Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35625 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35625 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: DI GIURO GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CATALDO CARMELO nato il 05/05/1947 a SIDERNO

avverso il decreto del 17/05/2017 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO

La Corte di appello di Torino, col decreto in epigrafe indicato, per quanto in
questa sede di interesse, confermava il decreto del Tribunale di Torino in data
23/11/2016-21/02/2017, che aveva applicato a Cataldo Carmelo la misura di
prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di due
anni, quale persona socialmente pericolosa ai sensi dell’ art. 4, lett. a) d. Igs.
159/2011.

violazione di legge con riferimento agli artt. 4, lett. a) e 6 d. Igs. n. 159 del 2011
in relazione alla valutazione della pericolosità sociale attuale, nonché con
riferimento all’art. 10 d. Igs. n. 159 del 2011 per mancanza di motivazione. Il
difensore si doleva che, nonostante le premesse del decreto impugnato sui
recenti arresti della giurisprudenza di legittimità circa la necessità di una
pericolosità sociale attuale ai fini dell’applicazione della misura di prevenzione
personale, Cataldo fosse destinatario di misura di prevenzione personale sulla
sola base della sua passata partecipazione ad associazione di stampo mafioso.
Evidenziava come dall’ordinanza applicativa della misura cautelare in ordine a
detto reato fossero passati sette anni, nel corso dei quali Cataldo non solo era
stato a lungo detenuto (due anni in custodia in carcere e due anni agli arresti
domiciliari), ma gli erano state altresì revocate la misura di sicurezza della libertà
vigilata, dalla Corte di appello di Torino con pronuncia divenuta sul punto
definitiva, e dalla stessa Corte la misura cautelare in quanto cessato il rischio di
reiterazione del reato di cui all’art. 416 bis cod. pen., a riprova della non attualità
della pericolosità sociale del suddetto. Sottolineava, sempre la difesa, come
nonostante la “dote” attribuita a Cataldo e la sussistenza di contatti telefonici del
medesimo con soggetti ritenuti di spicco nell’associazione, sia il Giudice di primo
grado che il Giudice di appello avessero ritenuto il contributo concretamente
offerto da Cataldo Carmelo all’associazione marginale, tanto da comminargli una
pena contenuta, anche considerato che il suo sodalizio di riferimento, il locale di
Siderno, non era tra i più violenti ed oppressivi tra quelli operanti in Piemonte. Ci
si doleva che detto giudizio si fondasse su fatti remoti, come le dichiarazioni rese
dall’imputato nel 2010, nell’immediatezza del suo arresto, e non fosse rapportato
all’attualità e ai comportamenti nelle more intervenuti.
Con successiva memoria la difesa insisteva sulla ammissibilità del ricorso e
sull’assenza di una “valutazione attualizzata della pericolosità sociale del
proposto” come richiesto dalla recente sentenza delle Sezioni Unite di questa
Corte n. 111 del 30/11/2017 e dalla recente novella in tema di prevenzione di
cui alla I. n. 161 del 2017 (avendo inserito quest’ultima un comma 2 ter all’art.
2

Cataldo proponeva, tramite difensore, ricorso per cassazione, lamentando

14 d. Igs. n. 159 del 2011, relativo all’obbligo del Tribunale di verificare anche
d’ufficio la pericolosità sociale dell’interessato, se detenuto almeno da due anni).
Si riportava, quindi, ai motivi del ricorso e ne chiedeva l’accoglimento.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile.
Va, invero, premesso che l’assetto normativo in tema di sindacabilità della

personali e patrimoniali – è rimasto ancorato al profilo della «assenza» di
motivazione, posto che il Giudice delle leggi ha di recente dichiarato la
infondatezza (sentenza numero 106 del 15 aprile 2015) della questione di
legittimità costituzionale che era stata sollevata – sul tema – dalla V Sezione
Penale di questa Corte di legittimità in data 22 luglio 2014).
Resta fermo, pertanto, il criterio regolatore secondo cui il ricorso per
cassazione in tema di decisioni emesse in sede di prevenzione non riconnprende in modo specifico – il vizio di motivazione (nel senso della illogicità manifesta e
della contraddittorietà), ma la sola violazione di legge (art. 4 comma 11 legge n.
1423 del 1956/ art. 10 comma 3 d.Lgs. n. 159 del 2011).
Da ciò, per costante orientamento di questa Corte, deriva che è sindacabile
la sola «mancanza» del percorso giustificativo della decisione, nel senso di
redazione di un testo del tutto privo dei requisiti minimi di coerenza,
completezza e logicità (motivazione apparente) o di un testo del tutto inidoneo a
far comprendere l’itinerario logico seguito dal giudice (tra le altre, Sez. I
26.2.2009, rv 242887).
Nel caso in esame le doglianze esposte dal ricorrente e – ancor prima,
l’esame del provvedimento impugnato – non evidenziano profili di vera e propria
«apparenza» motivazionale, anzi il contesto espressivo rappresenta con
sufficiente chiarezza i necessari passaggi logici dell’iter dimostrativo dell’attuale
pericolosità sociale del Cataldo. Rilevandosi (nelle motivazioni dei decreti di
primo e secondo grado, tali da costituire un

unicum motivazionale) : – che il

proposto aveva nell’ambito associativo “la dote elevata di quartino”, come dallo
stesso ammesso nell’interrogatorio del 2010, a riprova dello stretto rapporto di
fiducia da parte dei capi e degli altri sodali, che gli aveva consentito
l’avanzamento in carriera; – che il ruolo rivestito nel suddetto contesto, come
evidenziato dai giudici del merito, gli aveva consentito di interloquire anche con
esponenti apicali della casa madre calabrese, come da conversazioni intercettate
nel 2009; – che, quindi, il suo legame con la ‘ndrangheta era “stretto, solido e
risalente nel tempo”; – che i precedenti penali a carico del suddetto ulteriori

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motivazione dei provvedimenti emessi in materia di misure di prevenzione –

rispetto alla condanna per associazione mafiosa, per più fatti di usura, per
estorsione, per violazione delle leggi in materia bancaria e creditizia, consentono
di delinearne la personalità negativa anche con riguardo all’attività
imprenditoriale a lui facente capo; – che lo stesso né durante né dopo la
detenzione ha mai manifestato la volontà di rescindere il suo legame associativo
ovvero di abbandonare le logiche criminali caratteristiche di tale legame, non
prendendo le distanze dal sodalizio di riferimento, definito come “associazione di
amici che si rispettano tra di loro”; – che il tipo di associazione mafiosa di cui è

pervasività, ramificata territorialmente ma con stabili legami con i centri
decisionali e di controllo, dovendosi avere riguardo nel giudizio di pericolosità
sociale non solo alla ramificazione territoriale, ma alla ‘ndrangheta operante a
livello nazionale ; – che, pertanto, deve “ritenersi tuttora sussistente l’elevata
capacità sociale in capo a Cataldo Carmelo, la cui attività imprenditoriale, lungi
dall’essere completamente avulsa dalla partecipazione alla ‘ndrangheta, con essa
si compenetra”.
Tanto detto, è evidente che le doglianze del ricorso, che già in parte
attengono alla mera sufficienza motivazionale laddove si limitano a contestare la
congruità della motivazione, e quindi per tale motivo non potrebbero essere in
questa sede – in cui ciò che rileva è l’assenza motivazionale – considerate, sono
anche aspecifiche, non confrontandosi con l’ iter motivazionale dell’ordinanza
impugnata se non per contestarlo nei termini sopra riportati, ripercorrendo le
doglianze già affrontate dalla Corte territoriale.
Il ricorso proposto nell’interesse di Cataldo Carmelo deve essere, pertanto,
dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di
una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in 2.000,00 euro, ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 22 marzo 2018.

partecipe Cataldo è dotata della massima stabilità criminale, di potenza e

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