Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35630 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35630 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: DI GIURO GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DI IORIO NICANDRO nato il 01/11/1965 a VENAFRO

avverso la sentenza del 01/06/2017 della CORTE APPELLO di CAMPOBASSO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO

Con la sentenza di cui in epigrafe la Corte di appello di Campobasso
confermava la sentenza del Tribunale di Isernia in composizione monocratica,
con cui Di brio Nicandro era dichiarato responsabile del reato di cui agli artt. 2 e
7 I. n. 895 del 1967 ed era condannato alla pena di mesi sei di reclusione ed
euro 1000,00 di multa.
Avverso tale sentenza Nicandro Di brio ha proposto ricorso per cassazione,

relazione alla errata qualificazione giuridica del fatto-reato oggetto di
imputazione e in relazione all’errata interpretazione del disposto di cui agli artt. 2
e 7 I. n. 895 del 1967. Si duole il difensore che nel caso di specie, pur non
essendo accertato un rapporto di disponibilità del fucile, da parte dell’imputato,
connotato da una certa stabilità, essendo stata l’arma regolarmente denunciata
da Bianchi Nicandro ed avendo avuto Di Iorio solo un rapporto precario col bene,
la Corte territoriale abbia condannato quest’ultimo per detenzione abusiva
dell’arma, senza escutere il legittimo possessore dell’arma (Bianchi). Escussione
testimoniale che, costituendo prova decisiva, seconda la difesa, avrebbe potuto
esser disposta d’ufficio. Con il secondo motivo di ricorso il difensore denuncia
vizio di motivazione in ordine alla mancata assunzione della testimonianza di
Nicandro Bianchi, richiesta ex art. 507 cod. proc. pen.. La difesa rileva che la
Corte di appello si è limitata ad affermare che la richiesta ai sensi dell’articolo
appena menzionato “non si appalesa adeguatamente circostanziata”, senza
adeguatamente motivare sulle ragioni ostative all’ assunzione di una
testimonianza che avrebbe chiarito il rapporto del Di brio con l’arma (il Bianchi
avrebbe potuto, ad esempio, affermare di avere lasciato l’arma in oggetto nella
disponibilità materiale dell’imputato pochi minuti prima dell’arrivo dei
carabinieri). La difesa chiede, pertanto, l’annullamento della sentenza
impugnata, in via subordinata con rinvio per l’assunzione della suddetta
testimonianza.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile.
Invero, dettagliata è la motivazione della sentenza impugnata, in fatto e in
diritto, sia sotto il profilo dell’ elemento oggettivo che dell’elemento soggettivo
del reato contestato, previa ampia e attenta valutazione degli elementi di prova
a fronte dei rilievi difensivi sulla loro insufficienza. In essa, in modo non
manifestamente illogico, si rileva che la disponibilità dell’ arma da parte
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tramite il proprio difensore. Col primo motivo deduce violazione di legge in

dell’imputato, accertata dalle forze dell’ordine, non era recentissima, essendosi il
Bianchi, legittimo iniziale detentore dell’arma, trasferito in altro comune e
dovendosi ritenere avvenuto da tempo il trasferimento materiale dell’arma dal
suddetto al prevenuto. Si sottolinea, poi, come non sia stata circostanziata
adeguatamente sul punto la richiesta ex art. 507 cod. proc. pen.. E come sia del
tutto infondata la prospettazione difensiva sull’inefficienza del fucile, non
emergendo un benché minimo elemento fattuale oggettivo in tal senso dalla
deposizione del teste appartenente ai CC operanti e dal verbale di sequestro

ossidazione delle stesse).
Il ricorso proposto nell’interesse di Di Iorio, che confuta dette
argomentazioni ripercorrendo, con doglianze meramente fattuali quanto dedotto
in appello, peccando di aspecificità oltre che invitando ad una non consentita
rivalutazione di dette argomentazioni, deve essere, pertanto, dichiarato
inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una
somma alla Cassa delle ammende, determinabile in duemila euro, ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma , il 22 marzo 2018.

(mancanza di plurime parti essenziali del fucile oppure grave ed irreversibile

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