Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35675 del 17/04/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 35675 Anno 2018
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: BELLINI UGO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CELLINI ANTONIO nato il 16/12/1983 a LATINA

avverso la sentenza del 28/03/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere UGO BELLINI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PAOLA FILIPPI
che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso.
E’ presente l’avvocato CORATELLA CLAUDIO del foro di ROMA in difesa di
CELLINI ANTONIO che si riporta ai motivi del ricorso e ne chiede l’accoglimento.

Data Udienza: 17/04/2018

RITENUTO IN FATTO
1.La Corte di Appello di Roma con la sentenza impugnata confermava in
punto di responsabilità penale la pronuncia del Tribunale di Latina che aveva
riconosciuto, all’esito di giudizio abbreviato, CELLINI Antonio colpevole del
reato ascritto di detenzione di circa 200 grammi di principio attivo di sostanza
stupefacente del tipo cocaina, rinvenuta all’interno di garage che si assumeva
nella disponibilità del prevenuto, unitamente a strumenti per il

rideterminando il trattamento sanzionatorio nella pena di anni sei di
reclusione ed C 18.000 di multa.

2. Il giudice di appello nel riconoscere la fondatezza dell’iter motivazionale
del giudice di primo grado rappresentava come fosse pienamente utilizzabile
la annotazione dei CC di Sonnino del 20.11.2015 trattandosi di atto di
indagine redatto dall’organo di PG che aveva condotto le indagini e che, alla
stregua del materiale acquisito agli atti del processo, risultava adeguatamente
provata la disponibilità da parte del CELLINI del locale garage in cui era stato
rinvenuto lo stupefacente, valorizzando in particolare le dichiarazioni della
persona informata sui fatti VERDONE Antonio e le evidenze del verbale di
arresto e di perquisizione e sequestro e le stesse ammissioni dell’imputato, il
quale aveva riferito di essere stato fermato mentre si trovava sulla rampa del
box, nonché da inferenze logiche relative allo stato in cui veniva trovato il
garage e all’assenza di altri soggetti se non l’imputato che era stato notato
mentre usciva dal suddetto garage per farvi rientro alla vista del veicolo di
ordinanza.
3. La difesa dell’imputato proponeva ricorso per cassazione formulando
quattro motivi di ricorso.
3.1 Con un primo motivo deduce inosservanza di legge in relazione alla
riconosciuta utilizzabilità della annotazione dei Carabinieri di Sonnino in data
20.11.2015 in presenza di carenza di requisiti imprescindibili di cui all’art.357
cod.proc.pen. laddove riportava fatti, non indicati nei verbali di arresto, di
perquisizione e sequestro, del tutto estranei alla persona del verbalizzante e
non corredata dalla documentazione di attività di indagine;
3.2 Con un secondo articolato motivo di ricorso si duole di violazione di
legge anche processuale e di vizio motivazionale in relazione alla valutazione
della prova acquisita agli atti, sia per l’attendibilità riconosciuta alla suddetta
annotazione, sia per la valutazione del patrimonio probatorio e indiziario di
cui agli specifici atti di indagine acquisiti, dai quali non era possibile in alcun
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confezionamento, la pesatura e la preparazione dello stupefacente,

modo ritenere dimostrato che il Cellini vantasse la disponibilità del garage in
cui era stato rinvenuto lo stupefacente, sia in ragione della equivocità delle
dichiarazioni del dichiarante Verdone Antonio, contraddette dalle dichiarazioni
del formale intestatario del locale, Verdone Giovanni nonché dalle successive
dichiarazioni rese in sede di indagine difensive, sia in ragione dell’assoluta
congetturalità del dato relativo al luogo in cui era stata notata la presenza del
Cellini da parte del personale di PG.
3.3 Con un terzo motivo si duole, in presenza di un quadro probatorio

equivoco e incompleto, di una pronuncia di condanna che non superava il
vaglio del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio.
3.4 Con un quarto motivo di ricorso lamentava violazione di legge in
ragione del mancato riconoscimento al Cellini delle circostanze attenuanti
generiche.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 motivi sopra richiamati della difesa del CELLINI sono infondati e vanno
rigettati. Invero la struttura razionale della decisione appare sorretta da
logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi offerti
dal processo, e i motivi di doglianza proposti dal ricorrente, in parte tesi a
sollecitare la rilettura del quadro probatorio alla stregua di una diversa
ricostruzione del fatto, non sono in grado di scalfire l’iter logico giuridico su cui
si fonda la decisione impugnata.

2. In primo luogo va evidenziata la manifesta infondatezza della censura
che attiene alla inutilizzabilità di annotazione di servizio a firma del
responsabile dell’ufficio di polizia giudiziaria che ha proceduto allo svolgimento
delle indagini e agli atti, anche a sorpresa, del procedimento, laddove pur
essendo redatta in forma riepilogativa delle singole fasi della indagine,
nondimeno promana da organo che ha coordinato le indagini, partecipe dei
singoli atti di indagine e, anche per il rilievo fidefacente delle circostanze in
esso rappresentate, non suscettibile di essere considerato affetto da nullità
patologica o essere contrastato dalla mera allegazione di prova contraria,
peraltro affatto presente agli atti del giudizio.
3. Va peraltro rilevato come il giudice di appello abbia utilizzato la suddetta
annotazione soltanto per fornire conforto agli specifici accertamenti di PG
come rappresentati nel verbale di arresto, in quello di perquisizione e delle
dichiarazioni acquisite dal sommario informatore VERDONE Antonio.

2

De

3.1 Invero come correttamente rappresentato dal giudice distrettuale gli
elementi di maggiore pregnanza probatoria risiedono nelle dichiarazioni
provenienti dalla persona che, a prescindere dalla formale intestazione del
locale garage, ha dichiarato di averne avuto il materiale possesso e di averne
concesso l’uso all’odierno imputato, il quale ne manteneva la disponibilità
detenendone le chiavi di accesso, per utilizzarlo come ricovero del motociclo
e di arredi da bar.
3.2 Del tutto logicamente ha argomentato il giudice di appello che siffatte

né da quanto affermato da VERDONE Giovanni, figlio del propalante, il quale
ha riferito di essersi del tutto disinteressato del bene, né da quanto precisato
dallo stesso VERDONE Antonio in sede di indagini difensive.
3.3 Le dichiarazioni del Verdone venivano poi adeguatamente interpretate
dal giudice di appello in combinazione con la circostanza obiettiva,
rappresentata dai investigatori in sede di verbale di arresto, che il CELLINI era
stato sorpreso fuori dal garage sulla rampa di accesso, tentare di sottrarsi alla
vista della PG riguadagnando l’accesso al box. Anche tale elemento di fatto,
valorizzato dal giudice di merito, non risulta essere superato da ulteriore
emergenza istruttoria, stante l’assoluta incongruità delle dichiarazioni rese dal
teste che si trovava a transitare lungo la strada.
4. Nessun ragionevole dubbio pertanto ricorre nella vicenda in questione,
essendo stata riconosciuta la responsabilità del reo sulla base di elementi
oggettivi, assolutamente privi di equivoci e contraddizioni.
5.

Il giudice distrettuale ha inoltre escluso il riconoscimento delle

circostanze attenuanti generiche sulla base di non riferimenti alla gravità dei
fatti e della assenza di ulteriori indici di meritevolezza, con ragionamento
adeguato e privo di salti logici.
6. Il ricorso va pertanto rigettato e il ricorrente deve essere condannato al
pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 17.4.2018.

dichiarazioni, rese nella immediatezza del fatto, non erano state contrastate

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