Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35628 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35628 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: DI GIURO GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
RAO GIOVANNI nato il 20/04/1961 a CASTROREALE

avverso l’ordinanza del 11/07/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di L’AQUILA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO

Con l’ ordinanza in epigrafe indicata il Tribunale di sorveglianza dell’ Aquila
rigettava il reclamo proposto da Rao Giovanni ai sensi dell’art. 18 ter ord. pen.
avverso il decreto emesso in data 23/03/2017 dal Magistrato di sorveglianza dell’
Aquila, con cui era stato disposto il trattenimento nei suoi confronti di copia di
alcune pagine del giornale “Il Centro”, contenenti notizie su associazioni di tipo
mafioso, i cui esponenti erano detenuti presso la Casa circondariale dell’Aquila e

Avverso tale ordinanza Rao, tramite il proprio difensore, ricorreva per
cassazione, deducendo violazione di legge in relazione agli artt. 18 ter ord. pen.,
21 Cost. e 10 Cedu e vizio e/o assenza di motivazione e, in particolare, rilevando
che la drastica misura adottata, consistente nella limitazione della libertà di
informazione del ricorrente e quindi di una libertà tutelata dalle norme di diritto
nazionale e sovranazionale, avrebbe potuto essere sostituita dall’ assegnazione
dei detenuti menzionati dal provvedimento a differenti gruppi di socialità.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile.
Deve, in proposito, rilevarsi che il controllo affidato al giudice di legittimità,
nei casi come quello di specie, è esteso, oltre che all’inosservanza di disposizioni
di legge sostanziale e processuale, alla mancanza di motivazione, dovendo in
tale vizio essere ricondotti tutti i casi nei quali la motivazione stessa risulti del
tutto priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e di logicità, al punto da
risultare meramente apparente o assolutamente inidonea a rendere
comprensibile il filo logico seguito dal giudice di merito ovvero quando le linee
argomentative del provvedimento siano talmente scoordinate e carenti dei
necessari passaggi logici da fare rimanere oscure le ragioni che hanno
giustificato la decisione (Sez. U, 28/05/2003, Pellegrino, Rv. 224611).
Alla luce di questi parametri ermeneutici, va osservato che il ricorso
proposto da Rao non individua aspetti del provvedimento impugnato da
sottoporre a censura giurisdizionale in quanto lesivi del diritto soggettivo
all’informazione, ma tende in realtà a provocare una nuova e non consentita
valutazione di merito, prospettando una soluzione alternativa ai limiti imposti a
detto diritto. A fronte di argomentazioni che giustificano, in modo non
manifestamente illogico e conforme alle disposizioni normative di riferimento che
si assumono violate, detti limiti con l’esigenza di evitare che attraverso le letture
del Rao altro detenuto del medesimo gruppo di socialità possa venire a
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facevano parte dello stesso gruppo di socialità del reclamante.

conoscenza delle dinamiche criminali del suo gruppo di appartenenza e, quindi,
con un’esigenza riconducibile alla previsione dell’art. 18 ter ord. pen..
Per queste ragioni il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e,
non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle
ammende, determinabile in duemila euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma , il 22 marzo 2018.

P.Q.M.

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