inammissibilità.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2000,00 a favore della cassa delle

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 19/4/2018.
Il Consigliere estensore
Salvatore

vere

Il Presidente

ammende.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA