Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35634 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35634 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: CAIRO ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BONGIORNO CARMINE nato il 09/11/1964 a ROMA

avverso l’ordinanza del 09/06/2017 del TRIBUNALE di ROMA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO CAIRO;

Data Udienza: 22/03/2018

le attività illecite tra le quali si assumeva la continuazione non risultavano tra loro omogenee
sul piano esecutivo e non fossero riconducibili, neppure astrattamente, a una preordinazione
criminosa unitaria, tenuto conto dell’arco temporale oggetto di valutazione (dipanatosi in un
periodo di circa tre anni) e dell’eterogeneità esecutiva, secondo la motivazione correttamente
esplicitata nel provvedimento impugnato. D’altro canto il provvedimento impugnato affronta
anche il problema della tossicodipendenza dell’istante e annota come sia piuttosto evidente,
non figurando in alcuna delle sentenze indicate, che la spinta a delinquere che ha
caratterizzato la storia del Bongiorno sia stata sorretta dalla necessità di procurarsi la sostanza
stupefacente. Contrariamente, si evince la volontà di agevolarsi nella commissione di gravi fatti
delittuosi, proprio attraverso l’impiego della droga, come accaduto in occasione del rapimento
di un minore per chiedere 5 miliardi di vecchie lire ai genitori, a titolo di riscatto.
Per queste ragioni il ricorso proposto deve essere dichiarato inammissibile, con la
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo
ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in
2.000,00 euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 2.000,00 euro alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 22 marzo 2018.

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Roma, quale giudice dell’esecuzione, rigettava
la richiesta avanzata nell’interesse di Bongiorno Carmine, finalizzata a ottenere l’applicazione
della disciplina della continuazione, ai sensi dell’art. 671 cod. proc. pen., in relazione ai fatti
giudicati con le sentenze presupposte, ritenendo che si trattasse di reati commessi a distanza
temporale non indifferente e per i quali constassero più elementi ostativi all’applicazione
dell’invocato regime di favore.
2. Avverso questa ordinanza Bongiorno Carmine ricorreva per cassazione, deducendo
violazione di legge e vizio di motivazione, in relazione all’omesso riconoscimento della
continuazione in sede esecutiva, che si imponeva tenuto conto della correlazione dei fatti di
reato giudicati dalle sentenze presupposte. Tale correlazione, secondo il ricorrente, era stata
svalutata dal giudice dell’esecuzione, con un percorso argomentativo incongruo, che
disattendeva l’incontrovertibile collegamento temporale e materiale esistente tra i reati
presupposti.
3. Il ricorso è inammissibile, risultando affidato a motivi manifestamente infondati.
Deve, in proposito, evidenziarsi che il ricorso proposto, più che individuare singoli aspetti
del provvedimento impugnato da sottoporre a censura giurisdizionale, tende a provocare una
nuova, non consentita, valutazione di merito delle circostanze di fatto già correttamente
vagliate dal Tribunale di Roma. In particolare si è rilevato che le fattispecie erano frutto di
impulsi e determinazioni al delitto estemporanee e che non vi fossero le condizioni per ritenere
che i fatti si potessero stimare programmati unitariamente ab origine. Da ciò si è dedotto che

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