Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35658 del 12/06/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 35658 Anno 2018
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: DI PAOLA SERGIO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
STATERINI ADDOLORATA nato a NAPOLI il 03/03/1975

avverso l’ordinanza del 19/3/2018 del Tribunale di Napoli
sentita la relazione svolta dal Consigliere Sergio Di Paola;
sentite le conclusioni del Sostituto Procuratore generale Pietro Molino, che ha
concluso chiedendo dichiararsi inammissibile il ricorso;
udito il difensore Avv. Andrea Imperato, anche in sostituzione dell’Avv. Sergio
Cola che ha concluso chiedendo l’annullamento dell’ordinanza impugnata e
l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di Napoli, con ordinanza in data 19/3/2018, rigettava
l’istanza di riesame proposta avverso l’ordinanza del G.i.p. del Tribunale di
Napoli, che aveva applicato la misura cautelare della custodia cautelare in
carcere nei confronti di Addolorata Staterini, indagata per il delitto di cui all’art.
416 bis cod. pen.
2. L’ indagata, coniuge di Vastarella Patrizio, capo e promotore
dell’omonima organizzazione criminale di stampo mafioso operante nel territorio

Data Udienza: 12/06/2018

del quartiere “Sanità” di Napoli, aveva svolto – secondo l’impostazione di
accusa, fondata sui contenuto di intercettazioni ambientali esa. minate e valutate
prima dal provvedimento genetico e, poi, dal Tribunale del riesame – il ruolo di
addetta alla contabilità della cassa comune e di intermediaria tra sodali (e altri
pregiudicati del territorio) ed il coniuge, nella comunicazione di notizie e
decisioni di rilevo nell’interesse del sodalizio.
3. Propone ricorso per cassazione la difesa dell’indagata, deducendo con il
primo motivo di ricorso la violazione di legge, in riferimento agli artt. 416 bis

contraddittorietà della motivazione ai sensi dell’art. 606 lett. e) cod. proc. pen.,
relativamente al riconoscimento della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza
in ordine al contestato delitto di partecipazione all’associazione di stampo
mafioso. Ha osservato la ricorrente che, in ragione della peculiare condizione
soggettiva della Staterini, il giudizio diretto a accertare e verificare la natura e
la portata del contributo che l’indagata avrebbe assicurato al sodalizio doveva
tenere conto del rapporto personale intercorrente tra l’indagata ed il coniuge,
riconosciuto vertice del sodalizio; in particolare, gravava sul Collegio un onere
motivazionale più specifico e rigoroso che fosse in grado di evidenziare, al di là
dell’intuibile propensione del coniuge nell’interessarsi delle vicende che
vedevano coinvolto il marito e nel suggerire e auspicare condotte che lo
ponessero al riparo da pericoli per l’incolumità, quali fossero i tratti delle
condotte desumibili dal contenuto dei dialoghi intercettati in grado di
dimostrare, anche dal punto di vista della finalità dell’ipotizzato contributo,
l’esigenza di una partecipazione consapevole non già e non solo ai destini del
coniuge, ma al contrario dell’intera organizzazione. Riteneva la ricorrente che le
conclusioni raggiunte dal Tribunale, esaminando ciascuna delle intercettazioni
ritenute significative a questo riguardo, fossero illogiche o contraddette dallo
stesso tenore testuale dei dialoghi considerati, poiché da quelle intercettazioni
emergevano atteggiamenti palesemente indicativi di preoccupazioni e timori per
il familiare mentre non si apprezzavano indici sintomatici di una partecipazione
diretta e consapevole, finalizzata a contribuire alle attività del sodalizio.
4. Con il secondo motivo di ricorso, la ricorrente censura la motivazione del
provvedimento impugnato che, a fronte della documentazione prodotta e
offerta, a dimostrazione dell’allontanamento dell’indagata sia dalla casa
familiare, sia dal tessuto dei rapporti con il coniuge e con il figlio (in ragione
della separazione, avviata per l’addebito rivolto alla donna di intrattenere una
relazione extraconiugale), non aveva valutato adeguatamente tali elementi
come indicativi di un distacco dall’ipotizzato contesto associativo, omettendo
così di verificare il ricorrere di condizioni che dovevano condurre a ritenere

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cod. pen., 192 e 273 cod. proc. pen., oltre la manifesta illogicità e

definitivamente venute meno le esigenze cautelari, rispetto al pericolo di
reiterazione di co. ndotte di sostegno ai sodalizio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile, in quanto manifestamente infondato.
2.

In relazione al primo motivo di ricorso, va rilevato che le censure

d’illogicità e contraddittorietà della motivazione nella valutazione del quadro

che non tengono conto del tenore complessivo della motivazione e segnalano
incongruenze che non risultano dal testo della decisione.
2.1. Quanto all’affermazione del ricorrente, secondo il quale le affermazioni
dell’indagata a proposito dell’opposizione al trasferimento sollecitato da alcuni
sodali (che consigliavano al Vastarella di trasferirsi in un altro quartiere di Napoli
per esigenze di maggiore sicurezza) erano da ricollegare alla tutela degli
interessi familiari, non tiene conto e sembra sorvolare sulla motivazione del
provvedimento impugnato; il Tribunale del riesame, infatti, ha posto l’accento
sullo specifico aspetto della convinzione espressa dalla Staterini, con toni decisi e
fermi (“ma qua non state bene con le teste?”), collegata direttamente al ruolo
svolto dal coniuge e alla necessità di segnare verso l’esterno una linea di totale
continuità, dopo il riconquistato predominio del clan Vastarella sul rione “Sanità”
(“ci abbiamo messo venti anni per entrare nella sanità … ha aggiustato questa
situazione e ce ne andiamo?”), indicando quale concreta soluzione alternativa da
praticare quella dell’individuazione di un diverso appartamento nello stesso
quartiere. La determinazione dimostrata, nel prendere posizione su una
questione di assoluto rilievo, non solo e non tanto nell’assetto familiare, ma nella
più generale economia dell’operatività del sodalizio (stabilire dove dovesse
risiedere il riconosciuto vertice del clan), dimostrava in primo luogo che la
Staterini aveva voce in capitolo rispetto a questioni riservate a coloro che
facevano parte del sodalizio; in secondo luogo, attestava l’interesse della donna
ad assicurare le condizioni per la prosecuzione del controllo territoriale da parte
del coniuge, nella veste di capo dell’organizzazione criminale.
2.2. Anche in relazione al profilo dell’affermata disponibilità da parte della
donna a rendersi parte attiva nel ruolo di incaricata per la trasmissione di
messaggi e comunicazioni dirette al coniuge, da parte degli altri sodali (le c.d.
ambasciate), le censure del ricorrente non colgono nel segno. In primo luogo,
non risultano fondate le critiche svolte quando si afferma che quel proposito
della donna non ha trovato riscontro in successivi episodi nel corso dei quali, di
fatto, sia stato verificato il concreto esercizio della funzione di intermediaria nelle

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indiziario si fondano su letture del contenuto dei dialoghi e su valutazioni critiche

comunicazioni; il dato indiziario rilevante è, evidentemente, la dichiarata
disponibilÚ a svolgere una funzione che riveste un interesse rilevante per la vita
e l’operatività dell’associazione, indipendentemente dal riscontro effettivo di
specifici episodi in cui quella disponibilità si sia concretizzata in singoli
accadimenti. Nell’interesse del sodalizio, è rilevante e acquista portata
significativa la manifestata disponibilità a svolgere compiti che rivestono un ruolo
efficiente per gli scopi del sodalizio, e non può certo contestarsi che la garanzia
prestata nell’assicurare le comunicazioni tra il vertice del sodalizio (soggetto a

coloro che devono assumere decisioni organizzative e operative rappresenti un
elemento decisivo per la sopravvivenza dell’associazione (Sez. 6, n. 15664 del
17/03/2015, Forte, Rv. 263080).
Inoltre, il provvedimento impugnato ha sottolineato che quel ruolo non era
necessitato dai soli timori per l’incolumità del coniuge, compromessa per le
frequentazioni dei pregiudicati che intendevano raggiungerlo presso la sua
abitazione. Infatti, la dichiarazione di disponibilità della donna si manifestava in
occasione di una reprimenda dello stesso Patrizio Vastarella, che rimproverava
aspramente un soggetto che lo aveva raggiunto nell’abitazione per conferire con
lui; intervenendo nel dialogo appunto la Staterini (la quale, a fronte
dell’intervento di censura del coniuge, avrebbe potuto arrestarsi ritenendo
sufficiente che il Vastarella avesse dato disposizioni di non frequentare
ulteriormente la sua abitazione), ella dichiarava immediatamente la propria
disponibilità a farsi carico di trasmettere al coniuge le “ambasciate” che gli altri
sodali avessero dovuto far pervenire al capo clan, manifestando così di voler
assicurare un contributo efficace per l’associazione, trattandosi di un compito che
rendeva possibile e assicurava l’operatività del sodalizio. Né risulta corretta
l’osservazione della ricorrente, che censura la motivazione per aver ritenuto che
solo tale condotta, esplicativa del contributo, potesse esser significativa della
prova della partecipazione al sodalizio; la motivazione del provvedimento non si
è limitata a segnalare la manifestata disponibilità quale unico indizio da cui
desumere la prova della condotta di partecipazione, ma lo ha collegato agli altri
elementi evidenziati attraverso la lettura dei più significativi dialoghi intercettati.
2.3. Tra questi merita di essere ricordato quello in occasione del quale la
Staterini interveniva nuovamente mentre a dialogare erano il coniuge e un altro
soggetto, certamente partecipe del sodalizio, in relazione al problema
rappresentato da un soggetto che stava eseguendo attività estorsive nel
quartiere “Sanità” al di fuori del controllo dell’organizzazione; al di là dal
significato intrinseco dell’atteggiamento manifestato costantemente dalla donna,
che senza necessità di autorizzazione del coniuge interveniva ogni qual volta si

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controlli e rischi che impediscono la comunicazione diretta con i propri sodali) e

ponevano problemi operativi per il sodalizio (circostanza interpretata
riduttivamente dalla ricorrente,. come espressiva dei” soli timori per l’incolumità
del coniuge, trattandosi invece di manifestazione che tradisce la riconosciuta
facoltà di prendere parte ad argomenti e discussioni che sono riservati ai
partecipi alle associazioni di stampo mafioso), il provvedimento ha sottolineato
ancora una volta come l’interesse della donna e la motivazione dell’intervento
dovesse essere ricercato nell’irritazione dovuta alla “spendita” del nome della
famiglia in assenza delle necessarie autorizzazioni (“il pescivendolo … giù al

presente al dialogo di attivarsi per acquisire maggiori informazioni e poi
suggerire al coniuge un’iniziativa, volta ad apprendere con esattezza come si
fossero svolti i fatti in modo da contenere queste iniziative non autorizzate;
mentre da nessun elemento si desume che l’intervento fosse determinato dal
timore che il Vastarella potesse esser tratto in arresto per condotte poste in
essere da terzi soggetti (trattandosi, in ogni caso, di una lettura alternativa delle
risultanze delle indagini, logicamente considerate dal provvedimento impugnato,
e che non può essere sollecitata in sede di legittimità).
2.4. Infine, anche i dialoghi concernenti la destinazione e imputazione di
somme di denaro, a favore del coniuge, così come quelli relativi alla distribuzione
di somme a favore di altri sodali, in cui interviene la Staterini quale incaricata
della consegna delle somme, rafforza ulteriormente il quadro indiziario; mentre
la svalutazione che la ricorrente intende operare anche di queste vicende, si
fonda esclusivamente su letture alternative, di singoli episodi analizzati
selettivamente, così privando il complesso degli indizi del valore che il tribunale
ha attribuito in una visione d’insieme, che tiene conto dell’intero panorama degli
elementi a disposizione.
3. Per ciò che attiene il secondo motivo di ricorso, i lamentati vizi
motivazionali non sussistono; il Tribunale ha valutato sia la documentazione
prodotta dalla difesa, sia gli argomenti logici a sostegno della tesi difensiva del
definitivo allontanamento dell’indagata, per effetto dell’intervenuta separazione
dal coniuge Vastarella Patrizio; ha, però, ritenuto, con motivazione priva di vizi
logici, sorretta da argomenti coerenti e desunti alle stesse caratteristiche del
materiale indicato dalla difesa, che lo stato di separazione non sia stato in alcun
modo adeguatamente provato, per l’assenza di qualsiasi documento che attesti
tale condizione (avendo la difesa prodotto una bozza di un ricorso per
separazione consensuale privo di data, non depositato né notificato); ciò, a
fronte di una contestazione con condotta perdurante (ciò che priva di rilhvo
l’assunto secondo il quale vi sarebbe un rilevante arco di tempo tra l’epoca di
commissione del delitto e il momento della valutazione delle esigenze) e di

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vicolo … a nome nostro”), tanto da richiedere immediatamente al soggetto

attestazioni anagrafiche che non indicano alcuna variazione del luogo ove la
Staterini• fissato il domicilio – familiare (sicché, gli ‘episodi che attesterebbero il
trasferimento del domicilio per insorti contrasti con il coniuge, come emerso da
alcuni dialoghi intercettati, così come dal riscontro dell’esecuzione della misura
cautelare nei confronti dell’indagata, rintracciata presso l’abitazione materna,
hanno indotto il Tribunale a ritenere in modo logico che si possa trattare di un
allontanamento temporaneo), è stata esclusa in modo corretto l’esistenza di
elementi da cui desumere la totale assenza di esigenze cautelari.

pagamento delle spese processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati
i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal
ricorso (Corte cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento della somma, che si
ritiene equa, di euro duemila ciascuna a favore della cassa delle ammende.
Copia del presente provvedimento deve essere trasmesso al direttore
dell’istituto penitenziario, affinché provveda a quanto previsto dall’art. 94,
comma 1 ter, disp. att. c.p.p.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma 1
disp. att. c.p.p.
Così deciso il 12/6/2018.

Il Consigli
Seri

estensore
i Paola

ter,

4. All’inammissibilità del ricorso, consegue la condanna della ricorrente al

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