Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35626 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35626 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: DI GIURO GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
LAI TITO GIOVANNI nato il 06/02/1959 a DESULO

avverso la sentenza del 21/12/2016 del TRIBUNALE di ORISTANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO

Con la sentenza di cui in epigrafe il Tribunale di Oristano in composizione
monocratica aveva dichiarato Lai Tito Giovanni colpevole del reato di cui all’art. 4
I. n. 110 del 1975 e, ritenuta la circostanza attenuante del fatto di lieve entità, lo
aveva condannato alla pena di euro 1.200,00 di ammenda.
Avverso tale sentenza Lai proponeva, personalmente, ricorso per
cassazione. Con l’impugnazione si doleva innanzitutto dell’errore materiale

dovuto ad uno sdoppiamento di iscrizioni della Procura e ad una successiva
riunione dei procedimenti penali incardinatisi. Inoltre, il ricorrente lamentava che
non si fosse tenuto conto che lo stesso avesse portato fuori della proprict,cella il
coltello unicamente per affettare i generi alimentari, avendo difficoltà a
masticare per un “erpes zoster”. E che al più nel caso in esame si potesse
contestare un illecito disciplinare. Si doleva, quindi, che la condanna fosse basata
su un travisamento del fatto.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, essendo fondato su motivi che invitano ad una
rivalutazione di elementi fattuali, preclusa in questa sede, oltre che
manifestamente infondati.
Invero, a fronte di una motivazione della sentenza impugnata, in fatto e in
diritto, sia sotto il profilo dell’ elemento oggettivo che sotto quello dell’elemento
soggettivo del reato contestato, nella quale si evidenzia come l’imputato sia
stato sorpreso nel possesso di un’ arma rudimentale che nell’immediatezza del
sequestro riferiva essere stata da lui costruita artigianalmente, e non abbia
saputo fornire idonea giustificazione di detto possesso, il ricorrente si limita a
confutare, nei termini sopra riportati, dette argomentazioni e ad insistere sulla
riconsiderazione degli elementi fattuali già sviscerati. Lamentando un errore
materiale inesistente, considerato che il fatto riportato nei due capi di
imputazione era trattato come unico episodio contravvenzionale.
Il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, con conseguente
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo
ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende,
determinabile in duemila euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

2

rappresentato dal doppio capo di imputazione (a e b) relativo al medesimo fatto,

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma , il 22 marzo 2018.

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